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La Val Bormida e la prima industria, giornata di studio a Cairo Montenotte

Cairo Montenotte. “La prima industria in val Bormida: l’inchiesta del 1872”. Il lavoro viene presentato in anteprima giovedì 7 aprile, con inizio alle ore 14.30, presso l’Aula Multimediale dell’Istituto Secondario di Cairo Montenotte, in Via Allende 2.  L’incontro è condotto da Massimo Macciò, docente di discipline economiche ed esperto di storia industriale.

L’iniziativa rientra nell’ambito del progetto “Ab origine – Aspetti di storia della val Bormida”, organizzato dall’istituto cairese in collaborazione con la Società Savonese di Storia Patria e l’Istituto Internazionale Studi Liguri – Sezione Valbormida e con il patrocinio del Comune di Cairo Montenotte. L’incontro è condotto da Massimo Macciò, docente di discipline economiche ed esperto di storia industriale.

Quali erano le condizioni dell’industria locale subito dopo l’Unità d’Italia? Quali i punti di forza e di debolezza nella struttura produttiva a Savona e in val Bormida, il grado di coscienza della classe capitalistica nostrana, il livello di consapevolezza della componente operaia a Savona, a Cairo Montenotte e nel bacino delle Bormide? Quale fu, in ultima analisi, l’origine profonda dell’impetuoso demarrage, oggi seguito da una selvaggia delocalizzazione, dell’apparato produttivo locale? Per provare a dare una risposta a questi quesiti è stato analizzato uno strumento essenziale, finora mai utilizzato in ambito locale: l’Inchiesta Industriale promossa dal ministero dell’Industria tra il 1870 e il 1874.

Dall’analisi delle risposte, molte delle quali inedite, date dagli imprenditori locali ai questionari e ai quesiti orali si potrà avere un quadro – proveniente innanzitutto dalla viva voce dei protagonisti – delle condizioni di vita e di lavoro a Savona e in val Bormida agli albori dell’industria italiana. Prima della Cokitalia, della Ferrania, dell’Acna e delle altre grandi aziende del comprensorio, in val Bormida esisteva già una fabbrica protoindustriale, organizzata e condotta secondo i dettami della moderna impresa. Una fabbrica già “globalizzata” ante litteram, i cui mercati di provvista potevano arrivare fino al Giappone e che conosceva già molti dei problemi tecnici, oeganizzativi e occupazionali che ancora attraversano l’industria italiana. E tutto questo nel 1872.

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