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Piano Casa, i Verdi: “La parola ai Comuni. Un mese per evidenziare le situazioni critiche”

“Il Piano prevede la possibilità per tutti i Comuni di individuare le aree del proprio territorio che verranno escluse dalla sua applicazione"

Regione. “Speriamo che i Comuni mettano in evidenza i rischi relativi all’applicazione di norme già valutate in termini fortemente negativi dalla più importanti associazioni indipendenti che si occupano di salvaguardia dell’ambiente”.

Così i Verdi del ponente savonese (ma anche tutte le associazioni ambientaliste italiane e non solo) a proposito del Piano Casa approvato qualche mese fa dalla Regione.

“Il Piano – ricordano i Verdi savonesi – prevede la possibilità per tutti i Comuni di individuare, entro 60 giorni dall’entrata in vigore della legge, le aree del proprio territorio che verranno escluse dalla sua applicazione. Quindi manca esattamente un mese al 7 marzo ed è auspicabile che tutte le Amministrazioni mettano in evidenza i rischi relativi all’applicazione di norme già valutate in termini fortemente negativi dalla più importanti associazioni indipendenti che si occupano di salvaguardia dell’ambiente”.

Fai, Italia Nostra, Legambiente, Wwf e Lipu dichiarano che” le aree protette italiane non sono poi così protette: secondo i dati Istat l’indice di urbanizzazione delle aree sottoposte a vincolo paesaggistico è cresciuto del 4,7 per cento dal 2001, con 34.500 nuovi fabbricati ad uso abitativo”, che è “un dato preoccupante che indurrebbe a rafforzare il sistema di tutela garantito dalla legge e non piuttosto evaderlo o minarlo come sembra fare il nuovo Piano Casa della Liguria”.

Per i Verdi sono “lacrime di coccodrillo quelle versate da coloro che piangono disastri provocati da alluvioni e frane, dopo aver concesso un dissennato ulteriore consumo del suolo con cementificazione della delicata fascia costiera”.

I “Verdi” oggi auspicano “che tutti i Comuni deliberino l’esclusione di nuove edificazioni residenziali dagli ambiti di conservazione (Siti di Interesse Comunitario-Aree protette e altro) e da quelli con destinazione prevalentemente produttiva,incompatibili con funzioni residenziali; oltre alla salvaguardia di tutti quei beni facenti parte del patrimonio storico-monumentale. Il cambio di destinazione d’uso (leggi fienili e pollai trasformati in residenze) richiederà strade asfaltate e collegamenti alla rete fognaria con evidenti nuove impermeabilizzazione dei terreni.

Nessuno può valutare oggi il numero complessivo di queste trasformazioni ed il danno che inevitabilmente provocheranno nel corso degli anni, anche al paesaggio”.

“E’ arcinoto che sulla costa metà del patrimonio edilizio residenziale è costituito da seconde case occupate per poche settimane all’anno. Un patrimonio che deve essere in gran parte risanato e dal quale deriverebbe tantissimo nuovo lavoro per il settore dell’edilizia. La Regione dovrebbe deliberare per questa finalità un piano di incentivi economici e di agevolazioni fiscali in accordo con i Comuni. Questi sarebbero i veri provvedimenti orientati ad uno sviluppo sostenibile”.

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