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Violenza sessuale di gruppo, ok alla messa alla prova anche per il “fidanzato” della vittima

Nei guai erano finiti tre minorenni: per due di loro la sospensione del procedimento era già stata accolta, mentre per il terzo la decisione era stata rimandata

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Savona. Nel giugno dell’anno scorso era finito nel carcere per minori, insieme a due coetanei, con la gravissima accusa di violenza sessuale di gruppo nei confronti della ragazza, una ventunenne, che stava frequentando. Questa mattina, per quella vicenda, lo studente savonese è comparso nuovamente davanti al tribunale per i minori di Genova e il giudice ha accolto la richiesta di messa alla prova.

Per gli amici del “fidanzato” della vittima il processo era già stato sospeso nella precedente udienza quando il tribunale aveva dato il via libera ad una messa alla prova per diciotto mesi. In quell’occasione il giudice si era preso ancora un po’ di tempo per valutare che anche il terzo imputato, difeso dall’avvocato Alessandro Parino, avesse tutti i requisiti per concedere la sospensione del processo. In particolare c’erano alcuni voti a scuola da migliorare.

Questa mattina il legale del ragazzo ha documentato che, sia dal punto di vista del profitto che della frequenza, il rendimento scolastico del suo assistito è soddisfacente. Così anche per lui è stato avviato il percorso di messa alla prova per diciotto mesi. Periodo durante il quale, perché il reato venga poi estinto, lo studente dovrà rispettare orari ben precisi per le sue uscite (soprattutto alla sera), seguire il programma concordato con gli assistenti sociali, fare volontariato e lavori socialmente utili.

Secondo l’accusa, la violenza sessuale di gruppo era avvenuta il 18 giugno dell’anno scorso quando la ventunenne aveva invitato a casa il suo “fidanzato” (i due non avevano una vera e propria relazione, ma si frequentavano) che però si era portato dietro i due amici. E i tre avrebbero poi abusato di lei costringendola ad avere rapporti sessuali completi con tutti loro. Abusi che erano anche stati ripresi con il telefonino. La ragazza, qualche giorno dopo la violenza, aveva trovato il coraggio di raccontare e denunciare tutto (era anche stata visitata dai medici e dimessa con una prognosi di dieci giorni per alcune lesioni sulle cosce e sui glutei).

Dopo una rapida indagine da parte del tribunale per i minori erano così scattate le misura cautelari (i ragazzi erano finiti in carcere a Torino, Bologna e Milano). Dopo un mese in cella, ai giovani erano stati poi concessi gli arresti domiciliari con prescrizioni di natura sociale. Se dal punto di vista penale la vicenda è ormai ben definita, il contenzioso procede sul piano civile: l’avvocato Fabrizio Vincenzi, che assiste la vittima, ha chiesto un risarcimento danni per la sua assistita.

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