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Fabio Musso alla Veloce: far crescere uomini prima che calciatori

prima il dato umano, poi quello sportivo: l'attenzione educativa di un mister che aiuta i ragazzi per lavoro e allena con la stessa passione

Savona. Da Valleggia a Savona, dal Valleggia alla Veloce, dalla prima squadra alle giovanili: ecco il cammino di Fabio Musso, che cambia la sua casacca ma mantiene intatta la passione per il calcio. Ivg.it lo ha intervistato per raccontare progetti e prospettive, con un’attenzione allo sforzso educativo e formativo verso le nuove generazioni.

Nuove sfide, società nuova per Fabio Musso: ci spiega perché ha accettato questa nuova sfida?
Dopo l’intensa e lunga avventura con il Valleggia, basata soprattutto sui rapporti umani con il gruppo dei ragazzi, ero giunto alla conclusione di dover concludere un ciclo, anche a fronte delle nuove scelte della dirigenza viola. Non riuscivo però a vedermi sulla panchina di una prima squadra, il rischio di fare continuamente il confronto con l’esperienza precedente sarebbe stato troppo alto e ingiusto. Ho deciso quindi di valutare una possibile strada nel settore giovanile, avendo la possibilità di scegliere tra alcune proposte. Quella della Veloce mi ha convinto e aspetto di partire con entusiasmo.

Riparte dalle categorie giovanili: cosa cambia puntando decisamente sui giovani?
Ho chiesto di occuparmi della categoria allievi e la società mi ha accontentato. La considero la categoria spartiacque, quella dove i ragazzi possono capire e dimostrare se il calcio sarà e potrà essere la passione giocata in maniera agonistica per i 20 anni successivi. Chi esce dagli allievi formato in un certo modo ha più facilità a non disperdersi: non è questione di tecnica o di bravura, almeno non solo, ma questione di testa, di volontà di sacrificarsi, di atteggiamento e di attitudine, di sentirsi appagato nell’affrontare le cose in un gruppo e non da solo. Nella mia esperienza in prima squadra ho visto tanti ragazzi che con queste doti hanno sopperito alle loro deficienze tecniche ritagliandosi un posto da protagonisti. Ho nelle stesso tempo perso di vista molti ragazzi che strabiliavano nelle giovanili e che non sono arrivati alla prima squadra. 

Com’è costruire il futuro della società, mister Musso?
Quando ho incontrato i ragazzi per presentarmi al gruppo ho detto che se devo scegliere tra vincere un campionato allievi o far esordire, magari in pianta stabile, in prima squadra della Veloce alcuni di loro, scelgo la seconda. Perchè questo è l’obiettivo per una società che guarda al futuro. Ovviamente si portano ragazzi in prima squadra solo se si sta facendo molto bene in campionato, rendendo la prima opzione la normale conseguenza della seconda. Questo è il contributo che attraverso il mio lavoro sul campo voglio dare alla società per costruire il futuro, cosa che stanno facendo egregiamente il Presidente e i dirigenti del settore giovanile della Veloce

Da Valleggia a Savona è un passaggio anche di orizzonte: come sarà allenare in una società di storia e importanza?
Non si può certo considerare il Valleggia una società secondaria. Lì, grazie al presidente Landucci ho avuto la possibilità di costruirmi come allenatore, lì ho vinto un campionato e sfiorati altri due, lì attraverso un gruppo di calciatori che ho preso pressochè ragazzini e lascio uomini ho vissuto una delle più grandi esperienze umane della mia vita. Lascio in viola un pezzo di cuore. Questo però non cancella il sapere bene cosa significa per la storia del calcio savonese la Veloce, mi ci avvicino con il rispetto dovuto che sarà tramutato in impegno e ferrea volontà di dare il meglio.

Il calcio e il calcio giovanile: cosa serve al calcio per rilanciarsi, soprattutto a partire dai settori giovanili?
Non ho l’esperienza e la statura per dare ricette al mondo del calcio, molto del mio pensiero l’ho espresso prima. Io lavoro da più di vent’anni come educatore e mi sono occupato spesso di adolescenti. Sono fermamente convinto che aiutarli a crescere come uomini li renderà migliori come giocatori. Per fare questo bisogna darsi delle priorità: il risultato sportivo può e deve diventare la conseguenza diretta del risultato umano. Invertire le priorità si rischia di perseguire solo l’ambizione personale, ma ritrovarsi a fine anno senza nulla in mano.

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