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Lettere al direttore

Le alluvioni – La storia si ripete in Val Bormida da secoli foto

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La Val Bormida dovrebbe aver imparato dalla storia a fare i conti con la potenza della natura, che si ribella ciclicamente alla civiltà umana, riprendendosi la padronanza di ciò che abbiamo solo in prestito per vivere e lavorare. Nei secoli scorsi ferriere, falegnamerie, mulini, …, in una civiltà prevalentemente contadina che andava espandendosi pian piano in un sistema industriale, avevano bisogno di essere il più vicino possibile a fonti torrentizie per attivare al meglio la propria produzione, e generavano di conseguenza anche l’edificazione di casolari e fabbricati tutt’intorno. Oggi, invece, dovremmo prendere sempre più precauzioni per evitare questa cementificazione costantemente a rischio alluvioni.

Abbiamo in varie realtà valbormidesi, targhe che ci ricordano le alluvioni memorabili del passato, come ad esempio in loc. Ferriera Nuova nel Comune di Murialdo (SV), fatta apporre da Rosa Aicardi vedova Olivieri, sul muro esterno della propria villa settecentesca, testimone della pericolosa ed immensa inondazione del torrente Siondo e del fiume Bormida, in cui per fortuna non si ebbero vittime e l’immobile si salvò dal disastro.
Come riportato sul libro “Riofreddo, una piccola Inghilterra nel cuore dell’Alta Val Bormida” 1998 (autrice Simona Bellone), correva l’anno 1878, nel giorno 8 ottobre e la targa storica recita così:

LA BORMIDA E IL SIONDO

IRROMPENTI INSIEME

NELL’OTTAVO GIORNO D’OTTOBRE MDCCCLXXVIII

ARRIVARONO ALL’ALTEZZA DELLA BASE

DI QUESTO MARMO

MINACCIANDO TRAVOLGERE

NELL’IMPROVVISA ORRENDA PIENA

CASE E FAMIGLIA

ROSA AICARDI VEDOVA OLIVIERI

A PERPETUA MEMORIA

Come si può notare dalla mia foto scattata il 21/06/2008, durante un restauro dell’affresco esterno della Parrocchia “Madonna degli Angeli”, (un tempo cappella privata edificata nel 1723, alla quale la famiglia facoltosa assisteva dall’alto alle funzioni religiose, tramite una finestra di una camera adiacente), l’acqua in piena travolse il cancello della villa “Rosa” ed era già arrivata al secondo piano, e mancava solo una manciata di metri per entrare in Chiesa.

Il problema italiano in ogni campo, rimane sempre la mancanza di capacità di far bagaglio della propria storia per applicarla alla vita quotidiana, e perpetuare ai posteri la conoscenza culturale, artistica e storica. In questo caso, è basilare pulire i boschi da rami secchi e alberi “marci in piedi” lasciando opportune riserve di fusti più giovani e sani, ed anche togliere arbusti in prossimità delle rive dei fiumi, oltre ad abbassare il letto del fiume e pulire i tombini e canali lungo gli asfalti per lasciar defluire acqua piovana e di sorgenti montane. E’ da notare anche che il clima sta cambiando da decenni, causa anche l’inquinamento industriale, passando da un temperato mediterraneo, ad uno più umido equatoriale, facendo scomparire la netta differenza fra le quattro stagioni di un tempo, quasi eliminando le benefiche e lunghe nevicate, per passare ad estenuanti mesi di siccità alternati a mesi estremamente piovosi.

Sarà più utile ricostruire opere civili e pubbliche per permettere alla civiltà di vivere ostinatamente in queste realtà sempre più costosamente a rischio, o sarà meglio allontanarsi il più possibile da torrenti e fiumi, per edificare in zone più sicure, mantenendo comunque una pulizia certosina dell’intera vallata valbormidese?

Sarà utile quindi ricordare la nostra storia artistica e culturale in pubblicazioni simili a “Val Bormida in versi colorati” della caARTEiv, per non dimenticare questa valorosa identità memorabile italiana, ed ancor più importante, con i potenti mezzi industriali moderni, attivarsi per realizzare un futuro coscienzioso, sicuro e migliore per i nostri discendenti.

Spero di lasciare un contributo utile quale punto di riflessione per evitare disastri simili ed esosi esborsi di denaro in futuro per la ricostruzione a circa cadenza ventennale sul nostro amato ligure territorio storico.

Simona Bellone pres. caARTEiv

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