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Casa squillo scoperta a Savona, la maîtresse cinese resta in carcere foto

La donna è stata interrogata dal gip Filippo Maffeo

Savona. E’ stata interrogata questa mattina dal gip Filippo Maffeo la quarantacinquenne cinese, Wang Hong, arrestata l’altro ieri dalla polizia con l’accusa di sfruttamento della prostituzione e favoreggiamento della permanenza illegale nello Stato. Dopo averla ascoltata il giudice, che ha convalidato l’arresto, ha confermato la misura cautelare in carcere.

Secondo la ricostruzione dei poliziotti della squadra mobile, la cittadina straniera, che è assistita dall’avvocato Marco Pella, gestiva una casa squillo in via Nizza 52b ormai da due mesi. Le indagini sono partite in seguito ad alcune segnalazioni di residenti della zona insospettiti dall’insolito via vai di uomini dall’appartamento e gli agenti, coordinati dal sostituto procuratore Chiara Venturi, hanno così accertato che nell’alloggio si alternavano prostitute di origine cinese.

via nizza savona

Secondo la Procura, nella casa squillo si prostituivano quotidianamente due ragazze cinesi, che venivano “sostituite” ogni 20-30 giorni. La quarantacinquenne si sarebbe occupata in prima persona della “gestione” delle ragazze: curava gli annunci sulla carta stampata e su alcuni portali internet di incontri, rispondeva alle telefonate e comunicava le richieste dei clienti, le modalità con cui volevano essere accolti ed eventuali “desideri” particolari. Una volta al mese scendeva da Vercelli a Savona per ritirare il guadagno: nelle mani dell’organizzazione restava circa l’80% di quanto incassato.

E proprio in occasione di un “incasso” sono scattate le manette. Mercoledì Wang Hong è partita in treno da Vercelli insieme ad una connazionale, clandestina, una new entry per l’alcova savonese. I poliziotti hanno atteso che entrasse nell’alloggio per riscuotere l’incasso fermandola poi all’uscita: nella borsa aveva 5000 euro in contanti, in tagli da 10, 20 e 50 euro. Una vera e propria “mazzetta”, fasciata nella pellicola trasparente da cucina e poi ancora nascosta in fogli di giornale. Gli agenti intervenuti hanno denunciato in stato di libertà e successivamente espulso, per inosservanza alla normativa sul soggiorno, anche due donne cinesi presenti nell’immobile al momento dell’arresto.

In seguito all’arresto in flagranza sono scattate le perquisizioni a Savona e Vercelli, durante le quali sono emerse prove ritenute schiaccianti per gli inquirenti: tra cui ricevute di bonifici bancari, telefoni, agendine e altro denaro contante, spesso occultato come ad esempio 2000 euro nascosti in una cantina, fasciati da una maglietta blu.

Secondo la polizia la 45enne orientale gestiva l’attività illecita insieme a due italiani, residenti rispettivamente a Milano e Vercelli, che risultavano affittuari degli alloggi utilizzati come alcove: l’organizzazione “lavorava” a Vercelli e appunto a Savona, ma aveva in programma di espandere il “giro d’affari” ad altre località piemontesi.

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