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Tomaso Bruno, un anno da uomo libero dopo un incubo durato troppo fotogallery

La storia di due ragazzi finiti in carcere in India e poi assolti la mattina del 20 gennaio dell'anno scorso

Albenga. Cinque anni in un carcere indiano per una tragedia fatta passare per crimine, fra avvocati che mancano, scioperi, festività induiste, processi rinviati, ma adesso Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni sono liberi.

Tomaso Bruno Liberi Sentenza

Poi, il 20 gennaio di un anno fa, i giudici della Corte Suprema indiana ha annullato l’ergastolo cui erano stati condannati, in primo e secondo grado, per la morte dell’amico Francesco Montis, con cui Tomaso ed Elisabetta erano in viaggio nel 2010, quando il ragazzo sardo, venne trovato morto nella loro camera d’albergo durante il loro viaggio con tappa a Varanasi, in India.

Tomaso e Elisabetta da un anno sono liberi e lo ricorda giustamente con gioia la mamma del ragazzo di Albenga, Marina Maurizio: “Il 20 gennaio è e sarà una data indelebile della mia vita. È stato come rinascere e adesso a distanza di un anno leggendo tutti i  commenti ho riprovato le stesse emozioni di quella giornata meravigliosa. Le voglio ricordare con le parole di Adriano Sforzi perché sono, come sempre, quelle giuste…Ancora un grosso grazie a tutti per il sostegno, l’affetto, l’amicizia che mi avete dimostrato in quei lunghi e difficili cinque anni. Vi voglio bene”.

“Oggi. Ubriaco di felicità cammino da solo per una casa che contiene a stento la mia gioia. Non rispondo, non lavoro, non esisto, oggi. Guardo il soffitto e immagino: immagino Marina ed Euro e tutti gli amici che oggi sono ad Albenga, col cuore gonfio; immagino Camilla, che andrà in piscina anche oggi, figurati, ma nuoterà ridendo; i miei ragazzi, quelli del film, tutti, che oggi faranno più Cinema che mai.

E poi immagino oggi tutti quelli che hanno aspettato, tutti quelli che hanno contribuito, quelli che hanno offerto un sorriso in silenzio o un abbraccio caldo; e oggi penso anche a quelli che hanno avuto dubbi: ecco, oggi, vorrei solo abbracciarvi forte, tutti, tutti, tutti. Poi oggi immagino te Tommy, e quell’ultima volta che ci siamo visti: avevamo già dato i soliti 50 denari alla guardia per farci stare ancora un po’ insieme, il caffè bollente, fortunatamente, ero riuscito a versarlo per terra per non berlo stavolta (fa schifo il caffè indiano Tom, dovevo dirtelo) e i tuoi camminavano già verso l’uscita del carcere, con Marina che regalava caramelle ai poliziotti come se fosse Natale. Io ti guardavo in cerca di parole giuste, volevo metterti in tasca per portarti via da li, ma se ti chiamano Toro non è solo perché non ti sei mai buttato giù.

Allora sputai per terra, in quel posto maledetto. E andandomene ti giurai che non sarei mai più tornato li. Oggi mi guardo indietro come non avevo fatto quel giorno uscendo dal carcere, e vedo te che esci. Che sei Libero.
Siamo pronti Tom, ti aspettiamo a casa”. Così Adriano Sforzi regista di “Più libero di prima” che racconta la storia dei ragazzi reclusi in India, basato su lettere e riflessioni che Tomaso ha scritto in carcere.

Naturalmente contento anche Tommy. “Ho vissuto un anno fantastico con la mia famiglia, la mia Inter, gli amici di sempre che mi hanno sostenuto e mai fatto sentire solo in una storia che sapevo sarebbe finita bene”.

Così Romano Boncompagni, papà di Elisabetta: “Ormai avevamo perso ogni speranza, anche perché non abbiamo grandi mezzi, e senza mezzi in India è difficile è stato anche un grosso sacrificio. Basti dire che bisognava pagare per tutto, anche per andare a trovarla in carcere. Non voglio dire di più, ma questi sì: la giustizia indiana è un mistero. È stato tutto allucinante”.

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