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La Cassazione condanna chi accudisce i randagi, Lega per la difesa del cane: “Sentenza assurda”

Liguria. La Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di un uomo che dava ospitalità, nel giardino di casa, ad alcuni randagi per somministrare loro del cibo. Un passante li aveva accarezzati e i cani, probabilmente non socializzati, lo avevano morso. Da qui le denunce e il calvario giudiziario culminato nell’incredibile provvedimento.

“E’ una sentenza di una gravità eccezionale, che evidenzia la totale inadeguatezza della magistratura verso le criticità del randagismo e le responsabilità dei sindaci, completamente ignorate e impunite – commenta aspramente Piera Rosati, presidente nazionale di Lega Nazionale per la Difesa del Cane -. La suprema corte, anziché riconoscere come prevede la legge 281 del 1991, che il sindaco è la massima autorità sanitaria, il padrone di tutti i cani randagi sul territorio e che risponde dell’incolumità pubblica, ha invece scaricato sul privato cittadino le negligenze municipali, le inefficienze della veterinaria pubblica, un sistema che vede semmai colpevoli le autorità locali che non sterilizzano e non microchippano i cani di loro proprietà come obbliga la legge”.

“La Cassazione – prosegue la presidente nazionale LNDC – ha ribaltato i solidi principi della giurisprudenza, le conquiste faticose di civiltà rimettendo tutto drammaticamente in discussione, riportando indietro la storia in una terra peraltro afflitta gravemente e sempre più impunemente dal fenomeno degli abbandoni, del randagismo endemico e cronico, figlio di politiche decennali di disinteresse, scaricando sul volontariato e sui singoli cittadini l’onere di dare benessere e la consolazione del cibo. Speriamo in una magistratura più illuminata e più avanti negli anni, nella cultura, nella presa d’atto che il mondo evolve. Sperando nell’evoluzione anche dei sindaci”.

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