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Albenga, al San Carlo un convegno sulle “Sepolture anomale tra l’età medievale e moderna” foto

L'evento ha ottenuto il patrocinio della Regione, che ne ha riconosciuto il valore culturale e le positive ricadute per il territorio

Albenga. Sarà dedicato alle “Sepolture anomale tra l’età medievale e moderna” il convegno “Sit tibi terra gravis” che si terrà all’Auditorium San Carlo di Albenga dal 14 al 16 ottobre prossimi. L’evento ha ottenuto il patrocinio della Regione, che ne ha riconosciuto il valore culturale e le positive ricadute per il territorio.

Spiegano gli organizzatori Philippe Pergola, Stefano Roascio ed Elena Dellù: “Il patrocinio della Regione Liguria è un riconoscimento molto importante per il convegno e tutto il nostro lavoro. Abbiamo infatti voluto organizzare questo appuntamento scientifico direttamente ad Albenga, dove le sepolture anomale che hanno tanto incuriosito la stampa e i cittadini, sono state portate alla luce. Crediamo infatti che per ogni ricerca archeologica il primo beneficiario debba essere proprio il territorio e siamo pertanto molto soddisfatti del riconoscimento regionale, come pure del sostegno della Fondazione Oddi e della Conad di Vadino”.

“Dopo tutto il positivo lavoro didattico svolto con le scuole di ogni ordine e grado di Albenga, apprezziamo vivamente la decisione del dirigente scolastico Riccardo Badino di concedere agli insegnati degli istituti comprensivi I e II di Albenga la possibilità di seguire il convegno dandogli il valore di attività di formazione. Positivi contatti sono in corso anche con gli istituti secondari e, anche in questo caso, speriamo di potere ospitare i docenti e i ragazzi ai nostri lavori. Per noi la didattica, non solo a livello universitario, è stata una delle attività più qualificanti: in due campagne di scavo più di 300 ragazzi hanno visitato il sito, partecipato allo scavo didattico simulato; allo stesso modo, gli insegnati delle primarie hanno potuto frequentare un corso di aggiornamento organizzato dai nostri archeologi”.

Aggiunge il professor Pergola: “Questo convegno internazionale, che si candida a diventare l’appuntamento più importante su questa tematica di studio mai svolto in Italia, è in qualche modo un primo coronamento della lunga attività di ricerca svolta dal Pontifico Istituto di Archeologia Cristiana, sin da metà degli anni ’80 (dal 1985 al 1991, allora in collaborazione con l’Ecole Française de Rome e, dal 2014 con l’Université di Aix-Marseille). Al Convegno presenzieranno in modo significativo il Rettore ed il Segretario del Pontificio Istituto, mentre tre docenti (di cui due ex Rettori) presenteranno una relazione. Verrà nuovamente sottolineata in tal modo la straordinaria importanza di San Calocero, unico santuario costruito sopra la tomba di un martire dell’intera regione Liguria, portata alla ribalta proprio dalle campagne condotte dal Pontificio Istituto”.

La ricerca è stata resa possibile grazie alla Fondazione Nino Lamboglia, che ha assicurato da sola la quasi integralità della ricerca, oltre a contributi locali minori: “Nonostante l’impegno dei responsabili dello scavo nel sollecitare finanziamenti locali, pubblici come privati, non è stato possibile reperire alcun contributo per il prosieguo delle ricerche sul campo. La necessità di ripristinare l’area per un’auspicabile apertura al pubblico ha assorbito questo anno l’intero budget messo a disposizione dalla Fondazione Nino Lamboglia, costringendo il Pontificio istituto di Archeologia Cristiana a rinunciare ad usufruire del rinnovo della concessione di scavo per una campagna da tenersi nel 2016”.

Scavo San Calocero Albenga

Gli organizzatori tengono invece a sottolineare che “grazie ad un generoso contributo della Fondazione De Mari, è stato possibile organizzare questo convegno e opere di valorizzazione, quali l’attività didattica o di restauro del materiale archeologico scoperto. Sempre in base a questo contributo è in programma una mostra archeologica destinata a concretizzare per il grande pubblico i risultati delle campagne di scavo e di studio che si sono svolte nel santuario e il monastero di San Calocero, dal 1985 ad oggi”.

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