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Caccia allo storno, il Tar annulla definitivamente la deroga: Regione condannata a pagare le spese legali degli ambientalisti

A presentare il ricorso erano stati la Lega Abolizione Caccia, LAV, Ente Nazionale Protezione Animali

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Liguria. Il Tar ha annullato definitivamente la delibera regionale che approvava la caccia in deroga allo storno ed è anche stata condannata a pagare alle associazioni ambientaliste ed animaliste ricorrenti (Lega Abolizione Caccia, LAV, Ente Nazionale Protezione Animali) 3 mila euro, oltre alle spese di Iva+ cassa previdenziale avvocati e al rimborso del contributo unificato (bolli) per il deposito del ricorso stesso. Una condanna a pagare 5 mila euro di spese legali alle stesse associazioni era stata comminata alla Regione anche lo scorso dicembre 2015 per un provvedimento di caccia agli storni analogamente annullato.

Le associazioni ricorrenti erano patrocinate dallo studio dell’avvocato Claudio Linzola di Milano. Sconfitte dunque la Regione Liguria, oltre a tre associazioni venatorie (Federcaccia, ANUU, Libera Caccia) costituitesi in giudizio.

“Nell’acquisire la documentazione relativa a tutta la pratica, le Associazioni per la tutela della fauna avevano appreso delle forti pressioni del mondo venatorio per ampliare, con la deroga per questa specie protetta a livello nazionale e comunitario, l’elenco delle specie cacciabili; è stato in particolare contestato il pretesto fasullo della tutela delle produzioni olivicole , col previsto abbattimento di 11.000 esemplari (da parte di alcune centinaia di cacciatori autorizzati ) , includendo a tale scopo vastissimi territori dell’entroterra, in decine di comuni, non classificati come comuni olivicoli e/o privi di oliveti. Il Tar ha rilevato che la Regione abbia anche eluso il parere dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, che raccomandava di limitare tale caccia in deroga solo nel raggio di 100 metri da oliveti”, si legge in una nota delle associazioni.

“La Regione continua a distogliere risorse economiche ed energie di funzionari e dirigenti per fotocopiare e riapprovare senza vergogna deliberazioni che sono da anni oggetto delle motivate censure dei giudici amministrativi; il tutto solo per accontentare i piccoli capricci di una frangia minoritaria del mondo venatorio (il numero dei cacciatori liguri, peraltro, è precipitato a 16.000 nel 2016); sarebbe ora di finirla e di occuparsi di cose più serie ed urgenti”, dichiarano infine i rappresentanti delle tre associazioni ricorrenti.

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