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Commissione d’inchiesta su Ata, respinta la proposta del M5S: “Bocciatura ‘pilotata’ e illegittima”

Il segretario generale ha rigettato la proposta per un "ovvero" presente nello Statuto che secondo i pentastellati sarebbe stato però male interpretato

Savona. “Il segretario ha dato parere negativo alla nostra proposta di istituire una commissione speciale per verificare l’operato di Ata su questioni ben specifiche (Cima Montà, rapporto con i fornitori, relazioni con il personale, rispetto del contratto di servizio). Peccato che questo parere abbia totalmente travisato e sviato la proposta, perfettamente aderente alle previsioni statutarie del Comune di Savona”.

A scriverlo, sul suo profilo Facebook, è il capogruppo del Movimento 5 Stelle di Savona Manuel Meles analizzando la decisione del segretario generale del Comune di respingere la proposta del gruppo di minoranza relativa alla creazione di una commissione di indagine relativa ad Ata.

La questione è nota: nelle scorse settimane i rappresentanti del M5S hanno proposto l’istituzione di una commissione di controllo che effettuasse delle verifiche contabili (ma non solo) sull’attività svolta dalla partecipata negli ultimi 12 anni, cioè il periodo in cui si sarebbero venute a creare le problematiche che ancora oggi si ripercuotono sul Comune di Savona. Tra le problematiche su cui il gruppo voleva e vuole fare luce la chiusura della discarica di Cima Montà (che “è costata tre milioni di euro e non è ancora definitiva”) e le spese sostenute per i fornitori ed i consulenti.

Il M5S ha presentato la propria proposta confidando nell’appoggio della maggioranza di centro-destra (e specialmente della Lega) che “ha fatto di questo uno dei pilastri della propria campagna elettorale”. Anche per questo motivo, il gruppo ha avviato contatti con i gruppi di maggioranza in modo da arrivare ad un testo condiviso che, pur rispettando i principi amministrativi dei pentastellati, rispecchiasse anche la richieste delle altre parti politiche coinvolte.

In seguito, la maggioranza ha presentato una propria proposta per la creazione di una commissione non di controllo ma di indagine. Questo genere di organismo non esiste a livello comunale: in un Comune esistono commissioni permanenti e altre commissioni costituite ad hoc a seguito di delibera del consiglio comunale. Il tipo di commissione pensato dal M5S apparteneva proprio a questo secondo tipo, in quanto prevedeva elementi non previsti dal regolamento e quindi da “costruire” appositamente dal consiglio comunale. Tra questi aspetti, la convocazione di sedute pubbliche in modo che tutti i cittadini potessero essere informati sulle attività della commissione.

“Le commissioni speciali sono commissioni con lo scopo di trattare argomenti o tematiche specifiche meritevoli di approfondimenti in modo da non ‘intasare’ l’attività ordinaria delle commissioni permanenti – specifica Meles – Il Testo Unico degli Enti Locali attribuisce, quale forma di garanzia, la presidenza alle minoranze nelle commissioni consiliari aventi funzioni di controllo o di garanzia, ove costituite (articolo 44). Il legislatore ha chiaramente voluto separare le semplici commissioni (articolo 38, comma 6) da commissioni con caratteristiche ‘speciali’ (articolo 44, commi 1 e 2). La ratio è appunto distinguere tra l’attività ordinaria dell’ente, in genere le commissioni permanenti o di studio, e attività di controllo e vigilanza sull’operato amministrativo, come possono essere le commissioni, appunto, di controllo, di vigilanza o di indagine (quest’ultima ulteriormente meritevole di menzione per il legislatore che vi ha dedicato il comma 2 del già citato articolo 44). In ogni caso la legge rimanda all’autonomia statutaria e regolamentare dell’Ente la definizione dei poteri, dell’organizzazione e del funzionamento delle commissioni, permanenti, di controllo o di indagine che siano”.

Arriviamo allo Statuto: “Lo statuto del Comune di Savona all’articolo 16, prevede tre distinte tipologie di commissione: al comma 1 prevede le commissioni permanenti (tre), con funzioni consultive e istruttorie per l’esame di tutte le proposte di deliberazione da sottoporre al consiglio e per le consultazioni (le audizioni) su temi di interesse generale (comma 2); al comma 3 prevede altresì che con deliberazione del Consiglio si possano istituire commissioni speciali per la trattazione di specifici problemi. Mentre nel caso precedente veniva effettuato un rinvio al regolamento per le modalità con cui le commissioni permanenti esercitano il potere istruttorio e consultivo, in questo caso lo Statuto rimanda direttamente alla decisione del consiglio l’istituzione della commissione, non andando ad ingessare nel regolamento funzionamento, composizione, modalità ecc. al fine evidentemente di costituire la commissione speciale in base alle necessità del consiglio stesso; al comma 4 prevede invece le commissioni di indagine, dando alle stesse un carattere rinforzato (proposte dal sindaco o di almeno un quinto dei consiglieri, a differenza di ogni altra proposta deliberativa, un solo consigliere per gruppo e, in un altro comma che vedremo dopo, la segretezza della seduta)”.

La proposta di commissione del Movimento 5 Stelle pretendeva una cosa particolare: la pubblicità dei lavori. “Per fare ciò – spiega Meles – era evidente optare per la via proposta dall’articolo 16, comma 3, quello della commissione speciale. Qui entra in gioco il regolamento che prevede e disciplina solo le commissioni di cui all’articolo 16, comma 4 e le commissioni cosiddette di studio, che però, fate attenzione, non può esaurire le possibilità di commissioni speciali (comma 3) previste dallo statuto. Difatti leggendo attentamente l’articolo 21 del regolamento, l’attività di studio può essere conferita ad una commissione permanente o ad una commissione costituita ad hoc. Null’altro cita il regolamento in merito alle diverse commissioni speciali che l’organo può costituire”.

“In ogni caso l’articolo 16, comma 3, dello Statuto va a ‘superare’ la previsione regolamentare, affidando direttamente al consiglio la decisione di istituire con delibera una tale commissione E’ chiaro quindi che l’assenza di ulteriori tipologie di commissione all’interno del regolamento cede di fronte alla previsione di cui al citato articolo 16, comma 3. Evidente quindi che la volontà del consiglio fu quella di dare un maggior peso alle commissioni di indagine e di studio, lasciando quindi alla propria autonomia, in base al momento storico e alle condizioni sociali, politiche ed economiche, la possibilità di deliberare altre commissioni speciali senza restare imbrigliati in disposizioni statutarie o regolamentari (magari una commissione che vigili sull’applicazione di un contratto di servizio specifico, una commissione che fornisca gli indirizzi per le società in house, una commissione di controllo sugli atti amministrativi, una commissione di vigilanza sull’attuazione del piano di riequilibrio finanziario, o qualunque altra cosa vi venga in mente)”.

La proposta presentata dalla maggioranza ha di fatto azzerato le speranze del M5S di vedere passare la propria proposta: “Per arrivare ad essere votata in consiglio, le due proposte dovevano essere analizzate dalla commissione consiliare permanente che ha competenza in materia – spiegano dal M5S – Se le due proposte fossero arrivate a questa fase, di sicuro quella della maggioranza sarebbe stata approvata, visto che loro hanno i numeri per farla passare. Invece la nostra proposta non è arrivata nemmeno ad essere votata dalla commissione permanente. Il segretario generale, infatti, ha dato un parere tecnico negativo e di conseguenza la nostra proposta è stata rigettata ancora prima di passare in commissione”.

consiglio comunale savona

A spigare cosa abbia spinto il segretario generale a rigettare il documento è Meles: “Il segretario sostiene che tale commissione speciale possa essere solo di studio (articolo 21 regolamento) o di indagine (articolo 20) e che essendo di controllo è equiparata, ai sensi dell’articolo 16, comma 4-bis, dello Statuto, ad una commissione di indagine. Peccato che toppi non solo per aver ignorato il comma 3, ma soprattutto perché il comma 4-bis non equipara affatto la commissione di indagine a quelle di controllo, semplicemente prevede che la presidenza delle commissioni di indagine ‘ovvero’ (che in italiano significa ‘o’, congiunzione disgiuntiva e in ambito giuridico ha esclusivamente tale valore) delle commissioni di controllo vada alle minoranze. Fine. E’ la mera attuazione dell’entrata in vigore dell’articolo 44 del Tuel”.

Insomma, un “ovvero” che per il segretario generale esclude il fatto che la commissione possa effettivamente vedere la luce. Una interpretazione che secondo Meles e i suoi è del tutto errata: “A rafforzare tale tesi, basti leggere l’articolo 16, comma 7, dello Statuto che evidenzia ulteriormente come le commissioni permanenti, speciali e di indagine, quando ne disciplina la pubblicità (le sedute di cui ai commi 1 e 3 sono pubbliche, quelle di cui al comma 4 sono segrete).

Poi possiamo anche aprire il capitolo sulla gerarchia delle fonti e sull’autonomia del consiglio, ma renderebbe il post ancor più lungo. Alla luce di tutto questo posso quindi affermare semplicemente che qualcuno abbia chiesto la ‘cortesia’ al segretario di impedire l’approdo della proposta di commissione speciale in consiglio, togliendo la maggioranza dall’imbarazzo di dire no ad una commissione pubblica e trasparente (che peraltro deve esaminare atti pubblici e audire soggetti pubblici) per fare chiarezza sull’operato di Ata negli ultimi anni. Stante la situazione e stante la legittimità degli atti presentati, è normale che ci si sia dovuti inventare presunte violazioni regolamentari in merito al contenuto della proposta deliberativa (peccato che tale solerzia i dirigenti non ce l’abbiano mai nelle proposte palesemente viziate della giunta, in violazione totale di norme regionali, statali o addirittura comunitarie a volte), portando il segretario a sostenere posizioni assurde pur di rispettare il volere della maggioranza. Parallelamente la maggioranza ha infatti proposta una commissione d’indagine (articolo 16, comma 4, dello Statuto e articolo 20 del regolamento del consiglio)”.

“Che commissione d’indagine sia allora, non saranno sei mesi di segreto d’ufficio (altro motivo per cui abbiamo proposto una commissione speciale e non di indagine) ad impedire ai savonesi di sapere chi ha portato la loro azienda sull’orlo del fallimento (e di conseguenza il Comune) e che cosa è stato fatto con le milionate di euro prelevati dalle nostre tasche nel corso degli ultimi dieci anni”.

Ma non finisce qui. Secondo i pentastellati, infatti, il parere negativo del segretario non è casuale: “O il segretario ha male compreso il significato del termine ‘ovvero’ presente nello statuto o forse c’è un altro tipo di problema, dato dal fatto che la commissione doveva verificare il lavoro svolto nel periodo in cui lei era assessore (dal 2006 al 2008) e in cui potrebbero esserci state operazioni non aderenti alle norme da parte di chi amministrava. Tra queste si sarebbero le spese eccessive per i consulenti esterni. Consulenti tra i quali c’era anche il marito del segretario generale”.

“Noi riteniamo che per il suo precedente incarico in amministrazione comunale il parere del segretario sia in palese conflitto di interesse, nonché in violazione della legge, dello statuto del Comune e del Tue. Per questo motivo non riconosciamo la legittimità del parere espresso dal segretario generale, che riteniamo essere viziato nella forma”.

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