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Processo per la lite tra vicini a Bardineto: in aula arriva la criminologa Roberta Bruzzone foto

La notissima psicologa forense è consulente per la difesa e ha smontato la ricostruzione dell'accusa

Savona. E’ uno dei volti più noti della psicologia forense e della criminologia in Italia e, di conseguenza, la sua presenza oggi in tribunale a Savona non poteva passare inosservata. Questa mattina, per deporre come consulente della difesa nell’ambito di un processo per lesioni aggravate, c’era infatti la dottoressa Roberta Bruzzone.

Il caso sul quale la nota psicologa e criminologa è stata chiamata a svolgere accertamenti è quello relativo alla lite tra vicini di casa a Bardineto che, nel maggio 2012, era culminata in una sparatoria. Una vicenda per la quale un settantenne Ezio Mattiauda, l’uomo che aveva sparato al rivale, aveva patteggiato quattro anni di reclusione per l’accusa di tentato omicidio. Nel processo ancora in corso a giudizio c’è invece Riccardo Carretto, 68 anni, che quel giorno era stato raggiunto da un colpo di pistola, ma, secondo la tesi dell’accusa, dopo aver aggredito Mattiauda con un bastone procurandogli una frattura al braccio.

Proprio intorno a questa ricostruzione si è concentrata la deposizione della dottoressa Bruzzone che, sulla base dei suoi rilievi tecnici sulla scena del crimine, ha contestato le conclusioni alle quali erano arrivati gli investigatori. Secondo l’esperta di scienze forensi, che nel 2012 aveva effettuato un sopralluogo a Bardineto, la metodologia utilizzata dagli inquirenti per svolgere i rilievi presenta delle “criticità insuperabili” ed è “censurabile”.

In particolare la consulente della difesa ha sollevato dubbi sull’identificazione del bastone, un ramo d’albero lungo due metri e mezzo e di 18 centimetri di diametro, con cui Carretto avrebbe colpito Mattiauda, ma anche sulla reale esistenza di un’aggressione da parte della vittima della sparatoria: “Ritengo che le lesioni di Mattiauda possano essere riconducibili ad una ferita autoprodotta, così come i danni sulla sua sua vettura che presentava una rottura della parte chiamata ‘antiturbo’, che si trova nella parte alta della portiera”.

La dottoressa Bruzzone, nella sua consulenza, ritiene possibile che Mattiauda non sia stato colpito da nessuna bastonata da parte di Carretto: “E’ strano che non siano stati trovati residui plastici della vettura sulla scena del crimine, ma anche che Mattiauda, con una frattura al braccio, sia riuscito a guidare fino a casa e disfarsi dell’arma dopo aver sparato”. La difesa di Carretto ha infatti sottolineato come sia anomalo che l’arma non sia mai stata trovata nonostante le numerose ricerche: “Se l’avesse lanciata dal finestrino come ha riferito ai carabinieri non dovrebbe essere finita troppo lontano e invece non è mai saltata fuori”.

Tornando al bastone che secondo gli inquirenti è stato usato per colpire Mattiauda, la criminologa ha evidenziato perplessità rispetto al luogo in cui è stato trovato e sulle sue dimensioni: “Inizialmente si era pensato che Carretto avesse usato per ferire il rivale il manico di un utensile trovato nella sua auto, ma la vittima non lo aveva riconosciuto quindi, in un secondo momento, è stato trovato questo ramo d’albero che era a circa 4 metri dal luogo dove Carretto aveva lasciato la sua auto. Le tracce di sangue però indicano che, dopo essere stato ferito all’addome dal proiettile, Carretto se lo sarebbe portato dietro, come avrebbe potuto?” ha precisato la dottoressa Bruzzone che ha anche sollevato dubbi sulla maneggevolezza del bastone (“non credo fosse indicato per colpire una persona sul braccio”).

In conclusione, secondo la consulente della difesa, Mattiauda (che in questo processo è costituito parte civile con l’assistenza dell’avvocato Mario Iavicoli) potrebbe aver inscenato l’aggressione dopo aver sparato al rivale, una volta tornato a casa: “Ritengo che le dichiarazioni di Mattiauda siano inaffidabili e i rilievi le sconfessano anche dal punto di vista scientifico. Io non voglio lanciare accuse, ma sulla scorta delle mie deduzioni dico quello che ritengo plausibile sia accaduto”.

Una ricostruzione che, ovviamente, contrasta con quella degli investigatori secondo cui, quel giorno, i due pensionati, da molti anni in lite per questioni legate ad alcuni terreni, avevano avuto l’ennesima discussione che era poi tragicamente degenerata. Mattiauda col bastone, che si era presentato armato davanti al vicino, aveva fatto fuoco con una semiautomatica (una pistola per la quale non aveva il regolare porto d’armi) ferendo al torace Carretto, che prima lo avrebbe colpito al braccio con il bastone. In un primo momento le condizioni del ferito erano apparse critiche, ma, fortunatamente, il pensionato di Bardineto si era ripreso dopo un ricovero nel reparto Rianimazione e poi in quello di Chirurgia toracica dell’ospedala Santa Corona di Pietra Ligure.

Sempre questa mattina in aula sono stati ascoltati anche la moglie di Carretto e uno dei militi della Croce Verde di Bardineto che quel giorno lo soccorse. “Lo abbiamo visto per caso perché rientravamo nella nostra sede e ci siamo accorti che era ferito ed aveva bisogno di aiuto. Gli ho chiesto cosa aveva fatto e lui mi ha spiegato che gli avevano sparato. Alzando la maglietta si vedeva il foro” ha raccontato il milite che era sull’ambulanza.

Nelle scorse udienza era stato ascoltato anche Mattiauda che aveva dato la sua versione sulla lite: “Passavo in macchina e mi sono trovato il mio vicino davanti. Io avevo un braccio fuori dal finestrino e lui me lo ha colpito con un bastone. Nel farlo ha anche danneggiato la vettura”. L’uomo aveva poi ribadito davanti al giudice come la situazione tra lui e Carretto fosse tesa da molto tempo per questioni legate a dei terreni confinanti. Il processo riprenderà il prossimo giugno.

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