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Il “sommerso” dilaga in Riviera, gli albergatori schierati contro gli affitti in nero

L'Upa di Savona chiede leggi precise contro le strutture che oggi lavorano nella semi-clandestinità

Savona. Annunci pubblicati da persone che amministrano più alloggi e che non registrano i contratti di locazione. In Riviera dilaga il “sommerso” nel turismo tanto che gli albergatori aderenti all’Upa, la principale associazione del settore, è sul piede di guerra. “Quale soluzione migliore da adottare? Tassare la sharing economy – sottolinea Carlo Scrivano che dell’Upa è il direttore – Il mercato del sommerso non solo è fonte di concorrenza sleale nei riguardi degli imprenditori che pagano le tasse, rispettano le regole e danno lavoro a terzi, ma pone anche un problema di sicurezza sociale: per il flusso non controllato di persone all’interno di alcune abitazioni. Il consumatore è ingannato due volte: viene tradita la promessa di vivere un’esperienza autentica e vengono eluse le norme poste a tutela del cliente, dei lavoratori, della collettività, del mercato”.

Per gli albergatori dunque è necessario definire un quadro normativo chiaro e preciso che contrasti efficacemente il fenomeno dell’abusivismo. “Confidiamo che si passi presto dalle parole ai fatti e che un primo segnale arrivi dal Governo che deve agire sia sul mercato in espansione della sharing economy così come sugli home restaurant. Pure quelli si stanno affacciando in Riviera.

Per Upa si pone un problema di evasione fiscale e di concorrenza sleale, ricordando che città come Amsterdam, Barcellona, Berlino, New York, Parigi si sono già mosse per contrastare l’abusivismo. Dal rilascio di una licenza, all’apertura di una partita Iva obbligatoria se l’attività supera i 60 giorni l’anno, alla gestione solo da parte di imprese ricettive dei contratti d’affitto inferiori a 30 giorni, a multe fino a 100 mila euro per chi viola le regole sugli affitti di breve durata.

“Dunque occorre una presa di posizione urgente da parte di chi coloro che legiferano le normative – la pensa così Scrivano – perché non è corretto che le strutture ricettive che sono in regola, che pagano le tasse e la tassa di soggiorno e rispettano le norme sia penalizzate e messo “fuori gioco” da altre strutture abusive che invece lavorano nell’ombra della semi-clandestinità. Upa – precisa il direttore – non è contraria a nuove forme di ricettività complementare, ma chiediamo il rispetto delle regole e chiarezza”.

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