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Lac contro la Regione Liguria: “Aggira il divieto statale di foraggiamento dei cinghiali”

Nel mirino della Lega Abolizione Caccia il via libera, da aprile, al foraggiamento in punti fissi da parte dei cacciatori

Liguria. La Lega abolizione caccia contro la Regione Liguria che, secondo l’associazione animalista, avrebbe aggirato il divieto statale di foraggiamento dei cinghiali.

“Foraggiare i cinghiali attualmente è un reato contravvenzionale, previsto dall’art. 7 della legge statale 221/2015, è punito con l’arresto da due a sei mesi oppure con un’ammenda alternativa (sempre irrogata dal tribunale) di importo da 516 a 2.065 euro. Ma la cosa non sembra interessare al ‘regno autonomo’ dell’assessorato agricoltura della Regione Liguria, che con un decreto dirigenziale (n. 302 del 27 gennaio 2017), ossia il Piano regionale di abbattimento del cinghiale per l’anno 2017, prevede comunque la possibilità per i cacciatori di effettuare i cosiddetti ‘foraggianti dissuasivi’; si tratta del rilascio autorizzato di quantità di un chilogrammo al giorno di granella di mais per ogni sito (oramai ce ne sono parecchie decine in ogni provincia ligure), purché a 500 metri di distanza dalle case e coltivi, nel periodo intercorrente tra il 1 aprile e il 30 settembre 2017” spiegano dalla Lac.

Il pretesto, definito “farlocco” dalla LAC-Lega Abolizione Caccia, sarebbe quello di tenere lontano i cinghiali dalle produzioni agricole: “In realtà il foraggiamento in boschi e campagne è gestito dai cacciatori ‘cinghialisti’, sotto l’egida
degli Ambiti Territoriali di Caccia (ATC), ed ha il vero scopo di ‘fidelizzare’ i cinghiali nelle aree dove ciascuna squadra di cacciatori esercita in forma esclusiva le battute al cinghiale in un determinato comune o area. Si sta infatti diffondendo l’impiego di foraggiatori appesi agli alberi che rilasciano automaticamente il mais nei boschi, grazie all’ausilio di di un timer”.

“Il punto assai grave è che la Regione Liguria autorizza, con un proprio atto amministrativo, una pratica che in realtà una legge dello Stato vieta espressamente e qualifica come reato. Di fatto questi foraggiamenti costituiscono una risorsa alimentare aggiuntiva per la specie cinghiale, diminuendone la mortalità naturale. Ovviamente i prescritti 500 metri di distanza da case e coltivi, quand’anche effettivamente rispettati, non garantiscono per nulla che i cinghiali già foraggiati a mais non si avvicineranno mai più ad un orto. Un comportamento, quello della Regione Liguria, illogico e incoerente, viste le giuste critiche a chi alimenta illegalmente i cinghiali anche nelle aree urbane, oltre agli ipocriti proclami dell’Assessorato regionale sulla necessità di contenere la specie. Una sorta di tela di Penelope venatoria: fingere di voler diminuire i cinghiali, ma al tempo stesso blandire le squadre di cacciatori che, coi foraggiamenti, vogliono mantenere inalterate le possibilità di carniere anno dopo anno” concludono dalla Lega Abolizione Caccia.

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