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Lutto a Borghetto, se ne va a 95 anni la partigiana “Vittoria” Adriana Colla foto

Il ricordo dell'Anpi e di Rifondazione: "Un'esistenza dedicata alla libertà e alla giustizia. Dobbiamo molto alle sue scelte, alla sua coerenza e alla sua tenacia"

Borghetto Santo Spirito. Si è spenta a 95 anni Adriana Colla, nota come la partigiana “Vittoria” e presidente onoraria di Anpi. Nata a Susa nel 1922, aveva partecipato alla Resistenza come combattente in una brigata garibaldina. Lo scorso 6 dicembre era stata insignita della Medaglia della Liberazione.

“Lei è stata fino all’ultimo la colonna della nostra sezione – ricordano dall’Anpi ‘Sandro Pertini’ di Borghetto Santo Spirito – Con i cuori pieni di dolore, la salutiamo per l’ultima volta. La terra ti sia lieve, noi non ti dimenticheremo”.

“Aveva partecipato ad azioni importanti e pericolose – ricorda Samuele Rago dell’Anpi provinciale di Savona – per raccogliere informazioni sulla dislocazione dell’artiglieria tedesca, da comunicare agli alleati; si era introdotta nella Fortezza di Moncenisio, sfruttando l’amicizia della figlia del Podestà, e oltre alle notizie aveva trovato anche munizioni, che erano importanti come l’aria per i suoi compagni di lotta, riempendo lo zaino e tornando alla brigata. Quell’azione l’aveva esposta: era stata arrestata e condannata alla fucilazione, ma poco prima dell’esecuzione avvenne uno scambio di prigionieri che la salvò”.

Borghetto, inaugurato il monumento alla Resistenza

La donna a quel punto, nonostante il rischio corso, non si era fermata ed era ritornata alla formazione partigiana, offrendosi volontaria per un’altra azione: “Si trattava di andare a Torino per capire qual era la situazione di un loro compagno partigiano che, ferito e arrestato dalle Brigate Nere, era ricoverato alle Molinette – ricorda l’Anpi – Della missione faceva parte il Cappellano della Brigata partigiana che era in contatto con una suora, infermiera nell’ospedale torinese. Durante il percorso incontrarono alcuni partigiani di un’altra Brigata che si aggregarono al gruppo. Giunti a Torino vennero a sapere dalla suora che i partigiani ricoverati erano tre e tre i militi di guardia e, nonostante gli ordini fossero di compiere solo un sopralluogo, decisero al momento di compiere subito l’azione – riuscita – di liberazione dei tre partigiani”.

“Questi racconti li abbiamo sentiti più volte da lei – ricorda Rago – che era giustamente orgogliosa delle sue scelte, e recentemente sono stati registrati in video e fanno parte di un film/documentario che ha vinto il ‘premio del pubblico’ al Film Festival di Genova del 2016”. L’intervista completa di Adriana Colla si trova sul canale YouTube del Laboratorio Audiovisivi Buster Keaton del Campus universitario di Savona. “Adriana non nasconde di aver fatto parte delle Giovani Fasciste con entusiasmo – rivela Rago – nata l’anno in cui si afferma il fascismo non ebbe altra educazione fino ai 21 anni. E’ la storia di tanti giovani che nel settembre del 1943 dovettero scegliere da che parte stare. L’aiutarono a capire l’inganno del fascismo ed a riscattarsi dalla menzogna quegli antifascisti che solo il 25 luglio poterono uscire nelle piazze e raccontare quello che fino ad allora era stato nascosto. L’adesione alla Resistenza ed alla guerra partigiana, il mettere continuamente in gioco la vita veniva dall’aver compreso che solo così si poteva cancellare la barbarie delle guerre di aggressione, delle leggi razziali, della complicità con il nazismo”.

Liberazione Partigiani Torino Adriana Colla

“Adriana, che in un filmato dell’epoca, la vediamo sfilare il 1° maggio del 1945, insieme a tutti i partigiani che parteciparono alla liberazione di Torino, non ha mai smesso di lottare e il suo impegno politico e sociale è continuato fino ai giorni nostri – conclude Rago – Alle sue scelte di allora, alla sua coerenza, alla sua intelligenza, alla sua tenacia di sempre dobbiamo molta della autorevolezza e dell’ascolto che l’ANPI ha nel Paese. Alla famiglia le condoglianze dell’ANPI provinciale di Savona”.

“La sua – ricorda invece la segreteria provinciale di Rifondazione Comunista – è stata un’esistenza dedicata alla giustizia sociale, alla libertà in tutte le sue più particolari espressioni e, per questo, tutte preziose. Con suo marito, il professor Carlo Sapetti, aveva deciso nel 1990 di non aderire al PDS. Lei, iscritta dal 1944 al Partito Comunista Italiano, aveva lavorato da subito anche a Borghetto Santo Spirito, dove risiedeva da quarant’anni, per dare vita al ‘movimento’ prima e al Partito, subito dopo, che avrebbe preso il nome di un processo politico complicato ma necessario: Rifondazione Comunista. La sua tenacia non era mai tradita dalla sua voce flebile, dolce, flemmatica. Adriana ricordava spesso a tutte e tutti noi episodi della lotta di Liberazione, della Resistenza e li legava sempre al presente, alla ricerca di nuove forze giovani che potessero traghettare quei valori nel nuovo millennio”.

“Lei stessa ha vissuto in questo nuovo millennio per diciassette anni: lo ha fatto assistendo al disfacimento della sinistra in Italia, al decadimento morale e politico del Paese – fanno notare da Rifondazione – E forse, anzi sicuramente, le abbiamo invidiato sovente quella non soffocabile necessità di domandare sempre al suo Partito, a Rifondazione Comunista, come si sarebbe mosso tanto nei momenti elettorali locali quanto in quelli nazionali; tanto nelle consultazioni referendarie quanto nei congressi, nelle dinamiche quindi interne al PRC. Ancora in occasione del referendum del 4 dicembre scorso, aveva telefonato in federazione per discutere del NO imprescindibile da dire per salvare la Costituzione repubblicana da un assalto antidemocratico di portata storica”.

adriana colla

“Adriana non lascia un vuoto in noi o nelle nostre esperienze di comuniste e di comunisti, di donne e uomini liberi da ogni vincolo se non quello che non è un vincolo, ma l’unico vero legame che sentiamo con la vita: la lotta per una alternativa di società, per il rovesciamento del capitalismo e la fine di ogni espressione politica dittatoriale che ne deriva. Per vent’anni il fascismo, diceva spesso Adriana, l’aveva ingannata, facendole credere che a Mussolini si dovesse solo obbedire, senza farsi domande. Non si poteva e non si doveva pensare. E così, quando il 25 luglio del 1943 crollò il regime, una ‘strana’ atmosfera di libertà le fece balenare nella testa mille dubbi e si sentì turbata. In quel momento capì cosa era stato il fascismo e decise di non nascondersi, di salire in montagna e di battersi da partigiana, da donna, da comunista. Si diede come nome di battaglia quello che rappresentava la giusta e naturale conclusione della Liberazione dal nazifascismo: Vittoria”.

“A lei, a Carlo, alla sua famiglia va il nostro commosso pensiero, l’abbraccio più caro e sentito. Alla sezione “Sandro Pertini” dell’ANPI di Borghetto Santo Spirito, di cui Adriana era presidente onorario, vanno le nostre condoglianze sincere. Rifondazione Comunista non ti perde, Adriana. Noi ti ricorderemo sempre, soprattutto ai più giovani che devono sapere, ricordare e tramandare quell’antifascismo che è stato alla base del tuo essere una donna libera, una libera comunista”.

L’appuntamento per l’ultimo saluto ad Adriana è sabato 20 maggio alle ore 10 presso la camera mortuaria dell’Ospedale Santa Corona di Pietra Ligure.

Di seguito il saluto che Adriana Colla “Vittoria”, che ormai non poteva più muoversi da casa, ha inviato per lo scorso 25 aprile a Borghetto.

Care amiche e cari amici, mi piacerebbe essere tra voi, perchè il 25 aprile è la festa più importante nella storia d’Italia, per me che nel 1945 scendevo insieme ai garibaldini dalle montagne della valle di Susa, per occupare Torino, dopo quasi due anni di lotte dure e continui eroismi. nel settembre 1943 avevamo lasciato le nostre case e il nostro lavoro per lottare per la libertà, cancellata da 20 anni di fascismo. Con noi ragazzi c’erano donne e uomini di ogni età e ceto sociale: erano operai, contadini, medici, insegnanti, studenti e casalinghe. Fu una lotta eroica, fatta dalla parte migliore di tutto il popolo perchè si trattava di riportare in Italia la libertà, dopo 20 anni di dittatura, che ci aveva impedito persino di pensare: “ voi non dovete pensare, Mussolini pensa per voi, voi dovete credere e obbedire” . E la cosa più grave fu che ci trascinò in lunghe guerre con migliaia di morti, la distruzione di molte case e tanta, tanta miseria. Noi, nuovi garibaldini, sfidammo ogni minuto la morte, la fame, senza scarpe, senza un letto, con le poche armi che riuscivamo a strappare ai fascisti e ai tedeschi. Eravamo orgogliosi di essere capaci di costruire con la nostra passione, un mondo più bello e l’uguaglianza tra tutti gli uomini. Ma oggi mi chiedo: in quale Italia ci ritroviamo? Perchè non ci indigniamo più contro quelli che trattano solo cifre a 9 zeri dimenticando gli ultimi? Eppure dalla resistenza è nata la Costituzione, la legge che difende la democrazia, il lavoro la pace e la dignità di ogni persona. A Borghetto l’ANPI l’Associazione dei partigiani e degli antifascisti, ha realizzato il monumento dedicato alla Costituzione e l’ha donato alla città e ora invita i cittadini a rafforzare e difendere questa carta costituzionale, murata, come scrisse Piero Calamandrei, con il sangue di tanti ragazzi uccisi durante la Resistenza. E agli insegnanti, bloccati dai programmi scolastici di storia, vorrei dire che insegnare ad amare e difendere la libertà non è un fuori programma, anzi è supplire ad una mancanza dei vari ministri dell’istruzione. Viva la libertà, viva la democrazia, viva la solidarietà umana.

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