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A Cairo Montenotte tre appuntamenti dedicati al grande Luigi Pirandello

A leggere le "novelle" del grande scrittore italiano sarà il professor Luca Franchelli

Cairo Montenotte. Tre appuntamenti, il 5, il 12 e il 19 con la grande letteratura a Palazzo di Città. Il professor Luca Franchelli legge Luigi Pirandello, grande scrittore italiano.

Si comincia mercoledì prossimo con “La Patente”. Protagonista della novella è Rosario Chiarchiaro, un uomo scacciato dal banco dei pegni per essere considerato uno iettatore. I superstiziosi temono talmente gli influssi della sua malasorte che, al suo passaggio, fanno i più svariati segni scaramantici: toccano il ferro, fanno il gesto delle corna. Agli occhi del giudice D’Andrea sembra che Chiarchiaro abbia querelato due giovani che in sua presenza hanno fatto “gli scongiuri di rito”: ma non è così. Nell’ufficio del giudice, Chiarchiaro, arriva vestito come un perfetto menagramo e dichiara che non ha nessuna intenzione di far condannare i due giovani: il suo obiettivo è invece quello di ottenere una patente di iettatore con cui pretendere di essere pagato per evitare i suoi malefici.
Infatti Chiarchiaro, stanco della schifosa umanità, vuole ora vendicarsi sfruttando la superstizione popolare imponendo una tassa che nessuno al suo passaggio rifiuterà di pagare. Quindi si passerà a “L’eresia catara”. In questa novella, si parla di un professore di nome Bernardino Lamis, ordinario di storia delle religioni, un corso seguito solo da due studenti.
Un giorno Lamis annuncia ai suoi due fedelissimi che nella prossima lezione avrebbe parlato dell’eresia catara, sulla quale il professore aveva scritto due volumi che però non furono tenuti in considerazione nonostante la loro importanza, mentre fu molto elogiato dalla critica, anche italiana, lo studio sui catari del tedesco von Grabber. Lamis, rammaricato di tutto questo, prepara una lezione sul’eresia catara carico di rabbia e passione per l’argomento. Il giorno della lezione i suoi due fedeli studenti non riescono ad andare alla lezione a causa del bruttissimo temporale che è in corso quel giorno.
Lamis giunto nella sua aula, inizia la lezione meravigliato del fatto che ci fosse così tanta gente ad ascoltare la spiegazione. Ma il professore, che ormai ci vedeva veramente poco, non si era accorto che quelli a cui stava parlando non erano alunni, bensì cappotti appesi lì nella sua aula per farli asciugare dall’acqua.

La rassegna proseguirà mercoledì 12 ottobre con “Pensaci, Giacomino”. Il professor Toti è un insegnante ginnasiale di paese ormai vecchio che prende per moglie la giovanissima Lillina, incinta di un giovane del paese, Giacomino. Il professore riesce ad imporre agli altri questo ménage à trois: secondo lui, infatti, l’importanza degli scopi che si prefigge, garantire una pensione alla giovane moglie, è più importante della stupidità della gente, sempre pronta a malignare per quelle che ritiene stranezze e comportamenti fuori dal normale. Ad intorbidire la vicenda intervengono le lamentele della gente del posto, sempre più scandalizzata. Inoltre Toti, Lillina e Giacomino vengono messi sotto pressione anche dai genitori di lei che per la vergogna non possono più farsi vedere in giro.
In questa situazione, comicamente patetica, Giacomino è sul punto di arrendersi e di accettare il fidanzamento con una ragazza, per rifarsi una vita così come vorrebbe la sorella Rosaria, sostenuta anche dal prete Landolina che, per togliere Giacomino da questa scandalosa situazione, gli consiglia di abbandonare suo figlio e la sua compagna. In un drammatico scontro, Toti mette a tacere padre Landolina facendo capire a Giacomino che deve prendersi le sue responsabilità: anche se è un’impresa quasi impossibile andare avanti con la farsa del ménage à trois, ormai è troppo tardi per tirarsi indietro.

Infine mercoledì 19 ottobre spazio per “La veste lunga”. La novella narra dell’adolescenza , in una cornice simbolica, nella quale vengono dipinte le ansie e le preoccupazioni di Didì, una ragazza sedicenne che si accorge che la bella età della giovinezza sta ormai per concludersi, per lasciar inesorabilmente spazio a un futuro e incerto. Il padre di Didì è amministratore del patrimonio dei marchesi Nigrenti e vuole fare sposare la propria figlia al marchese Andrea, al quale sarebbe andata la maggior parte dell’eredità. In treno, con destinazione Zùnica, la città in cui risiedono i marchesi, la giovane è agghindata nella sua veste lunga, veste da vera signora, ma Didì sente solo la sua anima impaurita di bambina, nascosta in un angolo della sua personalità, ma ancora ben viva.
Con questa inquietudine, Didì, senza affatto sentirsi padrona delle sue azioni, ingurgita una fiala intera di un farmaco per il cuore prescritto al padre, che siede vicino a lei ignaro e sprofondato nel suo sonno. La novella, fortemente allegorica, si conclude con la descrizione dell’arrivo in città di una Didì morta, con la sua veste lunga ed austera, a rappresentare il seppellimento della parte spontanea e vitale in vista dell’ingresso in una vita fatta di apparenze e di forme vuote.

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