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La Provincia si allontana dalla Spes e dall’Autostrada dei Fiori

E' arrivata la decisione di mettere in vendita le partecipazioni detenute nelle due società

Savona. Il consiglio provinciale di Savona ha confermato la decisione di mettere in vendita le partecipazioni detenute nella società Autostrada dei Fiori e nella Spes Spa, la società che gestisce il Campus universitario. Dismissioni che hanno peraltro entrambe alle spalle già due gare andate deserte e che per sperare in un esito diverso richiedono l’adozione di qualche aggiustamento, soprattutto per quanto riguarda la società del Campus.

Il pacchetto detenuto nell’Autostrada dei Fiori vale circa il2% del capitale sociale. Nelle precedenti gare la Provincia aveva messo in vendita 981.973 azioni su 1.595.708 detenute; le altre 613.735, acquisite nell’ambito dell’aumento di capitale che aveva consentito ad AdF di assumere il controllo della società per l’Autostrada Torino – Savona, sono infatti oggetto di un’opzione per cui il socio di maggioranza, la società Salt (gruppo Gavio) si impegna a riacquistare l’intera quota al prezzo di 5,20 euro per azione (3.191.000 euro complessivi). La tranche non coperta da questa opzione è stata offerta due volte in vendita a 5,12 euro per azione, ma non ha trovato acquirenti, nemmeno da parte della stessa Salt.

La decisione presa dal consiglio provinciale di martedì è di avviare “una o più procedure” per vendere l’intero pacchetto. Il che potrebbe significare che la Provincia intende giungere ad un accordo con la Salt concordando un forfait che non dovrebbe comunque discostarsi molto dagli 8 milioni di euro per l’intero ammontare, tenuto anche conto del fatto che il dividendo comunque incassato per l’esercizio 2015 vale circa mezzo milione di euro. In ogni caso la partita dovrà essere chiusa nei prossimi mesi, perché alla fine dell’anno scadrà l’opzione d’acquisto offerta da Salt. Quest’ultima, ovviamente, mentre è obbligata a rilevare le circa 614 mila azioni al prezzo concordato di 5,20 euro per azione, può invece ignorare l’offerta delle altre 982 mila, su cui, se riterranno il prezzo conveniente, potrebbe manifestarsi l’interesse di altri attuali soci o del libero mercato.

Per quanto invece riguarda le azioni Spes, la Provincia ha preso atto – ma soprattutto ha voluto evidenziarlo agli organi di controllo con le due gare andate deserte – che non è possibile recuperare il valore patrimoniale del pacchetto detenuto: 125 azioni pari al 25% del capitale sociale messe a bilancio per circa 70 mila euro. Il problema non è tanto il valore delle quote, quanto il fatto che il compratore deve anche impegnarsi a coprire sia i 30 mila euro di oneri di gestione 2015 a carico della Provincia sia a versare 153 mila euro di contributo annuale per il funzionamento del Campus. La missione impossibile, insomma, era (e resta) quella di trovare un “benefattore” o un ente pubblico con floridi bilanci.

Il consiglio provinciale ha quindi preso atto che “occorre consentire la cessione anche ad un prezzo inferiore a quello risultante nel conto patrimoniale”. Comune di Savona e Camera di Commercio (che detengono anch’essi il 25% ciascuno delle quote di Spes) sembrano disposti a rilevare non più del 10% delle quote della Provincia, ma il restante 15% rischia in ogni caso di restare invenduto, anche riducendo il prezzo ad una somma simbolica. A preoccupare sono proprio i maggiori impegni in termini di contributo annuo alla gestione della società.

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