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Regione, approvato il documento di economia e finanza 2017-2019

E' il primo provvedimento di programmazione generale riferito ad un arco temporale disciplinato dalle nuove regole contabili introdotte nel 2011

Regione. Il consiglio regionale ha approvato con 16 voti favorevoli (maggioranza di centro destra), 15 contrari (Pd, Movimento5Stelle e Rete a sinistra) la “Proposta di deliberazione numero 34 – Documento di economia e finanza regionale 2017-2019”.

Il “Documento di Economia e Finanza Regionale per gli anni 2017/2019” rappresenta il primo provvedimento di programmazione generale della Regione Liguria riferito ad un arco temporale disciplinato dalle nuove regole contabili introdotte dal decreto legislativo numero 118 del 2011.

E’ il primo tassello della programmazione finanziaria e di bilancio della Regione per il triennio di riferimento; definisce gli obiettivi della manovra di bilancio regionale: le previsioni di bilancio devono, infatti, essere elaborate sulla base delle linee strategiche e delle politiche contenute nel Defr. I contenuti del Defr sono definiti a seguito del parere che la Conferenza permanente per il coordinamento della finanza pubblica elabora sulle linee guida per la ripartizione degli obiettivi di finanza pubblica inseriti nel “Documento di Economia e Finanza” statale e nella sua nota di aggiornamento.

Poiché, come già lo scorso anno, il parere in questione non è stato rilasciato, il Defr della Regione Liguria è stato redatto nel rispetto dei contenuti obbligatori previsti dalla legge, facendo riferimento agli obiettivi strategici dell’Ente ed è stato, pertanto, articolato sulla base delle missioni del bilancio regionale in relazione agli obiettivi medesimi. Il quadro prospettico delle risorse e le previsioni quantitative a livello regionale risentono, pertanto, della mancata definizione di un quadro complessivo nazionale di riferimento e le proiezioni delle principali grandezze, che costituiscono il bilancio autonomo regionale, sono state costruite esclusivamente sulla base delle stime di crescita tendenziale e non programmatica contenute nel Def nazionale e sulla base di eventuali interventi normativi statali o regionali sulla singola materia.

Alice Salvatore (Movimento 5 Stelle) ha detto che la programmazione economico-finanziaria che discenderà da questo documento “non potrà che essere ispirata al peggior ‘continuismo’, contrabbandando forme ‘evolute’ di tagli lineari per soluzioni innovativi in materia di riduzione della spesa pubblica , in grado di tener conto dei bisogni della collettività”. Nella relazione il consigliere ha rimarcato che nella programmazione economica regionale non c’è “alcun cenno ad iniziative concrete intraprese dalla giunta a favore dello sviluppo delle esportazioni e degli scambi commerciali con altri paesi”. In materia di turismo, a suo avviso, “non è chiaro quali politiche la giunta intenda attuare per incrementare il dato percentuale delle presenze rispetto a quello degli arrivi”.

Il consigliere ha inoltre accusato la giunta di aver fatto finora poco o nulla in merito all’aumento dei non occupati e dei giovani tra i 15 ed i 35. Secondo il consigliere, dunque, il Defr non presenta i caratteri propri di un documento di programmazione: “Nell’insieme – ha aggiunto – si è preferito descrivere scenari di altri livello di governo, piuttosto che delineare una visione della Regione, della società e degli enti che gravitano su di essa, da attuare sin dal prossimo anno”.  Salvatore ha concluso: “La giunta regionale ha perso ancora un’occasione ufficiale per illustrare ai liguri qual è la “sua” idea di Regione , intesa anche come governo della collettività ligure”. Il consigliere ha quindi annunciato il voto contrario del Movimento 5 Stelle.

Andrea Melis (M5S), dopo una lunga analisi del testo, ha rilevato che il documento “non consente di esprimere giudizi in quanto di natura generale” e non fornirebbe, dunque, “metri di giudizio utili per capire che cosa sarà fatto” dall’amministrazione regionale. Secondo Melis, in particolare, il Documento “non è condivisibile nelle premesse e rispetto a quanto abbiamo visto fare fino ad ora dalla giunta in relazione ad alcuni impegni assunti nel documento”.

Marco De Ferrari (M5S) ha insistito sulla necessità di prevedere ad avviare politiche concrete sul lavoro, con particolare riferimento ai giovani e alle donne che toccano i livelli più alti di disoccupazione. Interventi sono necessari – ha aggiunto – nel settore dei trasporti, che dovrebbero essere tesi in particolare, secondo il consigliere, per rinnovare il parco mezzi. De Ferrari ha espresso preoccupazioni per il dissesto idrogeologico e, nel contempo, per la flessione delle piccole e medie imprese agricole. Su queste imprese, anche con la finalità di contenere il dissesto, secondo il consigliere occorrerebbe investire, anziché puntare ad alcune grandi opere. De Ferrari ha insistito sulla necessità di ridurre l’“esportazione” di rifiuti e di potenziare la raccolta differenziata e riciclo.

Pippo Rossetti (Pd) ha rilevato con soddisfazione che il documento “fornisce un riscontro statistico e numerico sulle azioni messe in campo dal Governo nazionale per ridurre la tassazione per aziende e cittadini” attestando anche la solidità del bilancio regionale in materia di sanità lasciato dalla precedente amministrazione. Nel merito degli orientamenti strategici della giunta, contenuti nel Documento, Rossetti ha criticato l’assenza di fondi destinati al Terzo settore, da tempo impegnato anche nel riutilizzo dei beni confiscati alla mafia, ha rilevato scarsa chiarezza e precisione sui fondi destinati ai Comuni, carenza di risorse destinate agli asili nido e ha lamentato l’assenza di politiche a sostegno del reddito delle famiglie con bambini piccoli economicamente più fragili.
Rossetti, inoltre, ha chiesto “integrazione fra le politiche sociali, abitative e del lavoro per i disabili” e, al termine del proprio intervento, ha criticato l’eventuale acquisto della sede della Regione in Piazza De Ferrari proponendo che la cifra, ipotizzata per l’acquisto, sia dirottata alla realizzazione della casa della salute in Valpolcevera, a Genova.

Il presidente Giovanni Toti ha rilevato che il documento si inserisce in contesto nazionale ancora indefinito perché il governo si appresta a presentare in questi giorni la versione definitiva della Legge di Stabilità che – ha aggiunto – sarà particolarmente pesante per le Regioni con un’ipotesi di tagli per 2,7 miliardi per spese non sanitarie, che costringerà a drastici tagli le amministrazioni. Toti ha rilevato che l’abolizione delle Province ha comportato un aumento della spesa corrente da parte della Regione, che ha dovuto assumere nuove competenze e personale delle ex Province e con una riduzione dei fondi per 4 milioni di euro. “Come Regione noi continuiamo sulla nostra strada. Nel documento – ha spiegato – noi abbiamo preso atto della realtà descritta. Noi portiamo avanti il nostro piano di finanza pubblica quinquennale e andremo avanti con le nostre riforme”.

Toti ha ricordato, quindi, tra l’altro, gli interventi nella sanità, nella formazione professionale, nella ristrutturazione della finanza regionale, nella tutela del territorio e nel riordino della protezione civile. Secondo il presidente, si tratta di segnali che testimoniano l’azione volta al recupero produttivo ed economico della Liguria, “che pure da già qualche lieve segno di miglioramento” in controtendenza rispetto al resto del Paese.

Intervenendo sulla polemica sollevata dalle opposizioni sull’eventuale acquisto della sede della Regione di piazza De Ferrari, Toti ha sottolineato che la questione rientrerà in un piano di razionalizzazione degli immobili che determinerà un risparmio di oltre un milione di euro all’anno. Per quanto riguarda la tutela del territorio il presidente, infine, ha ricordato che questa competenza era in carico alle Province abolite dal Governo Renzi.

Gianni Pastorino (Rete a Sinistra) ha annunciato voto contrario rilevando che il testo “rappresenta una fotografia statica mentre manca una vera programmazione e un progetto di sviluppo della Liguria. Non trovo nessun elemento politicamente di spinta”. Secondo il consigliere si tratta di un documento squisitamente tecnico mentre “spetterebbe alla politica la visione di insieme che manca del tutto in questo documento”.

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