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Asl, test anti-corruzione nella bufera: “Risposte fornite in chat dai sindacati”, “Non c’erano divieti”

Due dipendenti accusano di brogli, il sindacato replica: "Nessun illecito". E Asl sospende in via cautelativa la procedura

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Savona. Un test “anti-corruzione” per i dipendenti Asl nel corso del quale i sindacati avrebbero fornito in una chat le risposte corrette. Ecco il motivo del contendere sotto la Torretta per una procedura ritenuta illecita da alcuni (dato che avere le risposte avrebbe reso di fatto inutile il test) e corretta da altri (stante l’assenza totale di divieti per lo svolgimento). E nel frattempo, in attesa di vederci chiaro, l’Asl 2 ha sospeso tutto.

Andiamo con ordine. Tutto inizia con una lettera inviata il 13 aprile da due dipendenti dell’azienda sanitaria savonese: “Con la presente siamo a comunicare che abbiamo purtroppo riscontrato irregolarità nello svolgimento del corso FAD a noi assegnato per il passaggio di fascia”. Un corso legato all’anti-corruzione e necessario, in sostanza, per avere un aumento di stipendio.

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L’accusa è chiara: “Sono state rese visibili ai dipendenti su chat sindacale le risposte al test finale”. Qualcosa di molto simile a un imbroglio secondo le due dipendenti: “Riteniamo, visto e soprattutto che è un corso sull’anti corruzione, che questa sia una gravissima illegalità. Noi il corso FAD non lo abbiamo superato perché non abbiamo, pur avendole, usufruito delle risposte“.

La lettera, indirizzata alla dottoressa Piazza della direzione medica, si concludeva con la richiesta di un “tempestivo intervento per garantire a tutti i dipendenti di poter svolgere un corso nella piena legalità. Ci vedremo altrimenti costrette a scegliere altre vie per denunciare i fatti che stanno accadendo“. In allegato la documentazione incriminata, ossia i quesiti con relativa risposta sulla chat sindacale.

L’appello, arrivato in azienda il 19 aprile, è stato immediatamente accolto dall’Asl: il giorno dopo, in una comunicazione alle organizzazioni sindacali, il direttore amministrativo Salvatore Giuffrida ha comunicato l’intenzione di procedere, in via cautelativa, “alla sospensione della selezione di attribuzione della fascia economica superiore al personale del comparto sino al momento in cui la vicenda segnalata non sarà definita”. Il tutto “fatto salvo eventuali ulteriori diverse azioni legali“.

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Insomma, sul test aleggiano le ombre dell’inganno e dei relativi strascichi in tribunale. Il sindacato Nursing Up, però, non ci sta e immediatamente replica. In un comunicato diffuso ieri, i responsabili spiegano che quegli aiuti in chat non sarebbero irregolari a causa dell’assenza di qualsiasi divieto o limite posto da Asl nello svolgimento del test, ed in pratica accusano l’azienda stessa di aver permesso il crearsi di una simile situazione a causa dell’assenza di una regolamentazione adeguata.

“Prendiamo atto con amarezza che le perplessità in ordine all’organizzazione generale dello svolgimento del FAD, che indussero questo sindacato a non sottoscrivere i criteri relativi alle modalità di attribuzione, si sono rivelati corretti – riporta il comunicato – Infatti, aver previsto lo svolgimento del test senza alcun reale controllo né sostanzialmente regolamentato ha, per quanto apprendiamo, reso possibile la divulgazione delle risposte al test finale”.

La “colpa” di Asl sarebbe quindi quella di non aver posto alcun paletto: il test poteva essere svolto “anche in gruppo di qualsivoglia natura (fisico/telematico), anche a domicilio, senza un limite di orario e/o supervisione e/o divieto alcuno”. Non solo: secondo quanto riferito la procedura allestita da Asl non avrebbe previsto alcuna verifica di identità dell’operatore che eseguiva il test. Un “liberi tutti” che avrebbe incentivato i dipendenti ad “organizzarsi” per passare il test con il miglior punteggio possibile (e garantirsi quindi il relativo aumento di stipendio).

Un comportamento forse condannabile a livello morale, ma secondo il sindacato assolutamente legittimo: quanto accaduto “non può, adesso, essere oggetto di sorpresa” e la mancanza di regole “priva l’evocata pubblicazione delle risposte di qualsivoglia profilo di illegalità. Siamo, comunque, dispiaciuti di quanto sta accadendo – concludono – Riteniamo, peraltro, ingiustificata la decisione aziendale (di cui abbiamo chiesto ritiro) anche perché non si ravvisano profili di illegittimità”. Per questo motivo il sindacato chiededi proseguire le indagini senza bloccare le selezioni dei passaggi di fascia come da programma, in quanto non riteniamo che ci sia stato illecito“.

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