IVG.it -  Notizie in tempo reale, news a Savona, IVG: cronaca, politica, economia, sport, cultura, spettacolo, eventi ...

Profughi a Loano, ecco le loro storie: “Siamo scappati dalla guerra che ha riempito le strade di morti”

IVG.it ha incontrato i dieci stranieri ospitati nell'ex convento di Sant'Agostino

Loano. “Ho lasciato il mio paese di origine nel 2001 perché il capo del mio villaggio perseguitava la mia famiglia. Ho vissuto a lungo in Libia. Qui ho visto la guerra e i conflitti, che hanno riempito le strade di morti. Appena ho potuto, mi sono imbarcato per raggiungere l’Italia”.

E’ questa la drammatica esperienza vissuta e raccontata a IVG.it da uno dei dieci profughi che da mercoledì scorso sono ospiti dell’ex convento degli agostiniani di Loano, ora gestito dalla Fondazione Ceis di Genova.

Provengono da Ghana, Gambia, Nigeria e Guinea Conakry, hanno età, provenienze ed esperienze di vita diverse, ma condividono tutti lo stesso status, cioè quello di “richiedenti asilo”. Cioè hanno chiesto asilo politico al nostro paese in quanto vittime di persecuzioni nella loro nazione di origine. Questo li ha spinti in tempi diversi a tentare la fortuna, a salire su uno dei ben noti “barconi” e a raggiungere il nostro paese, in cerca di una vita migliore, di sicurezza e di possibilità.

“Ho raggiunto la Libia senza documenti – spiega ancora il ragazzo, che oltre alla sua lingua di origine parla francese e qualche parola di inglese – Per questo motivo sono stato anche arrestato. Lì la situazione era difficilissima. Oltre alla guerra, c’erano violente faide tra famiglie, che hanno causato tantissimi morti”.

La Libia, come noto, è stato punto di partenza per moltissimi stranieri che oggi vivono nel nostro paese: “Io arrivo dal Ghana – spiega con grande timidezza e in un inglese appena abbozzato un altro ragazzo – Ci ho messo un mese per arrivare in Libia. Qui per otto mesi ho lavorato come muratore. Così sono riuscito a guadagnarmi i soldi necessari a venire in Italia”.

L’Italia rappresenta per molti il miraggio di una nuova vita lontano dalle guerre e dalle persecuzioni. E’ per questo che sulle nostre coste sbarcano regolarmente decine (se non centinaia) di profughi: “La prassi è sempre la stessa – spiegano da Ceis – I richiedenti asilo vengono schedati o al momento del loro arrivo o una volta che vengono presi in carico dalle prefetture competenti (nel caso di Loano, quella di Savona). Una volta che gli uffici competenti hanno dati precisi circa il numero di stranieri da ‘smistare’, pubblicano un bando al quale rispondono cooperative, associazioni o onlus come la nostra”.

A Loano, come detto, l’accoglienza è gestita dalla Fondazione Ceis di Genova: “Ogni ente ha una propria prassi – spiegano dalla Fondazione – ma ci sono obblighi di legge e procedure che non possono essere evitate. Come ad esempio il primo colloquio volto ad approfondire la conoscenza dello straniero o il percorso di inserimento o integrazione o ancora il passaggio davanti alla commissione incaricata di valutare la richiesta di asilo”.

Questo procedimento dura circa un anno: “Durante questo periodo i richiedenti asilo vanno a scuola, studiano l’italiano e svolgono lavori ‘socialmente utili’ (cosa che accadrà anche a Loano). Di solito effettuano lavori di piccola manutenzione o di pulizia (come avvenuto a Pietra Ligure, dove nei giorni scorsi i dodici profughi ospiti di un albergo cittadino hanno effettuato la pulizia delle spiagge del litorale). Ma l’intenzione, almeno da parte nostra, è quella di inserirli in un progetto in ambito agricolo: purtroppo molti di loro non hanno una formazione professionale e quello delle coltivazioni è un settore in cui possono inserirsi piuttosto bene”.

Nel frattempo, i profughi studiano l’italiano e cercano di inserirsi: “Per loro questo è un mondo completamente nuovo”, confermano da Ceis.

Un esempio per tutti: molti di loro non conoscono le modalità più elementari per conservare adeguatamente il cibo. Anche per questo motivo, tra le prescrizioni imposte alle realtà che gestiscono l’accoglienza c’è anche quella di avere in organico un nutrizionista: “La nostra consulente – spiegano ancora da Ceis – sta insegnando loro le principali norme di sicurezza alimentare. Molti di loro, infatti, non conoscono tutti i cibi alimenti che caratterizzano la nostra alimentazione e di conseguenza non conoscono quali siano le modalità per conservarli senza farli deteriorare. Noi, quindi, stiamo insegnando loro le tre C della ‘food security’ e cioè ‘cooking’ (cucinare), ‘conservation’ (conservazione) e ‘clean’ (pulizia)”.

E l’alimentazione è proprio una delle “questioni” più complesse da affrontare in ambito di accoglienza: “Non conoscendoli o non avendoli mai mangiati – spiegano ancora da Ceis – i richiedenti asilo non sono in grado di assimilare i cibi che fanno parte della nostra dieta. Quindi è necessario stilare dei piani di alimentazione basati su ciò che già conoscono, in modo tale che possano consumare qualsiasi cosa proponiamo loro”.

In ambito di accoglienza dei profughi, uno dei tormentoni riguarda la diaria che ciascuno straniero riceverebbe e cioè 35 euro al giorno: “Le cose non stanno assolutamente così – puntualizzano da Ceis – Quei fondi non finiscono assolutamente nelle tasche dei richiedenti asilo. Ciascuno di loro riceve al massimo 5 euro, che di solito utilizzano per l’acquisto di cibo. Quando il cibo viene fornito dalla struttura, invece, la diaria si dimezza e diventa di soli 2.50 euro. Quella dei 35 euro al giorno, quindi, è solo una voce che non corrisponde affatto alla realtà”.

Profughi Loano

I dieci profughi alloggiano nelle stanze al secondo piano dell’ex convento di Loano: “Sono stanze doppie, dotate di letti a castello e un piccolo bagno. Non sono affatto delle suite, come vuole qualche luogo comune, ma sono stanze più che sufficienti per le loro necessità”.

Per accogliere i nuovi ospiti e anche per “farli conoscere” alla cittadinanza, Ceis ha organizzato per sabato 21 gennaio alle 18 presso la chiesa di Santa Maria della Misericordia (cioè Sant’Agostino) un “benvenuto in musica”. Dopo la messa celebrata da don Ivo Raimondo (vicario generale della diocesi), don Edmondo Bianco (parroco della San Giovanni di Loano) e don Enrico Giovannini, alle 19 ci sarà il concerto per voce solita, organo e tromba di Melissa Briozzo (soprano), Franco Cocco (tromba) e Andrea Verrando (organo), che eseguiranno musiche di Mendelssohn, Hollins, Haendel, Caccini e Franck. Alle 20 seguirà cena a buffet.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di IVG.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da hadrianus

    Va bene l’accoglienza.
    Ma due pensieri mi vengono;
    1) anche noi abbiamo subito guerra,perseguitati,deportati,torturati morti, ma i ns. giovani non sono scappati,sono saliti in montagna e molti di loro ci hanno rimesso la vita per salvare la propria gente.
    2) se questi scappano,chi difende i loro cari,le donne,i bambini,gli anziani, il paese dove sei nato ?
    Qualcuno mi da una spiegazione per favore ?