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Lettere al direttore

Il Parco del Beigua, così vicino ma così difficile…

Da casa mia vedo il Monte Beigua, che è “solo” distante 20 km in linea d’aria, e spesso mi viene voglia di andarci. Solo che “andarci” non è così veloce ed agevole. Intanto, se prendo la via Aurelia, c’è il “tappo” Savona e poi il “tappo” Albisola”, e poi magari anche un po’ di “tappo” a Celle e Varazze. Km 35, tempo 44 minuti: così dice Open Street Map.

Indubbiamente si può risparmiare un po’ di tempo utilizzando il tratto di autostrada da Savona-Vado a Celle Ligure. Poi da Varazze la strada è obbligatoria: fino ad Alpicella con la strada provinciale SP542 e poi con la SP57bis. Due strade che non sono un gran che! Larghezza variabile e non sempre adatta all’incrocio con mezzi pesanti, fondo e segnaletica orizzontale scadenti. Bisogna stare attenti. Velocità bassa adeguata alla strada.

Oltre Alpicella invece la strada si stringe notevolmente, alcune curve sono proprio strette, l’incrocio con altri veicoli spesso impossibile. Bisogna fare manovra. Più avanti per un tratto la strada si allarga, e finalmente si procede con più tranquillità. Ma poche illusioni! Dopo pochi chilometri la strada si restringe di nuovo, e rimane bella stretta fino in cima: molta attenzione! Gli incroci sono molto difficili! Non parliamo poi se c’è un po’ di neve o se è notte!

In cima c’è un rifugio, il rifugio Monte Beigua, che è aperto solo nei sei mesi a cavallo dell’estate. Open Street Map valuta che per percorrere la strada Varazze-Alpicella (8,8 km) occorrano 10 minuti, e da Alpicella al Beigua (11 km) occorrano 16 minuti: totale Varazze-Monte Beigua 25 minuti.

In effetti per percorrere il percorso Varazze-Monte Beigua di 19 km occorrono ben 25 minuti, con una velocità media di 45 km/ora. Da meditare che da Varazze ad Alpicella, 8,8 km la velocità media sia di 52,8 km!

E’ indubbio che le nostre strade provinciali siano scadenti, non è certo una novità! Altre province le hanno curate di più, e spesso basta passare il crinale per rendersene conto. In questo momento “storico” poi con le province ridotte ad una larva senza nutrimento c’è poco da sperare.

Ma una riflessione sul parco del Beigua la vorrei fare, perchè il Beigua è una montagna con una straordinaria vista, essendo il monte più alto degli Appennini da Savona a Genova. Si gode una vista incomparabile del golfo Ligure, Savona a Capo Noli “sono lì sotto” che sembra di toccarli, la catena delle Alpi alle spalle è fantastica.

Ma, esiste un ma! Questo parco, questo monte sono difficilmente raggiungibili, I km pochi, il tempo molto. In cima l’accoglienza per i turisti molto limitata. Eppure potrebbe essere una attrazione molto più utilizzata dalla gente se fosse un po’ più alla portata di mano, se la strada fosse un po’ più agevole.

Io mi sono limitato a citare le attrattive paesaggistiche dei panorami offerti, ma il parco del Beigua offre molto altro, dal passaggio migratorio dei bianconi, ai funghi, al trekking, alla mountain bike, e alle tante attività outdoor che una area così interessante offre. Basta visitare il sito del Parco per saperne un po’ di più, ma purtroppo anche lui è stato fatto “troppo” al risparmio e pertanto le notizie bisogna “scavarle” un po’!

Ma mi chiedo anche se attualmente la “protezione” delle risorse ambientali sia adeguatamente correlato al “contestuale sviluppo socio economico locale”!

Mi spiego meglio: un certo sviluppo di attività turistico ricettive gestite da abitanti del parco mi sembra necessario, così come una miglior accessibilità viaria, altrimenti c’è poca vita, poco interesse. Se nei mesi invernali da Varazze si sale al Beigua poi si deve scendere per forza entro notte. Mentre con un rifugio ospitale ed attivo ci si potrebbe fermare per cena, godere di un meraviglioso panorama, scendere successivamente. Ma oggi tutto questo non è possibile perchè il rifugio è chiuso e la strada già difficile di giorno è ancor più difficile di notte.

Domanda: esiste una volontà politica di modificare questa situazione? esistono fondi specifici europei per la valorizzazione di questo patrimonio?

Paolo Forzano

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