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Jack Pastorino: dalla calottina alla cravatta

Finita la carriera da giocatore, l'ex portiere savonese è ora il team manager della Pro Recco e racconta il passaggio dalla vasca alla scrivania

Appesa la calottina al chiodo può essere duro trovare una dimensione al di fuori dalla vasca. Non per Giacomo “Jack” Pastorino, portiere che ha appena lasciato dopo una carriera luminosa fra Pro Recco e nazionale italiana. Ora è team manager della società levantina: “Un ruolo che ha come scopo il collegamento tra squadra e società – spiega Jack – In particolare l’organizzazione degli spostamenti e delle trasferte in supporto alla segreteria. Sono a disposizione dei giocatori per i tutti problemi che si possono venire a creare durante la settimana”.

Pastorino si racconta e parla del passaggio dal ruolo in porta a quello dirigenziale: “Non saprei cos’è più complicato, sono all’inizio, vedremo – dice e ricorda i suoi inizi in vasca – Nuotavo nella piscina di Savona per risolvere alcuni problemi alla schiena. Un allenatore, Bragantini, vide che eseguivo molto bene il movimento a rana e mi propose di giocare a pallanuoto, certamente più divertente che nuotare in solitaria. Mi piacque e decisi di continuare”.

In una carriera lunga come la sua sono tanti i momenti chiave, ma alcuni rimangono indelebili: “La mia parata più bella è certamente quella su Vujasinovic quando giocavo a Cremona, mentrese devo scegliere le partite che non scorderò mai – racconta Pastorino – dico senza dubbio quelle nellla finale mondiale vinta a Shanghai contro la Serbia e la semifinale alle Olimpiadi di Londra in cui abbiamo superato ancora i serbi. In nessuna delle due ho giocato, addirittura a Shanghai sono stato espulso dalla panchina, ma che gioia alla fine”.

Fra gli avversari più pericolosi, Pastorino poi sceglie Tamas Kasas, che fu anche suo compagno di squadra proprio a Recco. Finale di carriera non felicissimo con quella semifinale di Budapest: “Dispiace aver finito con quella delusione – dice – è certamente un rimpianto che mi porterò dietro: sarebbe stato bello chiudere vincendo quella coppa. Oltre alla sconfitta c’è il rammarico di non aver potuto dare il mio contributo nonostante l’infortunio di Tempesti”.

Sul futuro poi non si pronuncia: “Potrei anche provare ad allenare, ma ora mi voglio concentrare per fare bene in questa nuova esperienza professionale, poi si vedrà”.

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