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Inchiesta su Cairo Salute, otto medici rinviati a giudizio per truffa

Secondo la Procura i dottori lavoravano quattro giorni alla settimana e non cinque: il raggiro avrebbe procurato un danno da 400 mil euro

Cairo Montenotte. Otto medici rinviati a giudizio con l’accusa di concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato. E’ il verdetto emesso questa mattina dal gup Fiorenza Giorgi sul procedimento relativo all’inchiesta su “Cairo Salute”.

Sul banco degli imputati (la prima udienza è stata fissata il prossimo gennaio) ci saranno gli otto medici soci della struttura che erano rimasti coinvolti nell’indagine: Amatore Morando, Marcello Cadei, Giovanni Perdonò, Benvenuto Serafini, Donatella Botta, Roberto Rodino, Marcella Calleri Di Sala e Laila Marino.

La tesi del pm Daniela Pischetola, che ha coordinato l’indagine, è che gli otto dottori, approfittando della struttura di medicina di gruppo, avessero organizzato i loro turni per lavorare quattro giorni alla settimana anziché cinque come previsto dalla convenzione stipulata con l’Asl 2 Savonese.

Insomma, secondo l’accusa, Morando e i suoi soci garantivano sempre ai pazienti la presenza di un medico, ma senza la continuità nel servizio. In alcuni casi, sempre per la Procura, quando uno dei medici era assente non lo comunicava alla Asl per farsi sostituire (come previsto dalla normativa), ma contava sulla presenza di uno dei colleghi all’interno della struttura Cairo Salute. In particolare la tesi degli inquirenti è che i medici non lavorassero nel giorno destinato alle visite su appuntamento: dagli accertamenti sarebbe emerso che non esisteva nemmeno un registro con le prenotazioni.

Così facendo si sarebbe concretizzata la truffa che, secondo i conteggi effettuati dagli inquirenti, avrebbe procurato all’Asl 2 Savonese un danno da 400 mila euro sulla base delle prestazioni non effettuate e della medicina di gruppo.

Accuse che, quando erano scattate le perquisizioni all’interno della struttura, il coordinatore e presidente del cda di Cairo Salute aveva respinto. Due degli imputati, i dottori Morando e Marino, hanno precisato di non aver mai saltato nessun giorno di lavoro: come hanno sostenuto i loro legali i medici avrebbero infatti ricevuto i pazienti una volta a settimana nel loro studio “secondario”. Insomma i giorni di lavoro sarebbero stati cinque, dei quali quattro all’interno di Cairo Salute e il quinto in un altro studio (tanto che a loro la Procura non contesta di non aver raggiunto il monte di ore, quindici, previsto per ogni settimana di servizio).

La tesi dei difensori però non è stata ritenuta sufficiente dal gup per emettere una sentenza di non luogo a procedere nei loro confronti.

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