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Loano, in consiglio comunale scontro sul serbatoio del Consorzio di Verzi: “Soldi pubblici usati per favorire un privato”

La maggioranza e il gruppo di minoranza di LoaNoi si sono scontrati sull'opera "di pubblica utilità" che il Comune dovrebbe finanziare

Loano. “La nostra impressione è che vengano usati soldi pubblici per favorire un ente privato”. Così il capogruppo della lista civica “LoaNoi” Paolo Gervasi sintetizza i dubbi e le perplessità suoi e dei suoi colleghi di minoranza Patrizia Mel e Daniele Oliva a proposito dell’accordo tra il Comune di Loano e il “Consorzio Irriguo e Potabile Acqua Calda” di Verzi per lo stanziamento di 183 mila euro di fondi comunali per la realizzazione di un serbatoio a servizio dell’acquedotto consortile della frazione.

“Il 29 luglio – hanno ricordato i tre consiglieri di minoranza nell’interpellanza discussa ieri sera in consiglio comunale – il consiglio comunale ha approvato (nonostante i nostri voti contrari) l’assestamento di bilancio per l’anno 2016 e, contestualmente, la modifica del documento per la parte relativa alla programmazione delle opere pubbliche per il triennio 2016/2018. Fra le varie modifiche vi era l’impegno di 183 mila euro per la realizzazione di serbatoio idrico a servizio dell’acquedotto consortile dell’Acqua Calda di Verzi”.

L’intervento riguardava “la costruzione di un serbatoio di 4.40 metri di altezza, una misura in contrasto con il Piano Regolatore, che autorizza unicamente la realizzazione di serbatoi emergenti alti al massimo due metri e mezzo”.

Il permesso di costruire, dunque, poteva essere rilasciato solo in deroga allo Piano Regolatore e per “per edifici e impianti pubblici o di interesse pubblico. Per questo motivo, al solo fine di consentirne la costruzione in deroga alle norme del Prg, il consiglio comunale ha approvato la dichiarazione di pubblico interesse del serbatoio in questione”.

Insomma, secondo Gervasi, Mel e Oliva il consiglio comunale ha “forzato la mano” ritenendo il serbatoio un’opera di pubblica utilità: in questo modo, è stato possibile aggirare le limitazioni previste dal piano regolatore.

Ma c’è di più. Il Consorzio verzino, infatti, è un ente esterno non direttamente collegato al Comune. LoaNoi, quindi, chiede al sindaco Luigi Pignocca “in virtù di quale titolo, convenzione o accordo il Comune di Loano impegna risorse pubbliche per la realizzazione di opere a favore del Consorzio Irriguo dell’Acqua Calda che si configura quale ente esterno e che non opera al servizio dell’intera cittadinanza ma solo a favore delle utenze rientranti nel suo ‘perimetro’ di competenza”.

Secondo i tre consiglieri di minoranza, la pratica presenta anche un altro aspetto “critico” e cioè che a votarla, in sede di giunta, sia stato anche l’assessore Vittorio Burastero, il cui padre Angelo era ritenuto essere uno dei soci fondatori del Consorzio. Questo legame rappresenta per gli esponenti di LoaNoi quasi una sorta di “conflitto di interessi”: “Sarebbe stato meglio – ha detto ieri sera Daniele Oliva – se l’assessore Burastero e l’assessore Zunino, entrambi residenti a Verzi, si fossero astenuti dal votare questa pratica. Invece così non è stato”.

Diversamente, durante la votazione in consiglio, Burastero aveva scelto di astenersi “per opportunità” proprio per il legame di parentela con uno dei soci del Consorzio. Da ulteriori accertamenti è emerso che tra i soci fondatori non c’era il padre dell’assessore Burastero ma addirittura il nonno nel 1931.

Secondo Daniele Oliva, però, altri motivi di imbarazzo sono dati dal fatto che Burastero ha mantenuto frequenti contatti con il Consorzio “facendo da consigliere” a quello che è un ente privato.

Un quadro che Burastero ha respinto con decisione: “Io ho solo fatto da anello di congiunzione tra una istituzione e un’altra, tra Comune e Consorzio. Per quel che riguarda il voto in giunta, il mio voto e quello di Zunino non sono stati determinanti, la pratica è stata comunque approvata con la maggioranza dei voti”.

Il primo consiglio del Pignocca Bis

Tornando alla questione relativa alla valenza pubblica del serbatoio, Gervasi ha osservato: “Un intervento del genere può essere anche plausibile, ma deve avere anche una sua ragion d’essere. Invece qui manca qualcosa. In questo caso un ente privato, un ente esterno, ha presentato una richiesta di finanziamento per la realizzazione in deroga di un serbatoio. Questa deroga può essere concessa solo se l’opera è pubblica o viene riconosciuto che ha un interesse pubblico. Voi avete deciso di concedere la deroga in quanto ritenete che l’opera abbia un interesse pubblico. Ma se così fosse, il serbatoio dovrebbe rimanere nelle mani del Comune. Se così fosse, ci dovrebbe essere una convenzione fra le parti per delimitare il perimetro dell’accordo. Invece non c’è alcun accordo. La delibera di giunta che autorizza questa opera è l’unico legame tra Comune e Consorzio”.

Insomma, secondo Gervasi il Comune ha autorizzato un ente privato a realizzare un’opera ritenuta di pubblica utilità, lo ha finanziato ma poi non ha stabilito in modo chiaro chi sarà il proprietario dell’opera. Inoltre, il fatto che un’opera venga riconosciuta come “di pubblica utilità” (condizione fondamentale perché possa beneficiare delle deroghe necessarie alla sua costruzione) non implica automaticamente anche il fatto che il Comune debba sobbarcarsi le spese per la sua realizzazione: “Con questo criterio anche un ampliamento di una scuola privata in deroga a vincoli urbanistici sarebbe giustamente autorizzato, riconoscendone la pubblica utilità. Ma i relativi costi non devono essere certo posti a carico della collettività. La nostra impressione è che vengano usati soldi pubblici, derivanti da oneri di urbanizzazione, per favorire un ente privato”, ha sintetizzato il capogruppo di LoaNoi.

“Una recente sentenza del Consiglio di Stato stabilisce che deroghe per questioni di pubblica utilità possono essere concesse anche a soggetti privati. Ma il fatto che ci sia questo riconoscimento non significa che l’opera diventi pubblica e quindi che debba essere pagata con soldi dei cittadini per poi finire in mano ai privati. Così com’è impostata, questa pratica non va bene. Ma è il nostro giudizio: magari la corte dei conti potrà esprimere il proprio parere, che di certo è più autorevole del nostro”.

Burastero ha ribattuto: “A me sembra molto chiaro: se un’opera è di interesse pubblico può essere soggetta a deroghe, se non è riconosciuta come di interesse pubblico non è soggetta a deroghe. E’ vero, manca un legame tra Comune e Consorzio. Ma presto ci sarà: abbiamo già approvato una bozza di convenzione. Quando si andrà a realizzare l’opera e si formalizzerà la convenzione si faranno tutti i passaggi conseguenti. Ad oggi l’approvazione della bozza era necessaria per dare il via alla realizzazione di un’opera a scomputo, che verrà poi gestita come un’opera pubblica e sarà regolamentata con chi ne farà uso”.

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