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Vado trema: Bombardier taglia altri 5.000 posti di lavoro nel settore ferroviario fotogallery

L'annuncio si somma a quello dello scorso febbraio: prosegue dunque la ristrutturazione varata un anno fa

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Vado Ligure. Un nuovo taglio da 7.500 posti di lavoro, di cui ben 5.000 nel settore Transportation, ossia quello dello stabilimento vadese. Lo ha annunciato venerdì la direzione centrale canadese di Bombardier: l’operazione rientra nel piano di ristrutturazione quinquennale lanciato nel 2015.

Si tratta del secondo, drastico “taglio” da parte della multinazionale: già a febbraio erano stati annunciati 7.000 licenziamenti, di cui quasi la metà nella divisione ferroviaria di cui parte l’impianto di produzione di Vado Ligure. Questa volta l’impatto sarà ancora più pesante: sono ben 5.000, infatti, i posti di lavoro a rischio nel settore del materiale rotabile, mentre gli altri 2.500 licenziamenti interesseranno invece la divisione aerospaziale.

Una mossa, come detto, che rientra nel piano di ristrutturazione approvato lo scorso anno: troppi infatti, secondo il management dell’azienda, i siti che producono componenti simili. La società prevede in questo modo di ottenere risparmi ricorrenti per circa 300 milioni di dollari entro la fine del 2018. “Le azioni annunciate oggi – ha dichiarato l’amministratore delegato Alain Bellemare – ci assicureranno di avere il giusto rapporto tra costi, strutture e forza lavoro, con un’organizzazione in grado di competere e vincere nel futuro. Quando abbiamo lanciato il nostro piano di rilancio lo scorso anno ci siamo impegnati a trasformare la nostra azienda, riducendo i costi e diventando più efficienti in tutte le nostre operazioni, e questo è esattamente ciò che stiamo facendo. Le azioni annunciate oggi sono necessarie per garantire la competitività a lungo termine di Bombardier. Siamo fiduciosi”.

Impossibile al momento stimare esattamente l’impatto che il provvedimento avrà sui lavoratori al momento in forza allo stabilimento di Vado Ligure, negli ultimi mesi già investito da una crisi occupazionale che ha portato all’utilizzo di ammortizzatori sociali e al trasferimento di parte degli operai in altri siti nel resto d’Italia.

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