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Arriva il pesto con la canapa. E ha un sapore “stupefacente”

Un convegno sull'uso a 360 gradi della canapa che da gennaio, per legge, può essere utilizzata in molte preparazioni alimentari

Alassio. Chi l’ha assaggiato dice, scherzando, che ha un gusto “stupefacente”. Scherzi a parte sono i semi di canapa che danno proprio quel senso di amarognolo. A spiegare il “canapesto” è Aldo De Michelis, un giovane produttore di Alassio che, grazie alle ultime novità legislative in materia, ha iniziato a sperimentare la canapa per produrre il pesto alla canapa, i baci e anche l’ormai famoso gelato.

canapesto

“Il pesto si può fare con tante cose – spiega – insieme alla Bottega del Pesto abbiamo deciso di provare ad ottenerlo con i semi di canapa che vanno dunque a integrare il pinolo. Non cambia il sapore ma dà una nota leggermente più amara”. La canapa, sia i semi sia fiori e foglie, da gennaio per legge può essere utilizzata in molte preparazioni alimentari, come raccontato nel corso del convegno promosso da Legacoop Liguria, in collaborazione con Canapa Ligure e la Comunità di San Benedetto al Porto oggi a Palazzo Ducale a Genova. Ecco quindi i Canabaci (i baci di Alassio con i semi di canapa), il gelato (con i fiori) e anche il canapesto.

Una giornata per parlare di canapa e dei suoi usi a 360 gradi. “Sia dal punto di vista industriale, con le possibili applicazioni della materia prima, sia dal punto di vista culturale sociale. E’ importante discutere di canapa e di legalizzazione, con l’autoproduzione”, spiega uno degli organizzatori del convegno.

L’Italia, del resto, fino ai primi del Novecento, era un grande produttore di canapa, e i genovesi lo utilizzavano molto, in primis per le vele delle navi. Il territorio ligure, un tempo votato a questa particolare coltura, potrebbe oggi trovare nuove possibilità occupazionali. E al Ducale gli esperti a convegno spiegano infatti le diverse opportunità legate alla canapa, in primis per il mondo della cooperazione: una nuova filiera, occupazione per le giovani generazioni, sviluppo sostenibile in aree rurali, diversificazione delle culture agricole, considerando sia l’ipotesi di un approccio separatista, che distingua la produzione di canapa industriale dalla cannabis ad uso medico e/o ricreativo, oppure la visione che, invece, unifichi, considerando la pianta come una sola. “E’ una cultura che va riscoperta, dobbiamo svoltare dai pregiudizi degli ultimi anni e superarli“, concludono gli organizzatori.

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