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Matrimoni “finti” per il permesso di soggiorno: anche le “spose” davanti al gip fotogallery

Nel mirino dei carabinieri e del pm Ferro le nozze celebrate in Comune a Savona, Varazze, Cairo e Casale Monferrato

Savona. Inizieranno domani e continueranno lunedì gli interrogatori delle dieci donne finite agli arresti domiciliari nell’operazione che ha scoperto un giro di nozze “finte” (organizzate per far ottenere a cittadini extracomunitari un permesso di soggiorno).

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Ad interrogarle sarà il gip Francesco Meloni che, ieri, aveva già interrogato Said Assouli, 46 anni, e Hatim Elasraoui, 35 anni, due delle cinque persone finite in carcere in esecuzione della misura cautelare richiesta dal pm Giovanni Battista Ferro. Le altre tre persone finite in manette, Hamid Tarik, 37 anni, Khadija Nasser, 49, e Luigi Accattatis, 62, erano invece stati ascoltati per rogatoria a Genova. Per tutti le accuse sono a vario titolo e in concorso di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina al falso per induzione.

La misura degli arresti domiciliari (misura applicata “a tempo” e che resterà valida per dieci giorni) era invece stata applicata nei confronti di: Katia Grippa, 32, Eliana Pizzorno, 53, Marzia Siragusa, 46, Samuela Pesce, 28, Jennifer Maletta, 20, e sua madre Manuela Ventimiglia, 43 (che avrebbe contribuito ad organizzare il matrimonio della figlia), Lara Punta, 46, Gabriela Ewa Dlugosz, 28, Debora Borrelli, 30, e Giuseppina Ciceri, 28.

Nel mirino dei carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Savona, coordinati dal pm Giovanni Battista Ferro, sono finiti dieci matrimoni, sette celebrati in Comune a Savona (il 19 marzo 2015, il 6 luglio 2015, il 27 gennaio 2016, il 9 aprile 2016, il 29 aprile 2016, il 26 gennaio 2016 e il 13 novembre 2016) e gli altri nei municipi di Varazze (il 31 agosto 2015), Cairo Montenotte (il 1° luglio 2016) e Casale Monferrato (il 23 settembre 2015).

Gli inquirenti hanno accertato che i matrimoni erano così ben simulati che sia gli ignari ufficiali di stato civile del Comune, che gli operatori di polizia dell’ufficio immigrazione e stranieri della Questura (nel quale veniva depositato l’atto di matrimonio), sono stati tratti in inganno e indotti in errore, come ha rilevato il gip Francesco Meloni nella sua ordinanza. Tra l’altro il pm Ferro ha sottolineato la preziosa collaborazione del Questore dall’inizio di questa vicenda.

Secondo la ricostruzione degli inquirenti, erano due le anime di questo business dei finti matrimoni: c’era un gruppo che si muoveva tra Savona ed Albenga composto da Nasser, titolare di un’agenzia d’affari e addirittura interprete per il Tribunale di Savona, che individuava gli sposi e li seguiva in tutto l’iter burocratico del matrimonio, e da Tarik e Elasraoui che, invece, pensavano alle spose e si occupavano dei loro pagamenti.

Tra Savona e la Valbormida, per gli investigatori, il punto di riferimento sarebbe stato invece Said Assouli che avrebbe organizzato alcuni matrimoni fittizi, assumendo anche il ruolo di testimone e interprete, seguendo con sorprendente competenza anche tutta la “pratica amministrativa” fino al rilascio del permesso di soggiorno da parte del clandestino.

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