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Morte di Riccardo Cinco, Sabit Gabraje condannato a 11 anni e sei mesi in appello foto video

Nel processo di secondo grado la pena è stata aumentata di tre anni: negate le attenuanti generiche e contestata l'aggravante dei futili motivi

Genova. E’ stata aumentata di tre anni dalla Corte d’assise d’appello la condanna nei confronti di Sabit Gabraje, l’albanese di 23 anni ritenuto responsabile della morte di Riccardo Cinco avvenuta un mese dopo l’aggressione subita alla Festa della Birra di Varazze la sera dell’11 ottobre 2015.

Questa mattina in tribunale a Genova, al termine del processo di secondo grado, Gabraje è stato condannato a undici anni e sei mesi di reclusione per omicidio preterintenzionale: una pena che si avvicina ai dodici anni di reclusione che erano stati chiesti in corte d’assise a Savona dal pm Daniela Pischetola.

I giudici, a differenza del processo di primo grado celebrato a Savona (nel quale gli era stata inflitta una pena di otto anni e mezzo), non gli hanno concesso le attenuanti generiche e gli hanno contestato l’aggravante dei futili motivi. Una decisione che sembra aver sposato la tesi dell’accusa, “sposata” anche dal legale di parte civile, l’avvocato Paolo Nolasco, che durante la sua discussione ha sostenuto che il comportamento di Gabraje dopo l’aggressione non potesse essere compatibile con la concessione di nessuna attenuante visto che lì imputato non aveva prestato soccorso, era scappato in auto da Varazze coi fari spenti, era sparito per due giorni ed aveva anche lasciato il suo cellulare ad un amico.

Per conoscere le ragioni della decisione bisognerà attendere 90 giorni quando saranno depositate le motivazioni della sentenza. Un verdetto che è stato accolto positivamente dall’avvocato Nolasco, che assiste la moglie e i figli della vittima: “La soddisfazione c’è, anche se moderata visto che Riccardo non c’è più. Il riconoscimento dell’aggravante dei futili motivi e la negazione di qualsiasi attenuante però definisce meglio quanto realmente accaduto e cioè una brutale aggressione ad un inerme padre di famiglia per banali motivi di viabilità, oltre ad una condotta successiva dell’imputato tutta tesa a sottrarsi alle autorità”.

Gabraje, che era assistito dagli avvocati Claudio Marchisio e Dominique Bonagura, era accusato di aver colpito la sera dell’11 ottobre scorso, durante una lite per una banale questione di viabilità, con un pugno al volto Cinco. Un colpo in seguito al quale il quarantenne era caduto a terra sbattendo violentemente la testa e procurandosi una grave lesione cranica. Nonostante i soccorsi immediati, Cinco era morto 43 giorni dopo l’aggressione, stroncato da una crisi respiratoria nel centro di riabilitazione Don Gnocchi di La Spezia dove era stato da poco trasferito dopo un lungo ricovero in rianimazione all’ospedale Santa Corona.

L’esame autoptico, disposto dal pm Daniela Pischetola, ed eseguito dal medico legale Alessandro Bonsignore aveva stabilito che Cinco era morto in seguito alle gravi lesioni riportate nella caduta e nell’impatto con l’asfalto. Conclusioni che, secondo la Procura, non lasciavano spazio a dubbi sulla presenza del nesso di causalità tra il comportamento di Gabraje e la morte del quarantatreenne varazzino.

Sabit Gabraje, dopo aver colpito Cinco, si era allontanato per poi costituirsi due giorni dopo alla polizia. Subito dopo l’arresto, al magistrato aveva spiegato di non essersi reso conto della gravità delle conseguenze di quella banale lite.

Secondo quanto ricostruito dalla polizia, la vittima stava attraversando la strada all’altezza del bar “La Beffa” di Varazze quando era arrivata l’auto guidata dall’albanese. A quel punto Cinco, temendo di essere investito, avrebbe inveito contro l’automobilista che, per tutta risposta, era sceso dalla vettura e l’aveva colpito alla tempia. L’uomo era caduto a terra ed aveva sbattuto la testa sul marciapiede.

I difensori di Gabraje avevano sempre sostenuto l’estraneità del loro assistito sostenendo che avesse agito per legittima difesa. “Gabraje, a differenza di quanto dice il pm, non poteva evitare il pericolo perché quando è sceso dall’auto non era stata esplicitata nessuna ‘sfida’ da parte di Cinco. E’ stato soltanto in un secondo momento, quando ha cercato di colpirlo con il boccale, che la vittima ha cambiato registro. Questo ha legittimamente indotto il mio assistito a difendersi da un atteggiamento potenzialmente lesivo. Gabraje ha reagito, ma in quel momento c’era una reale percezione di pericolo” aveva spiegato l’avvocato Bonagura.

Commenti

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  1. Scritto da Roy

    Le mani vanno tenute in tasca!!
    Ottima sentenza