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La bella favola di un emigrante

Lo speciale Settore Giovanile del ct Vaniglia

All’incirca un anno fa (esattamente il martedì 15 marzo 2016) gli Allievi Nazionali dell’Atalanta riuscirono nella non facile impresa di rispettare il pronostico, che li voleva nel novero dei favoriti anche all’inizio della manifestazione, vincendo l’edizione n.45 del torneo Città di Arco – Beppe Viola, come era avvenuto per altre tre volte negli ultimi undici anni. Il Chievo Verona, benché il punteggio finale di 3-1 non ammettesse repliche, non recitarono però la parte della vittima designata.

I ragazzi di Fioretto, infatti, pur rendendo agli avversari bergamaschi qualche quarto di nobiltà tecnica, misero in campo,in quella occasione, quell’impegno forsennato, che costituiva la loro dote principale. Con la Dea che imperversò creando occasioni su occasioni, i clivensi non alzarono mai bandiera bianca tenendo così in bilico la partita.Il trofeo venne comunque assegnato alla squadra più forte e più disciplinata del lotto (mai un giallo in tutto il torneo)  e la cerimonia di premiazione si svolse alla presenza di varie autorità e nomi di spicco tra i quali Gianni Rivera e Giovanni Trapattoni.

Ricordo bene quella emozionante finale a cui partecipai come attento spettatore e come osservatore interessato visto che mi trovavo alla prestigiosa manifestazione in qualità di collaboratore delle nazionali giovanili (LND e Lega Pro). Partì meglio l’Atalanta, che al 9′ passò in vantaggio con Capone. Ecco l’azione. Latte, parte in fuga sulla destra, centra rasoterra per il compagno di squadra, che si allarga sul mancino per battere Pavoni con un preciso diagonale. Due minuti dopo, però, il Chievo ottenne il pari: percussione centrale di Rabbas e Uhumure fu lesto ad anticipare il portiere Taliento con un beffardo tocco sotto. L’Atalanta non ci stette e sfiorò il gol al 19′ ancora con Capone che incocciò la traversa. Traversa e gol, invece, al 24′ sempre con Latte, che, servito da Mallamo, rientrò sul sinistro lasciando partire un diagonale ad effetto che tolse le ragnatele all’incrocio.

Immediatamente dopo aver assistito all’esecuzione di un gesto tecnico così spettacolare non mi restò che annotare sul mio tablet il nominativo del protagonista (la distinta ufficiale citava testualmente: n.7 Junior Emmanuel Delan Latte Lath 02 gennaio 1999) facendolo entrare di diritto della mia speciale lista denominata: “Saranno Famosi”.

Più che un nome, sembrava un vero e proprio scioglilingua da pronunciare veloce quasi come le sue discese sulla fascia. Ebbene quel giovanissimo calciatore nerazzurro (l’ivoriano, che dopo aver iniziato con l’Esperia Calcio (CR), ha giocato alla corte di Favini fin dai Pulcini), ha esordito in prima squadra nel primo impegno ufficiale della stagione ad agosto contro la Cremonese, dimostrando subito di sapere il fatto suo: velocità, dribbling e soprattutto personalità. Facile nel campionato Allievi, meno a cospetto di giocatori professionisti in una partita ufficiale. Chi pensava fosse stato solo un premio post ritiro deve ora ricredersi.

Gasperini in allora mise subito le cose in chiaro: «Io premio solamente chi ha delle potenzialità – dichiarò a fine gara -, non è che premio tanto per dare degli zuccherini. Latte è arrivato da pochi giorni con noi però ha alcune caratteristiche importanti. È molto giovane ma non ho mai guardato la carta d’identità, piuttosto ho sempre seguito quello che succede in campo». E il tecnico ha osservato bene i movimento dell’esterno se la scorsa sera in Coppa Italia a Torino contro la capolista Juventus lo ha fatto entrare nel secondo tempo per avere un’altra freccia nell’arco nel suo attacco.Il battesimo del fuoco di per Latte Lath è arrivato al minuto 60′ della sfida allo Stadium con l’Atalanta sotto per 3-1. Serviva una scossa e Gasperini ha scelto la sua freschezza per provare una rimonta che ha rischiato di concretizzarsi nei minuti finali anche grazie al gol del 3-2 realizzato proprio dal promettente talento.

Un gol, il primo della sua giovanissima carriera nel calcio dei grandi, segnato nello stadio più caldo d’Italia. “Devo ringraziare la squadra, la società e il mister che hanno creduto in me da subito – ha detto a caldo -. Ancora non ci credo aver segnato qui. Voglio dedicarlo a mio padre, profugo dalla Costa d’Avorio. Siamo arrivati in Italia quando avevo 8 anni e mi ha sempre spronato non mollare mai”.

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