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Cocaina spedita a Savona insieme ai giochi erotici: entra nel vivo il processo per Davide Mannarà a Busto Arsizio

Il savonese era finito nei guai nell'ambito di un'operazione antidroga portata avanti dalla polizia insieme ai finanzieri in servizio all'aeroporto di Malpensa

Savona. E’ entrato nel vivo, con l’audizione dei primi testimoni, il processo che nel tribunale di Busto Arsizio vede a giudizio il savonese Davide Mannarà per una vicenda di spaccio di droga risalente all’agosto 2015.

Il processo, in un primo momento, doveva essere celebrato a Savona, ma in udienza preliminare, il giudice aveva accolto l’eccezione di incompetenza territoriale avanzata dall’avvocato Carlo Biondi che, insieme al collega Alfonso Ferrara, difende Mannarà. I difensori avevano sostenuto che, alla luce del fatto che lo stupefacente (per la precisione 557 grammi di cocaina) al centro dell’indagine, fosse arrivato in Italia attraverso l’aeroporto di Milano Malpensa, la competenza dovesse essere della Procura di Busto Arsizio. Una tesi che era stata accolta e che aveva portato allo stralcio della posizione di Mannarà e alla trasmissione degli atti ai colleghi lombardi.

E così questa mattina nel tribunale di Busto sono stati ascoltati i primi testimoni tra cui uno dei finanzieri che avevano intercettato il pacco con la droga in aeroporto e che poi ne avevano seguito la consegna “pilotata”. Dopo di lui sono stati ascoltati anche l’ispettore Claudio Saettone della squadra mobile di Savona e la dipendente del bar (l’ex circolo Vatra) di via Montenotte a Savona dove il pacco con la droga era stato spedito e che lo aveva materialemte ritirato dal corriere. Nella prossima udienza, fissata a dicembre, saranno invece sentiti lo stesso Mannarà e l’albanese Boro Ribaj, che era finito in manette insieme a lui (ed era stato processato a Savona visto che gli venivano contestate anche delle cessioni di droga in città).

Secondo la ricostruzione degli investigatori Mannarà gestiva un traffico di cocaina sull’asse Spagna-Italia con l’aiuto di Ribaj. L’arresto aveva appunto preso le mosse dall’intercettazione da parte dei finanzieri in servizio a Malpensa di un pacco spedito da Valencia contenente mezzo chilo di polvere bianca, occultata tra giochi erotici, destinato al bar Vatra. Mannarà invece era stato collegato alla spedizione attraverso un’utenza telefonica che era sotto controllo: il numero era indicato come riferimento per la spedizione e in più, da quel cellulare, il trentacinquenne, non vedendolo arrivare nei tempi previsti, aveva chiesto notizie sui tempi di consegna al corriere.

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