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Referendum costituzionale, ecco il comitato di governatori: Toti, Zaia e Maroni per il No fotogallery

E il governatore Toti risponde all'attacco del Pd

Liguria. “Un comitato istituzionale del no con sindaci e amministratori locali”: e’ quello che hanno lanciato i governatori di Lombardia, Roberto Maroni, Liguria, Giovanni Toti, e Veneto, Luca Zaia, per il referendum del 4 dicembre. La riforma costituzionale, hanno detto i tre governatori del centrodestra a Milano, “ricentralizza” e bisogna dunque “difendere il sistema delle autonomie, delle Regioni, dei territori e quindi della democrazia”. La controproposta e’ quella già ipotizzata dai leader del centrodestra: presidenzialismo e federalismo.

Nel documento si critica la riforma costituzionale perche’ “e’ stata discussa e approvata, su proposta di un potere costituito, cioè il governo, da un Parlamento sul quale grava un clamoroso deficit di potere costituente per effetto della sentenza della Consulta 1/2014” che boccio’ il cosiddetto ‘porcellum’. La riforma, inoltre, lamentano i tre governatori di Lombardia, Veneto e Liguria, “si contrappone, nei suoi contenuti, all’articolo 5 della Costituzione: i principi di decentramento e della promozione della autonomie territoriali e locali non sono solo principi ispiratori dell’organizzazione della Repubblica, ma sono anche sacrosanti diritti de cittadino-elettore per la costruzione di una vera democrazia di prossimità”. La legge Boschi, sostengono anche, “e’ profondamente contraddittoria perche’ sancisce il passaggio da un regionalismo senza Senato delle autonomie a un Senato delle autonomie senza regionalismo”.

“Il nuovo Senato, pur essendo un’assemblea legislativa – stigmatizzano Maroni, Toti e Zaia -, non e’ elettivo e dunque arreca un’erosione alla qualità della democrazia praticata in questo paese” e “si configura come una specie di ‘insalata russa’ con i rappresentanti degli esecutivi regionali (presidenti di giunta e assessori), i rappresentanti dei legislativi regionali (Consigli) e i sindaci dei Comuni: tale irrazionale disomogeneità renderà le singole delegazioni altamente conflittuali al loro interno e smentisce, per via della presenza dei sindaci, l’obiettivo dichiarato di rendere più coerente la legislazione nazionale e regionale”. Inoltre, il nuovo Senato, “che non cancella il sistema delle Conferenze, sarà un’assemblea ‘a porte girevoli’ per via del non allineamento delle singole legislature regionali o comunali” e l’incarico di senatori che i consiglieri o i sindaci saranno chiamati a svolgere. Maroni, Toti e Zaia intravedono nella riforma una “evidente volontà di riaccentrare molte competenze legislative dalle Regioni allo Stato”.

“Lombardia, Veneto e Liguria – sostengono – erogano dei servizi a basso costo e di elevata qualità (prova ne sia la consistenza del residuo fiscale, circa 77 miliardi di euro); con il trasferimento di una larga parte delle competenze regionali allo Stato centrale e ai suoi apparati, questi servizi costeranno di piu’ e saranno di qualita’ inferiore. Con la riforma le materie di competenza esclusiva dello Stato vengono eccessivamente aumentate”. Infine, la riforma “introduce a ‘clausola di supremazia’ ovvero ‘di salvaguardia’: senza potere di veto da parte del nuovo Senato e su proposta del governo, la legge dello Stato può intervenire anche sulle materie di competenza esclusiva delle Regioni”.

I tre governatori non si limitano a criticare la riforma Boschi ma offrono una loro proposta che contiene, tra la altre corse, l’adozione del modello presidenziale con l’elezione diretta del capo dello Stato; un nuovo modello di federalismo con un’assemblea delle autonomie a sostituire il Senato; l’avvio di un processo di macro-regionalizzazione; il taglio dei deputati da 630 a 430 e la soppressione dei senatori a vita; oltre all’inserimento del vincolo di mandato per i parlamentari e il potenziamento del strumento del referendum allargandolo ai trattati internazionali.

Per Giovanni Toti la posizione del centrodestra a favore del ‘No’ al referendum costituzionale e’ “chiara”. “Il centrodestra ha tante anime, dopodiche’ non lo
trovo così litigarello. Mi sembra che siano gli altri schieramenti che si divertono con questo sport. I partiti sono fatti per discutere, le coalizioni sono fatte per confrontarsi”, ha affermato il presidente della Regione Liguria, che ha firmato un documento unitario, ‘Serve un No’, con Roberto Maroni e Luca Zaia.

“Qui ci sono tre governatori che governano tre Regioni con maggioranza omogenea – ha continuato Toti – e che la pensano allo stesso modo, cosi’ come i nostri gruppi parlamentari votano all’opposizione di questo governo. Sulla riforma della Costituzione la nostra posizione e’ chiara. Non e’ un salto nel futuro, come dice Renzi, ma una frana verso un passato cupo”.

La trilaterale di Milano tra Liguria, Lombardia e Veneto

Quanto alle critiche mosse dal Pd: “Sul sito di Regione Liguria sono state pubblicate informazioni relative ad un vertice istituzionale organizzato insieme a Veneto e Lombardia: le tre Regioni, con delibere approvate dalle rispettive Giunte, hanno formalmente sottoscritto un documento di analisi critica della riforma che il Governo propone per modificare il Titolo V della Costituzione, spogliando le Regioni stesse e le autonomie locali di molte funzioni oggi assegnate loro dalla Carta fondamentale dello Stato. Le Regioni Liguria, Lombardia e Veneto, insieme a numerosi Sindaci, hanno altresì deciso di costituire un comitato istituzionale (non politico) del No, proprio a difesa di quella autonomia che la stessa Carta Costituzionale definisce una prerogativa da valorizzare”.

Ricordo che, allo stesso modo, solo qualche mese fa, numerose Regioni (anche con amministrazioni di centro-sinistra) – aggiunge il governatore Toti – avevano deciso di costituirsi in comitato promotore di un referendum sulle trivelle. Quella del Pd ligure appare l’ennesima polemica strumentale e insensata, tanto più indecente visto che proviene da esponenti di un partito che, con il proprio Premier e il proprio Governo, utilizza ogni mezzo e ogni canale per la propria propaganda, con tour promozionali contrabbandati per viaggi di Stato a spese del contribuente, spot ingannevoli e occupazione militare della Tv pubblica, e-mail spedite da indirizzi ministeriali per invitare sindaci ed amministratori ad aderire ai comitati del Si. Sulla cultura istituzionale del Pd e del suo Governo, questo è certo – conclude – i cittadini italiani si sono già fatti una idea che trasformeranno in voto il prossimo 4 dicembre”.

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