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Case agricole di Verzi, cade l’accusa di lottizzazione abusiva: 28 assoluzioni

Il pm aveva chiesto 24 condanne: a giudizio c'era anche l'assessore Remo Zaccaria

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Savona. Nessuna condanna e dissequestro dell’intera area sulla quale erano stati apposti i sigilli. Si è chiuso con questa sentenza il processo per la presunta lottizzazione abusiva relativa alle case agricole di Verzi che vedeva a giudizio 28 persone, tra cui l’assessore (ed allora vicesindaco) di Loano Remo Zaccaria, gli imprenditori Francesco Provaggi, Claudio De Castelli,  Luigi Gaggero e il medico Brunello Brunetto (che per la stessa vicenda erano già stati tutti assolti dall’accusa di concorso in abuso d’ufficio).

La sentenza è stata preceduta da una breve replica del pm Vincenzo Carusi che ha sottolineato come da parte degli imputati ci fosse una violazione per aver “aggirato il Prg di Loano”. Una tesi che, evidentemente, non è stata accolta dal giudice Filippo Pisaturo che ha prosciolto da ogni accusa tutti gli imputati (per conoscere i motivi della decisione bisognerà attendere 90 giorni).

In dettaglio il giudice ha assolto tutti e ventotto gli imputati (Francesco Provaggi, Luigi Gaggero, Fabrizio Marasco, Remo Zaccaria, Brunello Brunetto, Claudio De Castelli, Silvia Raica, Stelvio Fossati, Gloria Fossati, Milena Lovadina, Francesco Costanzo, Paolo De Francisci, Giorgio Muriella, Marco Vadori, Fabrizio Conti, Angela Fojadelli, Enrico Tommaso Fiallo, Anna Bo, Salvatore Fortunato Labate, Maria Grazia Bottani, Massimo Alessi, Antonietta Fata, Barbara Peluffo, Lanfranco Pagani, Francesca Masi, Giuliana Calzolari, Francesca Rapetti e Rosa Dellagaren) perché il fatto non sussiste dall’accusa di lottizzazione abusiva. Inoltre, in relazione ad una serie di falsi che venivano contestati agli imputati, il giudice ha pronunciato una sentenza di non luogo a procedere per prescrizione per Stelvio Fossati e Raica, mentre Brunello Brunetto è stato assolto per non aver commesso il fatto. Inoltre è stato disposto il dissequestro dell’intera area sulla quale gli inquirenti avevano posto i sigilli in fase di indagine.

Nella scorsa udienza il pm Vincenzo Carusi aveva chiesto ventiquattro condanne, per una pena complessiva che sfiorava i trent’anni di reclusione, e quattro assoluzioni.

Secondo l’accusa, la lottizzazione abusiva era stata realizzata a cavallo degli anni dal 2004 al 2011 sulla collina di Verzi, su un’area di centomila metri quadrati. A giudizio, oltre a Zaccaria e alcuni imprenditori, erano finiti i proprietari (o gli acquirenti) di alcuni dei lotti che fanno parte dei 100 mila metri quadrati sequestrati ad inizio 2012.

Remo Zaccaria era rimasto coinvolto nell’indagine non perché proprietario di una delle ville finite nel mirino dei magistrati, ma perché come amministratore comunale aveva preso parte alle riunioni della giunta in cui erano stati approvati i Progetti Aziendali di Sviluppo Agricolo relativi ai terreni interessati dalla lottizzazione. Un’operazione nella quale, secondo l’accusa, aveva interessi una società privata (la “San Giuseppe Provaggi Finanziaria”) della quale lo stesso Zaccaria, per un breve periodo, era stato amministratore. Il suo voto, anche se non determinante, aveva – almeno per la Procura – favorito la società privata. Provaggi, De Castelli, Brunetti e Gaggero, tutti privati con ruoli nelle società coinvolte nell’operazione di lottizzazione, erano stati quindi accusati di abuso d’ufficio in concorso perché avrebbero beneficiato della condotta di Zaccaria. Un’accusa che era caduta già un udienza preliminare. I cinque erano quindi rimasti a giudizio, come gli altri 23 imputati per la lottizzazione abusiva in concorso.

Il proscioglimento dall’abuso d’ufficio era sempre stato visto molto positivamente dai difensori degli imputati che erano sicuri avrebbe giocato un ruolo chiave perché il presupposto per il coinvolgimento di Zaccaria, Provaggi, De Castelli, Brunetti e Gaggero nella lottizzazione abusiva era legato proprio al reato dal quale erano già stati assolti.

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