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Albissola, Cristian Di Leo, forza ed esperienza al servizio della squadra risultati

Il difensore ci racconta la sua Albissola

Albisola Superiore. La carriera di Cristian Di Leo, difensore dell’Albissola classe ’81, mette radici (e primi rami) in Piemonte, con le maglie di Ivrea, Novese, Rivarolese, Giaveno e Casale, per poi arrivare, sulla cima dell’albero, in Liguria, con la casacca del Savona con cui ha giocato anche un campionato di C2 (stagione 2010-11).

In seguito, sono arrivate le esperienze con Derthona, Lavagnese, Vado e Oltrepò Voghera, finché, contattato a metà giugno dall’Albissola, non ci ha pensato due volte a scendere in riva al Sansobbia…

Perché?

“Logisticamente parlando, Albissola è a due passi da Savona, città in cui vivo e questo mi permette di stare vicino alla famiglia… poi mi ha affascinato il progetto vincente della società del presidente Saviozzi, che mira, senza mezzi termini, a salire di categoria. Infine, ma non per ultima, ha avuto il suo peso la competenza calcistica di un allenatore vincente, come Luca Monteforte”.

Le vittorie con Imperia e Vado, oltre a lanciarvi in vetta alla classifica, hanno cementato lo spirito del gruppo e rinvigorito la vostra autostima… insomma siete la squadra da battere?

“Siamo consapevoli di essere una rosa costruita per vincere e alcuni di noi si conoscono da vecchia data, ma non è mai facile trovare una totale affinità nello spogliatoio; poi bisogna assimilare e sviluppare le idee del mister, che – ad esempio – a noi difensori chiede di dare il via all’azione. C’è da dire che abbiamo fermi ai box giocatori di peso, che diventeranno importanti al momento del rientro in campo, ma intanto le prime gare hanno messo in risalto il carattere del gruppo, base fondamentale per ogni risultato”.

Hai giocato a lungo in categorie superiori, come hai trovato il livello dell’Eccellenza?

“Il gradino dall’Eccellenza alla Serie D è alto, ma non ad Albissola, dove si respira un’alta professionalità; ci si allena al pomeriggio, anziché alla sera e a noi giocatori è chiesto di pensare solo a fare la nostra parte, quale ingranaggio di una macchina perfettamente oliata. Ad ognuno il suo compito… lo staff tecnico ha un livello di competenza di alto livello… ad esempio, ogni giovedì è prevista una seduta di studio televisivo, riguardante la partita giocata la domenica precedente, in cui vengono messi in risalto errori individuali e collettivi, sui quali lavorare per cercare di migliorare le prestazioni”.

Possiamo parlare di un inizio di fuga?

“Direi di no – frena Di Leo – il torneo è lungo e ricco di insidie, con squadre che hanno le carte in regola per essere protagoniste, ma molto dipenderà da noi, dal nostro atteggiamento mentale, da come sapremo gestire le insidie, che sono sempre dietro all’angolo”.

Nel prossimo turno riceverete la visita della Rivarolese, salita, dopo la vittoria nel derby con la Sestrese, in seconda posizione…

“Gli avvoltoi sono squadra solida, con buone idee di gioco; in avanti c’è Mura (ndr, ex compagno di Cristian Di Leo, ai tempi di Vado e Lavagnese), che è un ottimo giocatore, ma sono certo che, se affronteremo il match con lo spirito delle ultime due gare, la vittoria non potrà sfuggirci”.

Nel mondo del calcio, c’è chi afferma che gli attaccanti vincono le partite, ma che sono i difensori a vincere i campionati… persino il “Pibe di Bari”, Antonio Cassano, ai tempi in cui giocava nel Milan, si rammaricò più della cessione di Thiago Silva, che di quella di Ibrahimovic, in quanto – a suo parere – il brasiliano dava sicurezza al gruppo e garantiva le ripartenze, al punto di essere più importante dei goal che assicurava lo svedese…. concordi?

Gli attaccanti bravi, col goal nel sangue, sono merce rara, molto osannata anche dai media, però le fondamenta di una squadra vincente poggiano sul reparto difensivo. Poi, siccome qualche campionato vinto risulta esserci nel mio curriculum, credo di poter affermare, a ragion veduta, che è il collettivo a fare la differenza”.

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