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Lettere al direttore

Eccidio di Pian dei Corsi, la storia della commemorazione e del momunento

Il 21 giugno 1984 la Sezione finalese dà notizia della commemorazione dell’eccidio di Pian dei Corsi che si terrà domenica 5 febbraio e sottolinea l’importanza dell’avvenuto coinvolgimento dell’Amministrazione Comunale di Finale, coinvolgimento che permette alla commemorazione di assumere “un carattere di maggior respiro rispetto agli anni precedenti”.

Questo coinvolgimento di un’Amministrazione Comunale diventerà negli anni seguenti prassi normale con la partecipazione da protagonista di tutti i Comuni interessati all’eccidio di Pian dei Corsi e con la gestione della commemorazione delle Sezioni ANPI e delle rispettive Amministrazioni Comunali, a cominciare dal manifesto che annuncia la commemorazione che è firmato congiuntamente dalla Sezione ANPI e dal Sindaco del Comune cui tocca di anno in anno l’organizzazione della commemorazione. Con quest’impostazione l’ANPI si libera del rischio di una commemorazione nel chiuso del proprio recinto e contribuisce all’assunzione da parte della collettività intera della memoria resistenziale, attraverso il riconoscimento del diritto-dovere delle pubbliche istituzioni democratiche a farsi carico anch’esse di questa memoria senza delegarla totalmente al volontariato di associazioni come l’ANPI.

Del resto Pian dei Corsi è un grumo di memoria particolarmente significativo per Finale Ligure e i Comuni vicini. Su questo grumo di memoria si esercitano negli anni la fedeltà alla memoria e la pazienza di ricostruire dei partigiani e dei loro eredi e, contemporaneamente, l’odio degli eredi dei fascisti che, nel buio della notte e sotto la protezione dell’anonimato, trova sfogo nella distruzione e nella profanazione di lapidi e cippi.

Il 7 giugno 1991 il Comitato Direttivo dell’ANPI di Finale denuncia sui giornali la profanazione del Cippo di Pian dei Corsi compiuta il 17 maggio e, per sensibilizzare l’opinione pubblica su simili atti criminosi, organizza un raduno a Pian dei Corsi, in collaborazione con i Comuni della vallata, per il 16 giugno. Il 14 luglio 1991 le Sezioni ANPI di Finale, Orco Feglino e Calice chiedono ai Sindaci di Finale, Orco Feglino, Calice e Rialto un contributo per ristrutturare il Cippo profanato e per apporvi accanto un blocco di pietra del Finale con una targa in bronzo a ricordo dei partigiani caduti nella guerra di liberazione. Il 9 agosto 1991 il Comune di Rialto autorizza l’ANPI di Finale ai lavori di sistemazione e ristrutturazione del Cippo. Il 2 settembre 1991 il Sindaco di Finale comunica all’ANPI (c/o Giovanni Colombo, Loc. S. Bernardino 9) la concessione di un contributo per la ristrutturazione del Cippo precisando che l’entità del contributo sarà definita quando saranno noti i contributi erogati dagli altri Comuni.

Il 12 novembre 1991 le Sezioni ANPI di Finale, Orco Feglino e Calice inviano al Comune di Finale comunicazione dei contributi erogati dai Comuni di Calice, Orco Feglino e Rialto. Il Cippo restaurato viene inaugurato il 21 giugno 1992, ma già il 12 luglio 1992 Giovanni Colombo, in qualità di Segretario dell’ANPI finalese, denuncia alla Stazione dei Carabinieri di Finale che nella notte tra il 10 e l’11 luglio ignoti hanno distrutto le targhe apposte accanto al cippo, danneggiato a martellate il vecchio cippo in ceramica e imbrattato il cippo vecchio e quello nuovo con scritte inneggianti a Hitler e contro i partigiani “banditi traditori”.

Le profanazioni continuano: il 29 febbraio 2000 il Consiglio Comunale di Rialto e il 4 marzo 2000 il Consiglio Comunale di Finale e quello di Orco Feglino condannano la nuova profanazione ed esprimono preoccupazione per il risveglio in Italia e in Europa “di un’ideologia di esaltazione della violenza, del razzismo e della xenofobia, per sconfiggere la quale i giovani partigiani di Pian dei Corsi non hanno esitato a sacrificare le loro vite”. Il 17 maggio 2000 l’ANPI di Finale invita per il 28 maggio il Sindaco di Finale all’inaugurazione del ripristino del Cippo, ripristino patrocinato dal Comune di Rialto.

                                                                                                                               Luigi Vassallo, Centro Studi Costituzione e Democrazia – La memoria della Memoria

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