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Puc Albenga, nuovo attacco dal WWF: “Basta cementificazione”

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Albenga. Il Puc di Albenga ancora nel mirino di associazioni e comitati. Questa volta è il WWF a prendere le distanze dal nuovo Piano urbanistico e apportare modifiche per la tutela del territorio: “La maggior parte degli albenganesi ignora che la stesura di questo piano urbanistico iniziò ben 8 anni fa. La funzione del PUC è quella di pianificare lo sviluppo della Città e del suo territorio dei prossimi 20 anni, con l’obiettivo di promuovere e incrementare il benessere sociale ed economico della collettività e di migliorarne la qualità di vita. Deve essere uno strumento lungimirante e tale da garantire un futuro “possibile” alle generazioni avvenire. Il PUC, nella sua prima stesura aveva come obbiettivo la riorganizzazione del territorio, il quale fu vittima dello scempio di una edilizia speculativa e disordinata. Pensiero condiviso da alcuni esponenti politici di quegli anni fu la perversione di autorizzare costruzioni ovunque per riuscire a far sopravvivere la macchina comunale”.

“Ciò nonostante, non si ebbe il coraggio di redigere ed approvare un piano conservativo e rispettoso del territorio e della sua economia. L’attuale amministrazione ha adottato, in tutta fretta, uno strumento rimpastato “al gusto di un gran minestrone ribollito” che ha stravolto il progetto iniziale ed è costato ai cittadini più o meno 700 mila Euro. E questo, seppur pesante, sarebbe ancora il male minore”.

“Siamo in un periodo di crisi in cui ci si chiede se, quando e grazie a quali scelte ne usciremo. La crisi ha evidenziato i danni provocati dalla mancanza di una pianificazione che tenesse in conto delle vocazioni naturali del nostro territorio. Fino ad oggi, il PUC sembrerebbe essere stato interpretato essenzialmente come mezzo per agevolare sia l’interesse privato che quello della macchina comunale rendendo il suolo edificabile e monetizzabile a scapito del territorio, il quale è stato consumato in modo irresponsabile e dissennato, senza tener conto che è un bene non rinnovabile”.

“Oggi la piana di Albenga è una “contaminazione sgangherata” di costruzioni, villette, capannoni e supermercati. Non è più campagna e nemmeno città. E’ giunto il momento di dire basta alla cementificazione!” afferma il WWF.

“Questa idea di sviluppo risale al dopo guerra, agli anni del boom economico. Leggendo l’attuale PUC, stentiamo a crederci: ancora lì siamo rimasti? Sono sotto gli occhi di tutti i cartelli “Vendesi” e “Affittasi”, il continuo proliferare di negozi che chiudono, le attività produttive che cessano, le aziende che delocalizzano, scheletri di capannoni mai ultimati e soprattutto gli immobili che rimangono invenduti nonostante i loro valore sia dimezzato. Gli immobili o meglio le seconde case non aumentano la produttività e il reddito per le generazioni future”.

“Negli ultimi anni, agli effetti della crisi si è aggiunta una diminuzione della popolazione residente, trend in calo non solo a livello nazionale. La capacità insediativa, vale a dire la somma degli alloggi occupati più quelli liberi, può soddisfare attualmente già il doppio della popolazione residente. Ciò nonostante, il PUC approvato prevede da oggi al 2023, un incremento della capacità insediativa di alcune migliaia di nuovi abitanti”.

“Il PUC risponderebbe, ancora una volta, all’imperativo del cemento, alla logica dell’interesse di pochi privati contro quelli di tutta la collettività. Quando l’obiettivo del PUC sono solo “le cubature”, esso uccide la Città, la sua piana, il suo futuro. Pur nella situazione attuale, è possibile elaborare un PUC di sviluppo vero basato sulle peculiarità che la nostra bella Albenga ha: la piana rurale, il mare, il fiume, la storia, l’archeologia, l’entroterra”.

“A prescindere da queste realtà, gli albenganesi si rendono conto che la previsione di costruire nuovi appartamenti saturerebbe un mercato immobiliare già in crisi. Quale sarà il valore dei nostri vecchi immobili? Unica strada da percorrere da parte del WWF: reinventare il patrimonio immobiliare esistente, recuperare e riqualificare gli edifici vuoti, dismessi, ormai inutilizzati. In tal modo non solo si pone un limite allo spreco di suolo fertile, ma si restituisce dignità e bellezza alla città e al territorio” conclude la sezione albenganese del WWF.

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