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“Siamo dell’acquedotto, metta i soldi in frigo che si ossidano”: così derubavano gli anziani fotogallery

Ricorrevano a vari raggiri i quattro piemontesi di etnia sinti arrestati dai carabinieri: colpivano solo ultraottantenni

Savona. Si spacciavano per addetti dell’acquedotto, mostrando tesserini con la scusa di controllare la qualità dell’acqua. E con questo pretesto entravano in casa delle persone e le derubavano. E’ questa l’accusa con cui sono stati arrestati quattro nomadi sinti di nazionalità italiana, tutti residenti in Piemonte: si tratta di Edmar Agazzi, 25enne di Mondovì, di sua moglie Evelin Ballarin (26 anni, residente ad Asti), di suo fratello Pietro Logan Agazzi (32 anni, anche lui astigiano) e di Jacqueline Vezzoso, 25enne di Asti. Pietro Agazzi ha precedenti specifici, mentre gli altri tre sinti sono tutti incensurati.

truffatori sinti

Il gruppo si occupava come detto di truffe e raggiri ai danni di persone anziane e sole. Ad agire era quasi sempre una coppia composta da uomo e donna, per risultare più rassicuranti, mentre le vittime erano scelte con cura (tutte ultraottantenni). I due entravano in casa presentandosi come tecnici di gas, luce o acquedotto, e poi una volta in casa si appropriavano di denaro e oggetti preziosi con delle scuse. Una delle più utilizzate era quella di consigliare di tenere oro e monete in frigorifero “perché sennò si ossidano”: poco dopo, mentre uno parlava con l’anziano, l’altro ripuliva il frigo.

La refurtiva è stimata in circa 200.000 euro tra contanti e gioielli; colpi accertati ad Albissola Marina, Albisola Superiore, Livorno e Pisa, ma i carabinieri sono al lavoro per accertare l’eventuale coinvolgimento dei quattro anche in alcuni recenti furti a Celle Ligure. Dopo la denuncia dei colpi albisolesi, a fine 2014, i Carabinieri locali si sono messi subito al lavoro, e nel giro di poco hanno trovato elementi utili: l’indagine è andata avanti per qualche mese, fino a che il PM ha reputato sufficienti gli indizi a carico dei sinti per emettere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, eseguita ieri mattina in provincia di Asti.

“Questa operazione – è il commento del comandante dei Carabinieri di Savona, Alessandro Parisi – dimostra ancora una volta che il fenomeno dei furti che ha generato tanto allarme sociale, il che è legittimo, è comunque sotto controllo in provincia. I numeri dicono che sono in diminuzione nel savonese. L’azione di contrasto da noi svolta ha dato una risposta precisa: nessuno dice che i carabinieri non ci sono. Noi siamo sul territorio per prevenire questi reati, per pattugliare strade e controllare case, ma non si può avere un militare o un poliziotto fuori da ogni abitazione. Noi ci siamo, ma il territorio e grande e non si può tenerlo sotto controllo tutto in contemporanea“.

“Questi furti – ha continuato Parisi – sono quasi tutti mordi e fuggi: spesso entrano nelle abitazioni non dotate di difese passive come una porta blindata o dove si lasciano le finestre aperte per far uscire un animale. Chi commette questo genere di furti approfitta delle debolezze dei cittadini. Quasi tutti questi colpi sono commessi quindi da ‘trasfertisti’ che arrivano in provincia per commettere il furto e poi cambiare zona. Il nostro impegno è massimo sia per contrastare i reati consumati che per prevenire i furti. La legge dei numeri consegna numeri positivi sulla prevenzione e la diminuzione dei furti”.

Commenti

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  1. sudor
    Scritto da sudor

    In aggiunta il fare vedere le facce aiuterebbe altri cittadini che magari hanno subito lo stesso tipi di furto a riconoscerli e ad aumentare il numero di indizi. Piuttosto mettete i nomi “puntati” ma le facce ben visibili………
    In ogni caso: grazie grazie alle FFOO !!!

  2. Scritto da hadrianus

    Ma perchè non le fate vedere in faccia QUESTE ONESTE PERSONE che a sentir loro e certi politicanti che vanno in TV vengono in Italia perchè nei loro paesi c’è la fame ?.
    Fame di rubare, questo sì,ma di lavorare certamente NO.