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Savona, una bimba scrive a Caprioglio: “Perchè a scuola non posso mangiare le cose buone di mia mamma?” foto

La piccola chiede aiuto a IVG per raggiungere il sindaco: "I miei compagni si portano il pranzo da casa, io sono obbligata a mangiare quello della mensa"

Savona. “Perché io sono costretta a mangiare il cibo della mensa, quando i miei amici possono portarsi il pasto buono della mamma?”. Ecco la domanda che Sara (nome di fantasia), una bimba di quarta elementare, ha inviato alla redazione di IVG per indirizzarla al sindaco di Savona Ilaria Caprioglio.

Il tema è quello, già nell’occhio del ciclone, delle mense scolastiche. Tutto parte dagli aumenti delle tariffe decisi dal Comune in corso d’anno, duramente contestati da minoranze e genitori e finiti al centro di un consiglio comunale letteralmente “infuocato” (leggi l’articolo). In quel consiglio l’assessore al Bilancio Silvano Montaldo, di fronte a quello che è stato ribattezzato “l’esercito dei passeggini”, ha fatto marcia indietro sulle rette degli asili nido (rimandando gli aumenti a settembre) ma non su quelli relativi alla ristorazione scolastica (ribadendo che sarebbero diventati operativi da gennaio, e concedendo soltanto un lieve sconto a chi ha più di un figlio a tempo pieno).

Asili nido e mense di Savona, la protesta delle mamme

Da quegli aumenti, già al momento dell’annuncio, era scaturita una vera e propria “battaglia del panino”: molti genitori hanno chiesto, a tratti preteso, di non pagare il servizio mensa preferendo far portare ai propri figli il cibo da casa. La polemica in realtà è nazionale, e anche in altri Comuni della provincia savonese ci sono stati casi mediatici (leggi ad esempio cosa è accaduto a Pietra Ligure, “Il mistero dei bimbi in più”). A Savona, dopo le proteste dei genitori, la possibilità di portarsi il pranzo al sacco è stata concessa soltanto ai bambini che frequentano il cosiddetto “modulo” (ossia hanno solo alcuni rientri settimanali), ma non a chi è iscritto al tempo pieno e quindi a scuola mangia tutti i giorni.

E così ci si ritrova, nei giorni in cui si fermano anche i bimbi del modulo, con evidenti disparità nel mangiare: alcuni bimbi mangiano il cibo della mensa, mentre accanto a loro altri consumano il pranzo preparato dalla mamma. Una situazione che fa soffrire Sara: da qui il messaggio per il sindaco (“è mamma anche lei” ci scrive la bimba), con la speranza di poter cambiare le cose.

La madre già nei giorni scorsi aveva reso pubblico un primo sfogo. “A scuola cominciata il Comune di Savona causa debiti lasciati dall’amministrazione precedente dichiara l’aumento della mensa scolastica. Tutti indignati, 500 famiglie infuriate… allora si richiede la possibilità di poter portare il pranzo al sacco, che viene accolta ma ‘udite udite’ solo per il modulo. Così va da sé che noi del tempo pieno finiamo tutti ‘cornuti e mazziati’. Ora va bene tutto, ma vorrei sapere da questa persona facente parte del comune che ha stabilito questa regola cosa devo rispondere a mia figlia“.

La bimba, infatti, ogni giorno dice “che non trova giusto che chi mangia a casa 3 giorni alla settimana possa portarsi il pranzo (lei la chiama ‘la cosa buona di casa’) e lei che invece pranza 5 giorni a scuola deve mangiare in mensa (evito di dirvi come ha definito il cibo della mensa). Dice che si sente discriminata rispetto all’altra classe, cosa devo risponderle? Perché qui si fa presto a prendere decisioni ma poi la realtà è che abbiamo a che fare con dei piccoli esseri umani che hanno un cervello e che meritano spiegazioni logiche. E qui di logico non c’è nulla“.

“Io voglio risposte – tuona la mamma di Sara – Voglio risposte serie da dare a mia figlia perché oggi tornerà a casa con la stessa domanda di ieri e l’altroieri. Perché lei è costretta a mangiare cibo della mensa e accanto a lei c’è chi può portare il pasto buono della mamma? Qui non si ragiona per i soldi ma per i nostri figli, ai quali insegniamo da quando nascono che la legge è uguale per tutti. Io non ci sto, voglio avere gli stessi diritti degli altri. E voglio delle risposte”.

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