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Alassio, Rocco Invernizzi vince in Appello e torna in Consiglio comunale

Un anno al "buio" e lontano dal "Palazzo", oggi ringrazia l'avvocato e gli alassini che gli sono stati vicino

Alassio. E’ stato un anno di passione, bocconi amari da digerire, ma alla fine la pazienza ha premiato Rocco Invernizzi. Il presidente del consiglio comunale che era stato sospeso oggi ha vinto in appello. Assolto con formula piena perchè il fatto non sussiste. E ora si apre il capitolo più delicato. “Con questa assoluzione torno a pieno titolo e con tutti i diritti in consiglio comunale”, dice orgoglioso Invernizzi.

Ma non è tutto: è pendente un ricorso straordinario al Capo dello Stato Sergio Mattarella per illegittimità a livello amministrativo ex articolo 8 Dpr 24.11.1971 n.1199 contro la  delibera del consiglio comunale votata lo scorso 29 aprile con gli veniva tolto l’incarico di presidente del consiglio.

Rocco Invernizzi pretende quel ruolo che ora è stato affidato a Patrizia Nattero. “Nel frattempo riprendo il posto che era stato assegnato a Massimo Parodi – dice sorridendo Invernizzi – Giustizia è stata fatta. Ero indagato in concorso in abuso edilizio, abuso d’ufficio e falso. E dopo la condanna in primo grado a un anno e nove mesi è stato tutto ribaltato e messa in luce la mia più totale estraneità ai fatti. Ringrazio ovviamente il mio avvocato Franco Vazio che mi ha difeso in una causa che sembrava un’odissea, ringrazio la mia famiglia, ma anche gli alassini. Alcuni mi hanno gettato fango a sproposito. Ma oggi è tornato a splendere il sole dopo una tempesta politica assolutamente ingiustificata”.

“Torno in consiglio comunale a testa alta. Ero stato sospeso e non considerato decaduto dalla carica di consigliere e ora ci penserà il Capo dello Stato a mettere in chiaro altri aspetti. Se tornerò ad assumere l’incarico di presidente del consiglio tutte le delibere, anche quelle delicate e complesse adottate quando il presidente era Patrizia Nattero saranno annullate. Eppure tutti erano stati avvertiti, ma ora ci penserà il Presidente Mattarella a fare ulteriore chiarezza”.

“È stato un processo complesso e lungo e sono davvero contento sotto il profilo professionale per questa assoluzione – afferma l’avvocato difensore Franco Vazio -. Invernizzi era chiamato a rispondere di imputazioni gravissime, per fatti e giudizi che hanno condiviso funzionari e dirigenti che non sono stati neppure sfiorati dall’inchiesta. Oggi è una bella giornata”.

“Una sentenza quella della Corte di Appello di Genova che restituisce la giusta serenità e l’onore ad un uomo che per anni ha dovuto subire il peso di un’inchiesta e poi di una dura sentenza di condanna di primo grado” conclude Vazio.

Anche l’ex sindaco di Alassio esprime soddisfazione per la sentenza di oggi: “Sono ancora più felice perché Rocco aveva aderito al movimento Politica per Passione, autosospendendosi in attesa del verdetto definitivo…oggi ritorna in Consiglio Comunale ad Alassio, dove era stato “frettolosamente sospeso”, mentre per autorevoli esponenti della Sinistra, De Magistris e De Luca su tutti, condannati per reati ben più gravi, era scattata la sospensiva, mentre per Rocco no. Privato inoltre della carica di presidente del Consiglio, carica ottenuta “sul campo” forte delle sue 263 preferenze”.

“Spero che ora il sindaco Canepa e la maggioranza vogliano reintegrare Rocco Invernizzi alla carica di presidente del Consiglio. Lo ritengo un atto doveroso! Si chiude così un’altra pagina buia della magistratura inquirente di Savona, condizionata per anni da un clima di “caccia alle streghe” di maccartiana memoria nei confronti dei pubblici amministratori (specie se di centro-destra), che per fortuna è terminato con il pensionamento del vertice apicale”.

“Ancora una volta, dietro ad una indagine che ha portato a sequestri e interruzioni di attività, ci sia stato il dramma di una imprenditrice e di una azienda costrette a chiudere perché ne è stato dichiarato il fallimento… Ed era una azienda florida, prima che l’autorità giudiziaria costringesse la titolare dello Zero Beach a demolire la scogliera, stoccare il materiale in altro posto, riottenere una autorizzazione che oggi si scopre era legittima ed aveva già, e ricostruire questa scogliera…fino al sequestro di tutto lo stabilimento balneare…”.

“E adesso? Tutti assolti, ma la sig.ra Chiara Ravera è stata rovinata economicamente, perché aveva investito tutti i suoi averi in questa struttura, e per via dell’accanimento giudiziario (alla luce delle sentenza di oggi e di quella del 6 di luglio) ingiustificato, sbagliato e dannoso ha perso tutto! Qualcuno deve riflettere, e qualcuno (anche se non è sufficiente) almeno chieda scusa!” conclude Melgrati.

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