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Concorso nella bancarotta di una società di Nucera e mediazione usuraria: chiesti 9 anni per un manager

A giudizio c'è il torinese Bruno Salidu, la sentenza attesa per il prossimo 20 giugno

Savona. Secondo l’accusa aveva svolto il ruolo di mediatore per far ottenere un maxi finanziamento ad una società dell’imprenditore Andrea Nucera, la “Marea Neagra” (poi fallita), ma poi aveva chiesto un compenso usurario. Per questo un manager torinese, Bruno Salidu, è finito a giudizio con le accuse di usura e concorso in bancarotta per distrazione. Per questa vicenda, stamattina, il pm Ubaldo Pelosi ha chiesto per lui una condanna a nove anni di reclusione e 12 mila euro di multa.

I legali del curatore fallimentare della Marea Neagra, gli avvocati Massimo Badella e Amedeo Caratti, hanno anche chiesto un risarcimento danni di 1,3 milioni di euro, la cifra che secondo la Procura la società di Nucera aveva versato come compenso per il mediatore. Al termine della discussione il processo è stato rinviato per repliche al 20 giugno.

Secondo l’accusa, Salidu, titolare di fatto della società “Eurofinance”, tra il dicembre del 2007 e i primi mesi del 2008, aveva svolto il ruolo di mediatore tra Nucera e la banca Unicredit per fargli ottenere un ingente finanziamento da 49 milioni di euro. In cambio però l’imprenditore cerialese gli avrebbe versato, a fronte di un prestito erogato dall’istituto bancario di 16 milioni di euro, un compenso di un milione e trecentomila, una cifra così ingente da essere ritenuta usuraria.

Dagli accertamenti degli inquirenti sarebbe anche emerso che quei soldi erano finiti sui conti del manager torinese attraverso “triangolazioni” illecite confluite in un conto svizzero e, quindi, in nero. Motivo per il quale la Procura gli contesta anche l’accusa di evasione fiscale. Per questa vicenda, nel 2013, Salidu era finito agli arresti domiciliari in esecuzione di un’ordinanza del gip del tribunale di Savona Emilio Fois, ma solo per il reato di usura (il giudice non aveva infatti ritenuto sussistenti le altre accuse per le quali l’uomo era rimasto indagato a piede libero).

Nei confronti di Salidu era inoltre scattato anche un sequestro di beni per un valore di un milione e trecentomila euro (la cifra che effettivamente Nucera avrebbe versato per la mediazione). Tra l’altro, nei confronti dell’imprenditore di Ceriale (tuttora latitante ad Abu Dhabi), già indagato per bancarotta fraudolenta, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte e reati tributari per una serie di fallimenti societari, nel contesto dell’inchiesta su Salidu era poi scattata una nuova contestazione di bancarotta fraudolenta proprio per il fallimento della “Marea Neagra”.

La “Marea Neagra” era la società del gruppo Nucera che seguiva una serie di attività immobiliari in Romania. L’importo utilizzato per pagare l’attività di mediazione di Salidu, secondo la Procura, proveniva proprio dalle casse della società e per questo motivo il manager torinese è stato accusato anche di concorso in bancarotta per distrazione.

Secondo quanto ricostruito dal pm Pelosi, Nucera aveva chiesto un prestito da 49 milioni di euro, ottenendone però “solo” 14. Una cifra che poi non era stata restituita ad Unicredit e che fa parte del maxi debito (si parla di circa 250 milioni di euro) che le società dell’imprenditore cerialese hanno accumulato con diverse banche dopo i vari crac che si sono registrati negli ultimi anni.

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