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A Calice Ligure rivive la tradizione del corno per i vedovi

Calice Ligure. Un tempo, quando un vedovo o una vedova si risposava tutto il paese di Calice Ligure, con una lenta manovra di accerchiamento sonoro, si esibiva in un concerto dedicato alla nuova coppia. Questo ogni sera. Dapprima suoni lontani, poi passati almeno tre giorni dall’inizio delle “ostilità”, sempre più vicini.

Lo strumento usato era una conchiglia proveniente dalla Corsica, opportunamente lavorata per diventare un oggetto musicale. L’origine della cerimonia è antichissimo e ancora oggi in uso, anche se le vedove che si risposano sono pochissime e i vedovi una rarità (ma non solo lì…).

A Calice Ligure si è svolta una lezione in piazza per insegnare ai giovanissimi e ai turisti l’esatta impostazione delle labbra e preparare nuovi elementi per i futuri cori nuziali. Le piazze hanno risuonato a lungo per le prove. Un suono antico, diffuso, penetrante.

Se uno degli sposi, passati i tre giorni di cori, non scende a patti con l’orchestra dei corni e offre un bel rinfresco, o quantomeno una bella bevuta, si va avanti ad oltranza. E alla lunga, ogni sera, questo assalto può diventare indigesto.

LA STORIA: Nel 1702 un vedovo taccagno si rifiutò di pagare il sonoro dazio nuziale e nonostante i solleciti lasciò a bocca asciutta gli orchestrali. Lui e la sua sposa qualche tempo dopo vennero trovati uccisi in modo barbaro e fra le motivazioni del delitto (come emerse poi al processo) si pensò che ci fosse anche il mancato pagamento del tributo gastronomico. Forse, come sempre, sotto c’era qualcosa d’altro. Comunque pare che da quella volta ci sia quasi una sorta di sollecita gara a pagare il dovuto.

Oggi, Venerdì di Passione, i ragazzini replicano gli artifici sonori con le raganelle. Nella settimana santa, zittite per la liturgia le campane, per chiamare a raccolta o indicare l’ora, a Calice si usavano le raganelle (quelle che Andy Capp usa per fare il tifo quando va al campo). Il suono della raganella indicava l’ora del pranzo, delle messe, dei raduni, del lavoro. Strumento antico dal suono ipnotico e suggestivo e a Calice, oggi, si svolge una dimostrazione pubblica per tenere viva la tradizione.

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