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Sarà presentato al congresso di Aniarti il corso di difesa personale per infermieri ideato a Loano

Gli operatori sanitari svolgono una professione ad alto rischio in quanto gestiscono rapporti caratterizzati da una condizione di forte emotività

Loano. Dalle corsie savonesi al Rimini per il congresso di Aniarti. Il prossimo novembre l’associazione sportiva Krav Maga Parabellum di Loano sarà al 35^ convegno nazionale dell’Associazione Nazionale Infermieri di Area Critica per presentare “Araba Fenice”, il corso di difesa personale per operatori sanitari nato dalla collaborazione con il comitato provinciale dello Csen.

Il progetto si pone l’obiettivo di aiutare gli operatori sanitari nell’identificare, valutare, gestire e arginare le situazioni di rischio che possono evolvere in un’aggressione fisica. Michela Barisone, dottoranda all’università di Genova, e Davide Carosa, infermiere dell’Asl2 svonese nonché presidente e istruttore di difesa personale della Kmp, esporranno i contenuti del progetto nonché i dati raccolti durante i corsi organizzati dai quattro collegi liguri dell’Ipasvi (l’ordine degli infermieri).

“Gli operatori sanitari svolgono una professione ad alto rischio in quanto sono a stretto contatto con il paziente e sono impegnati a gestire rapporti caratterizzati da una condizione di forte emotività, sia da parte del paziente stesso, che dei familiari o degli accompagnatori – ricordano dall’associazione – Gli episodi di violenza sul personale sanitario sono in crescita e spesso sono associati all’aumento di persone con disturbi psichiatrici, acuti o cronici, dimessi dalle strutture ospedaliere e residenziali; dall’assunzione o all’abuso di alcol e droga, dall’accesso senza controllo di visitatori presso ospedali e strutture ambulatoriali, dalle lunghe attese nelle zone di emergenza o nelle aree cliniche, che possono favorire nei pazienti o accompagnatori uno stato di frustrazione per l’impossibilità di ottenere subito le prestazioni richieste”.

“Una persona che ha subito un’aggressione spesso riporta postumi fisici e manifesta uno shock emotivo, che porta a chiudersi in sé stessi o peggio a stati di ansia. Il percorso dopo un’aggressione è paragonato alla rinascita, a una rinnovata fiducia in se stessi, combattendo paure legate al proprio lavoro nello stesso ambito dove è avvenuta la violenza”.

“In risposta a questi comportamenti, il ministero della salute ha pubblicato la raccomandazione numero 8 del novembre 2007, che dice: ‘Gli atti di violenza a danno degli operatori sanitari costituiscono eventi sentinella che richiedono la messa in atto di opportune iniziative di protezione e prevenzione’. Le aggressioni in campo sanitario comportano un impiego di energie fisiche, mentali ed economiche, dovute ai giorni di malattia degli operatori e dalla temporanea sostituzione dell’organico mancante, oltre al coinvolgimento di altre figure sanitarie designate alla cura. Il comportamento violento sugli operatori sanitari avviene spesso secondo una progressione che, partendo dall’uso di espressioni verbali offensive, arriva fino a gesti estremi come le aggressioni fisiche dagli esiti imprevedibili”.

Ad aprile il progetto “Araba Fenice” è stato presentato a Roma al presidente della federazione nazionale dei collegi Ipasvi Barbara Mangiacavalli e a maggio a Genova al vice presidente della Regione Liguria e assessore alla sanità Sonia Viale: “L’Asl2 savonese da circa quattro anni ha inserito questa proposta nel programma formativo degli operatori sanitari e da circa tre anni proposto agli studenti del terzo anno di laurea infermieristica”, aggiungo da Kmp.

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