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Contromano in sella ad uno scooter rubato, non si era fermato all’alt perché “i freni erano rotti”: patteggia

A giudizio c'era un diciannovenne di origini sudamericane

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Savona. Ha patteggiato quattro mesi di reclusione e 80 euro di multa il diciannovenne originario dell’Ecuador, J.C.C.C., arrestato lo scorso 25 marzo dopo essere stato fermato in sella ad uno scooter, poi risultato rubato.

Il ragazzo, difeso dall’avvocato Claudia Olivieri, era finito a giudizio per direttissima e questa mattina il processo si è concluso con il patteggiamento. Il giudice gli ha anche concesso la sospensione condizionale della pena e la misura cautelare (l’obbligo di presentazione in Questura) è decaduta.

L’arresto del giovane era scattato intorno alle 2 di notte quando lui ed un amico hanno imboccato contromano via Chiabrera, la strada che passa dietro lo stadio Bacigalupo di Savona. Un comportamento che non era sfuggito ai poliziotti della Squadra Volante che in quel momento stavano pattugliando la zona di Legino.

Gli agenti avevano intimato l’alt ai due giovani a bordo dello scooter, un Gilera Typhoon, ma il diciannovenne alla guida, J.C. C.C., aveva tentato di superare comunque la vettura della polizia. Era stato grazie alla prontezza di uno dei poliziotti, che aveva aperto la portiera dell’auto, che i due giovani erano stati bloccati.

A quel punto il diciannovenne, che portava come passeggero un sedicenne marocchino, aveva spiegato di non essersi fermato “perché i freni sono rotti”, ma dalle verifiche effettuate dai poliziotti era emerso che l’impianto frenante non aveva nessun problema. Agli agenti erano bastati pochi secondi per rendersi conto che il motorino non aveva le chiavi inserite nel quadro ed aveva il manubrio leggermente storto (un segno che, probabilmente, qualcuno lo aveva forzato per togliere il bloccasterzo). Di qui il sospetto che fosse rubato che era stato confermato poco dopo quando il proprietario, un professionista savonese, era stato rintracciato ed aveva confermato che lo scooter era stato parcheggiato sotto casa dal figlio ed era sparito.

Per J.C.C.C. erano quindi scattate le manette con l’accusa di concorso in furto aggravato, mentre il minore era stato affidato ai genitori. Il diciannovenne sudamericano in aula si era difeso negando di aver rubato lo scooter: “Il motorino me lo ha dato un ragazzo che conosceva l’amico che era con me. Eravamo al porto e gli abbiamo chiesto di poter fare un giro. Subito non mi sono accorto che non c’erano le chiavi” aveva spiegato l’imputato.

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