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Accusato di evasione di imposte con fatture false, l’amministratore della Comet assolto in appello

Gli avvocati Mazzitelli e Scella hanno dimostrato che quelli indicati nei documenti falsi non erano elementi passivi fittizi

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Stella. In primo grado era stato condannato ad un anno e dieci mesi di reclusione, ma la corte d’appello di Genova adesso ha completamente ribaltato quel verdetto con una sentenza di assoluzione perché il fatto non costituisce reato. Le accuse di dichiarazione fraudolenta attraverso l’uso di fatture per operazioni inesistenti nei confronti di Massimo Scocca, amministratore della Comet Recycling Srl di Stella, sono quindi tutte cadute.

Secondo l’accusa, per evadere le imposte, tra il 2007 e il 2010, Scocca aveva indicato elementi passivi fittizi (per un totale di circa 2,8 milioni) utilizzando quasi duemila documenti di conferimento di materiale relativi ad operazioni inesistenti. I suoi difensori, gli avvocati Fausto Mazzitelli e Andrea Scella, hanno però sostenuto e dimostrato che l’utilizzo di false ricevute non era finalizzato ad eludere il Fisco, ma erano state create per “dare almeno parziale ‘copertura’ alle forniture effettuate in nero” dall’azienda Eco.Ge di Genova alla Comet.

Nell’impugnare la sentenza di primo grado, i difensori hanno dimostrato come effettivamente la Comet (che si occupa di recupero e riciclaggio di materiali industriali) abbia acquistato dalla Eco.Ge rottami per un importo almeno pari a quello coperto dalle ricevute finite nel mirino degli inquirenti. Di conseguenza, i costi indicati nelle ricevute false non erano elementi passivi fittizi, ma erano stati effettivamente sostenuti dall’azienda di Scocca. Si trattava quindi di registrazioni contabili di comodo, ma per la difesa non c’è stato nessun illegittimo abbattimento del reddito d’impresa.

In sintesi, gli avvocati Mazzitelli e Scella hanno sostenuto che le ricevute sono state intestate a soggetti diversi dal reale conferitore non per evadere l’imposta dovuta, ma per consentire almeno una parziale deduzione dei costi inerenti (ovvero quelli riguardanti la produzione dei ricavi), effettivamente sostenuti dalla Comet. Una tesi che, evidentemente, è stata accolta dalla corte d’appello che ha assolto l’imputato ed ha anche revocato la confisca per equivalente che era stata disposta dal tribunale di Savona.

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