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Accusato di aver attestato false generalità: condannato il notaio Manuti

L'avvocato Aglietto annuncia il ricorso in appello: "Non era a conoscenza della sostituzione di persona"

Savona. Due anni e mezzo di reclusione, di cui 24 mesi indultati, per il reato di “Falsità materiale e ideologia commessa da pubblico ufficiale”. E’ la condanna inflitta questa mattina al notaio varazzino Domenico Manuti.

La vicenda nella quale il professionista era rimasto coinvolto è quella relativa all’inchiesta Finpor che, nel luglio del 2012, aveva portato in manette il commercialista Alessandro Porro. Secondo il pm Giovanni Battista Ferro che ha coordinato l’indagine, Manuti, in occasione della stipula di due atti, avrebbe attestato falsamente la presenza e l’identità del legale rappresentante di una società, la Settima 80, di Maria Grazia Piolatto.

In particolare, nelle due occasioni finite nel mirino della Procura (le trattivi di acquisto e cessione dell’hotel Marina di Celle Ligure e del condominio Rio Basco Beccalla di Stella San Giovanni, avvenute rispettivamente a marzo e giugno 2006), al posto del vero legale rappresentante della società sarebbe stata presente un’altra persona, Giovanna Zuffinetti, a sua volta indagata per concorso in falso.

Di qui l’accusa per il professionista varazzino che, secondo la tesi del pm (che oggi aveva chiesto una condanna a tre anni con la concessione della attenuanti generiche), non poteva non essersi reso conto della sostituzione di persona in occasione della stipula dei due atti.

Da parte sua il notaio Manuti, che per questa vicenda nel 2012 era anche stato sospeso per due mesi dall’attività, ha sempre respinto con decisione ogni accusa e infatti non aveva scelto la via del patteggiamento o dell’abbreviato come spiega il suo legale Franco Aglietto: “Abbiamo perso una battaglia, ma non la guerra. Sicuramente impugneremo la sentenza in appello perché siamo convinti di poter dimostrare la correttezza dell’operato del mio assistito”.

“Credo sia stata una decisione difficile anche per il giudice perché quella di oggi è stata una discussione di alto livello, che è entrata molto in chiave di diritto. Affrontavamo un reato complesso, ma secondo noi è pacifico che il mio assistito non fosse a conoscenza della sostituzione di persona e, di conseguenza, non c’è un dolo diretto nel falso. La discussione si è concentrata sui passaggi compiuti dal notaio per acquisire un grado di certezza tale da poter accertare l’identità personale del legale rappresentante della società e, a nostro avviso, è stato fatto in modo corretto. Anche il fatto che il pm abbia chiesto e il giudice concesso le attenuanti generiche credo che sia significativo” conclude l’avvocato Aglietto.

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