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Lettere al direttore

La giornata del Ricordo, “Io non dimentico…”

Dal 2004, lo Stato Italiano riconosce ufficialmente con una legge ad hoc l’esodo Giuliano Dalmata e il genocidio delle foibe, prima era tutta una serie di colpevoli omissioni e omertosi vuoti di memoria.

Fu un periodo do odio oscuro e medioevale in cui i comunisti di Tito, purtroppo con la collaborazione di partigiani rossi Italiani compirono sulla popolazione un crudele e sadico genocidio che portò alla uccisione di migliaia di persone, colpevoli solo di essere Italiane. Le foibe, cavità carsiche degli altopiani Dalmati e Giuliani, vennero colmate da centinaia e centinaia di corpi di Italiani, militari del Regio Esercito, Carabinieri, Finanzieri, civili, donne, uomini, vecchi, adolescenti, che dopo sevizie da manuale furono fatti marciare a piedi nudi e legati con il filo di ferro ai polsi sino a raggiungere la sommità delle colline dove li attendeva la foiba. A tutt’oggi solo alcune foibe sono state esplorate e svuotate del corpi , moltissime altre non sono ancora state trovate e esplorate. Moltissimi parenti che riuscirono a fuggire dalle stragi poste in essere dai Comunisti Titini non hanno una tomba su cui posare un fiore o pregare i loro cari. Gli episodi di sangue furono moltissimi, emblematico è quello di Norma Cossetto che voglio rievocare, per non dimenticare quello che altri fecero a noi solo perché italiani: Norma Cossetto era una splendida ragazza di 24 anni di S. Domenico di Visinada, laureanda in lettere e filosofia presso l’Università di Padova. In quel periodo girava in bicicletta per i comuni dell’Istria per preparare il materiale per la sua tesi di laurea, che aveva per titolo “L’Istria Rossa” (Terra rossa per la bauxite).

Il 25 settembre 1943 un gruppo di partigiani irruppe in casa Cossetto razziando ogni cosa. Entrarono perfino nelle camere, sparando sopra i letti per spaventare le persone. Il giorno successivo prelevarono Norma. Venne condotta prima nella ex caserma dei Carabinieri di Visignano dove i capibanda si divertirono a tormentarla, promettendole libertà e mansioni direttive, se avesse accettato di collaborare e di aggregarsi alle loro imprese.

Al netto rifiuto, la rinchiusero nella ex caserma della Guardia di Finanza a Parenzo assieme ad altri parenti, conoscenti ed amici tra i quali Eugenio Cossetto, Antonio Posar, Antonio Ferrarin, Ada Riosa vedova Mechis in Sciortino, Maria Valenti, Umberto Zotter ed altri, tutti di San Domenico, Castellier, Ghedda, Villanova e Parenzo.

Dopo una sosta di un paio di giorni, vennero tutti trasferiti durante la notte e trasportati con un camion nella scuola di Antignana, dove Norma iniziò il suo vero martirio. Fissata ad un tavolo con alcune corde, venne violentata da diciassette aguzzini, ubriachi e esaltati, quindi gettata nuda nella Foiba poco distante, sulla catasta degli altri cadaveri degli istriani. Una signora di Antignana che abitava di fronte, sentendo dal primo pomeriggio gemiti e lamenti, verso sera, appena buio, osò avvicinarsi alle imposte socchiuse.

Vide la ragazza legata al tavolo e la udì, distintamente, invocare la mamma e chiedere da bere per pietà Il 13 ottobre 1943 a S. Domenico ritornarono i tedeschi i quali, su richiesta di Licia, sorella di Norma, catturarono alcuni partigiani che raccontarono la sua tragica fine e quella di suo padre. il 10 dicembre 1943 i Vigili del fuoco di Pola, al comando del maresciallo Harzarich, ricuperarono la sua salma: era caduta supina, nuda, con le braccia legate con il filo di ferro, su un cumulo di altri cadaveri aggrovigliati; aveva ambedue i seni pugnalati ed altre parti del corpo sfregiate. Emanuele Cossetto, che identificò la nipote Norma, riconobbe sul suo corpo varie ferite d’arme da taglio; altrettanto riscontrò sui cadaveri degli altri”.Norma aveva le mani legate in avanti, mentre le altre vittime erano state legate dietro.

Da prigionieri partigiani, presi in seguito da militari italiani istriani, si seppe che Norma, durante la prigionia venne violentata da molti. Un’altra deposizione aggiunge i seguenti particolari: “Cossetto Norma, rinchiusa da partigiani nella ex caserma dei Carabinieri di Antignana, fu fissata ad un tavolo con legature alle mani e ai piedi e violentata per tutta la notte da diciassette aguzzini.

Venne poi gettata nella Foiba….La salma di Norma fu composta nella piccola cappella mortuaria del cimitero di Castellerier. Dei suoi diciassette torturatori, sei furono arrestati e obbligati a passare l’ultima notte della loro vita nella cappella mortuaria del locale cimitero per vegliare la salma, composta al centro, alla luce tremolante di due ceri, nel fetore acre della decomposizione di quel corpo che essi avevano seviziato sessantasette giorni prima, nell’attesa angosciosa della morte certa. Soli, con la loro vittima, con il peso enorme dei loro rimorsi, tre impazzirono e all’alba ricevettero il giusto castigo dal plotone di esecuzione. Norma non sarà l’ultima a perdere la vita ma sarà l’inizio di una tragica sequenza di sangue, sofferenze e crudeltà che i banditi rossi di Tito metteranno in atto.

                                                                                                                                                                                                                                                     Roberto Nicolick

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