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Lettere al direttore

“Da cementopoli a profugopoli”: la riflessione di Massimo Arecco

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Una parte di quel mondo produttivo, per intenderci quello rappresentato da imprese poco avvezze a confrontarsi con il libero mercato, ma capace di tessere fruttuosi rapporti con la politica locale, fino a pochi anni orsono lucrava con facilità nel settore edilizio e degli appalti pubblici.
In un contesto economico di piena espansione cementizia poteva essere sufficiente intrattenere familistici e consolidati rapporti con l’assessore comunale di turno, a cui veniva assegnata la delega all’urbanistica, o ai lavori pubblici, per vedere garantito il rilascio della concessione per la realizzazione di un nuovo centro commerciale, piuttosto che per una lottizzazione residenziale, o per la creazione dell’ennesimo polo artigianale.

E’ noto che l’eccessiva facilità di alcuni nell’ottenere le cose, con il tempo, non ne sviluppa la capacità imprenditoriale, spegnendone l’inventiva, mentre scoraggia il diffondersi di una sana concorrenza.
A partire dal momento in cui uno dei tanti governi privi di legittimità popolare, succedutisi in Italia dal 2011 ad oggi, ha contribuito a trasformare l’intero settore immobiliare nel bancomat per le amministrazioni locali e per le finanze statali, il giocattolo si è rotto.

La conseguenza, per una parte di questi pseudo imprenditori, è stata quella di assistere, impotenti, ad un inarrestabile declino delle proprie attività economiche legate all’edilizia ed agli appalti pubblici.
Una dopo l’altra, un notevole numero di queste aziende, sparse sull’intero territorio nazionale, sono state ridimensionate, o hanno chiuso i battenti.

A questo punto, l’idea partorita da questi geni dell’economia e della finanza “de noantri”, o se preferite “fai da te”, è stata quella di legare la propria sopravvivenza al nuovo business mondiale: quello dei profughi e degli immigrati. L’evoluzione da “cementopolis a profugopolis” è avvenuta in un battibaleno:
– i denari elargiti da Roma, o dall’Europa, ci sono;
– il “materiale umano” su cui lucrare, purtroppo, non manca, anzi, abbonda;
– il personale da reimpiegare e riconvertire per svolgere il nuovo lavoro, legato alla filiera dell’assistenza, è facilmente reperibile nell’asfittico, odierno, mercato dell’occupazione.

Così si è potuti partire con tutta una serie di nuove “iniziative imprenditoriali”. Tempo fa leggevamo sui quotidiani, tra le numerose trascrizioni delle intercettazioni legate all’inchiesta su mafia capitale: “con gli immigrati si guadagna più che con la droga!”. E’ evidente la consapevolezza che il settore rende, e può rendere, in prospettiva, per davvero, anche gestendolo con metodi legali e leciti.

Tutti coloro che si oppongono al proliferare ed al diffondersi di questo tipo di nuova economia legata all’assistenza indiscriminata e alla sussistenza parassitaria, denunciando le storture che vengono provocate all’intero sistema produttivo nazionale e, peggio ancora, l’insorgere di problematiche sociali, sanitarie, dalle conseguenze inimmaginabili, vengono tacciati di razzismo, scarsa sensibilità, egoismo e chi più ne ha più ne metta.

A mio parere, quello che potrebbe verificarsi, in un futuro imminente, si è già visto nel passato.

Consiglio a tutti la lettura di un interessante libro il cui autore è uno storico di nome Alessandro Barbero, intitolato: “9 Agosto 378. Il giorno dei barbari”, edizioni Laterza, anno di pubblicazione 2005. E’ un testo che non parla di politica, ma ricostruisce avvenimenti realmente accaduti quasi duemila anni orsono, ambientati all’interno dell’impero romano.
Basta cambiare le date ed i nomi dei protagonisti, per scoprire cosa potrebbe accadere al Nostro paese ed all’intera Europa.
Auguro a Tutti una buona lettura!

Massimo Arecco
Segretario cittadino Lega Nord Savona

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