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Fenomeno “La La Land”, ad Albenga c’è chi è andato a vederlo 23 volte foto

In attesa di sapere se il film stabilità il nuovo record di Oscar, nella nostra provincia ha già stabilito un piccolo "primato"

Albenga. Tra tutti gli appassionati di cinema cresce l’attesa per la celebre “Notte degli Oscar”: questa sera a Los Angeles si scoprirà chi sarà riuscito ad aggiudicarsi l’ambita statuetta e chi, ancora una volta, dovrà rassegnarsi ad attendere. L’edizione di quest’anno, qualsiasi sia l’esito, sarà ricordata come quella del “fenomeno La La Land”: il musical di Damien Chazelle, con splendidi interpreti Ryan Gosling ed Emma Stone, è stato capace di incantare pubblico e critica come non accadeva da tempo e si è già aggiudicato una prima “vittoria” eguagliando il record di nomination (14) stabilito nel 1998 da Titanic di James Cameron (che poi ne vinse 11) e addirittura nel 1950 da “Eva contro Eva” di Joseph Mankiewicz (che ne portò a casa solo sei).

Tra le nomination tutte le più importanti: miglior film, miglior regia, miglior attore e attrice protagonista. E poi ancora sceneggiatura originale, fotografia, costumi, montaggio, scenografia, colonna sonora, canzone originale (addirittura con due canzoni diverse), sonoro, montaggio sonoro. Una vera e propria consacrazione, a prescindere da come andrà a finire questa sera. Il passato recente induce comunque all’ottimismo: il film si è già aggiudicato sette Golden Globe su sette candidature.

Ma con un pizzico di campanilismo tra i “riconoscimenti” ottenuti da La La Land possiamo annoverarne anche uno nostrano: nella nostra provincia infatti c’è qualcuno che è andato a vedere il film in sala addirittura 23 volte. E’ accaduto ad Albenga, e l’accanito fan è Alessandro Gimelli, fotografo e creativo di Loano. Venuta a conoscenza del piccolo record, la redazione di IVG.it lo ha contattato per chiedergli le ragioni che lo hanno spinto ad avere un rapporto tanto viscerale con un film destinato, comunque, a fare la storia del cinema. Ecco le sue riflessioni.

la la land lalaland

Mentre sto scrivendo, a Los Angeles si prepara per l’89esima cerimonia di consegna degli Oscar, i premi più importanti per il cinema inteso come industria prima ancora che come arte. All’arte cinematografica in senso stretto ci pensano i festival europei e quelli indipendenti. Tra i film in gara quest’anno ce n’è uno che ha ricevuto quattordici nomination (è la terza volta che accade nella storia degli Academy Awards) tra cui spiccano quelle nelle categorie definite maggiori: miglior attore e attrice protagonista, miglior regia e miglior film.


”La La Land” è uscito nelle sale americane lo scorso 9 dicembre e più di un mese dopo, il 26 gennaio, in Italia ed è prima di tutto un sogno. E’ un sogno che il suo regista Damien Chazelle aveva nel cassetto e che è riuscito finalmente a realizzare. Ma “La La Land” è anche un film che parla di sogni e sognatori. Sintetizzando: “La La Land” è un sogno che parla di sogni e sognatori. E’ anche scritto sul poster: “Dedicato ai folli e ai sognatori”.

In meno di un mese ho realizzato la follia di ammirare questo sogno cinematografico 23 volte in sala. Non mi sono fermato neppure quando, intorno al decimo biglietto staccato, i gestori del Multiplex di Albenga hanno iniziato a guardarmi con sospetto. Credo che molti abbiano faticato a capire le motivazioni dietro questo mio percorso personale, che mi ha portato ad assistere alla storia di Mia e Sebastian quasi ogni sera (spesso due volte di seguito). Ormai era come andare a trovare due amici che sembravano parlare la mia stessa lingua.

Mi trovavo in un momento di crisi personale e creativa e “La La Land” ha avuto su di me lo stesso effetto salvifico che altri hanno percepito, ad esempio, in un libro o in una canzone che arrivano imprevedibilmente, ma nel momento giusto. Ho sentito vicini Mia e Sebastian, ho condiviso le loro frustrazioni, i loro dolori e le loro passioni. Anche io “suono” le mie canzoni di Natale; anche io so cosa vuol dire fare qualcosa per il pubblico e avere davanti una platea vuota; anche io so cosa vuol dire fare i conti con l’opinione delle persone; anche io so cosa vuol dire tirare il freno della razionalità per spingere sul pedale della passione. Andare a vedere La La Land al cinema era diventato come andare a trovare due amici che conosci da tempo e che sembrano essere gli unici in grado di capirti; mi ha permesso di riflettere su cose a cui non pensavo più da tempo e su come avrei potuto riportarle nella mia vita.


Forse tutto questo succede perché quando nulla sembra poterti aiutare, l’arte, silenziosa e immobile ma sempre presente, esercita il suo potere maggiore. E se il cinema è anche visione condivisa di un’opera, “La La Land” è condivisione di emozioni: avendo letto di me sui social, molti mi hanno contattato privatamente ringraziandomi per aver espresso le stesse sensazioni che loro avevano ma che non riuscivano a tirare fuori perché sentivano di non poter essere compresi da nessuno. Altra dimostrazione del potere terapeutico dell’arte che unisce pur essendo lontani.

Ma c’è di più: alcune questioni tecniche rendono “La La Land” una vera e propria esperienza cinematografica piena e totale, un motivo in più per riempirsi occhi e orecchie al cinema finché è possibile farlo. Tutto quello che passa sullo schermo dalla prima all’ultima inquadratura ti sta chiaramente dicendo che “questo è cinema”: l’uso della pellicola, del formato panoramico, i colori esplosivi, i lunghi e numerosi piani sequenza, la colonna sonora con le canzoni e con l’orchestra, la recitazione e il ballo, la scena in autostrada e il tip tap con Los Angeles che pian piano si accende con il tramontare del sole rendono “La La Land” non solo un omaggio ma soprattutto un compendio di tutto quello che amiamo di Hollywood.
Per questo tutti dovrebbero vederlo al cinema almeno una volta vincendo i pregiudizi legati al musical (ammesso che sia davvero tale, visto che qui siamo di fronte a una rilettura/riscrittura del genere): perché di film come “La La Land”, concepiti per il cinema è che trovano in sala la loro maggiore e migliore espressione, se ne vedono sempre meno.

Non so cosa succederà questa sera. Non so se Hollywood premierà se stessa e lo farà diventare “il film di quest’anno e di molti anni a venire”, come ha scritto un giornalista di una rivista di settore, o se lo trasformerà da superfavorito a grande delusione. Quello che so è che stanotte sarò con Mia e Sebastian, come loro sono stati con me durante questi trenta giorni e almeno un premio speciale lo hanno già vinto: essere entrati nel mio cuore e in quello di moltissimi altri folli (e) sognatori.

Alessandro Gimelli

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