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Savona, in piazza contro la chiusura del carcere: “Senza Sant’Agostino provincia meno sicura” fotogallery

Stamattina il sindacato della polizia penitenziaria ha manifestato in piazza Sisto contro la soppressione del carcere di Sant'Agostino

Savona. Se il carcere di Savona chiude, la città e tutta la provincia saranno meno sicure. E’ questo, in estrema sintesi, il messaggio lanciato dagli agenti della polizia penitenziaria e dai loro rappresentanti sindacali, che questa mattina si sono riuniti in piazza Sisto IV per manifestare contro la soppressione del carcere di Sant’Agostino disposta dal ministero di grazia e giustizia.

Savona, la protesta del Sappe contro la chiusura del carcere

A spiegare la situazione è Michele Lorenzo, segretario del Sappe (Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria), che spiega: “Il Sant’Agostino è chiuso. E’ stato soppresso e non conosciamo cosa accadrà in futuro. Stiamo vivendo una contraddizione assoluta. Di solito si dice che un carcere chiude quando si sa che nascerà un nuovo carcere. E’ un elemento fondamentale che in questo contesto manca. Ad oggi nessuno ci ha detto dove nascerà il carcere, quale Comune lo vuole, se nascerà in Valbormida o ad Albenga o a Savona. La cosa certa è che il carcere di Savona ora è chiuso”.

“Bene ha fatto il ministro a spingere per la costruzione del carcere e bene hanno fatto i parlamentari interessati a questo settore – prosegue Lorenzo – Ma male ha fatto il Comune a non rendersi conto che sta perdendo dei pezzi importanti del suo territorio che riguardano la sicurezza. Noi non ne facciamo una questione politica: il carcere non deve spingere le varie parti a scontrarsi per chi se lo prende. Il carcere è un elemento che deve unire tutte le componenti politiche”.

Di solito si associa la presenza di un carcere al concetto di criminalità e malavita, ma secondo Lorenzo è esattamente il contrario: un carcere, infatti, garantisce la presenza di un certo numero di rappresentati delle forze dell’ordine sul territorio. E non solo.

Savona, la protesta del Sappe contro la chiusura del carcere

“Con la chiusura del Sant’Agostino – spiega Enzo Coletto del Sappe – ora gli arrestati saranno trasferiti tutti a Marassi. Quindi le pattuglie di carabinieri o polizia di Stato che effettuano un arresto nella nostra provincia devono recarsi a Genova. Il tempo materiale necessario a preparare verbali e trasferire il detenuto in un’altra sede comporta il fatto che la città resta priva di una pattuglia”.

“Un detenuto costa allo Stato 160 euro al giorno – aggiunge Lorenzo – Il 60 per cento di questa cifra ritorna sul territorio in quanto la gestione del detenuto comporta tutta una serie di adempimenti. Quindi, già di per sé la presenza di un carcere comporta la presenza di risorse economiche di cui il territorio beneficia”.

Savona, la protesta del Sappe contro la chiusura del carcere

Secondo Lorenzo, il Comune di Savona si è impegnato assai poco per impedire che il Sant’Agostino facesse la fine che ha fatto: “Se l’amministrazione comunale (di qualunque appartenenza politica sia) conoscesse il concetto di sicurezza sicuramente si sarebbe battuta con ordinanze, interrogazioni, ordini del giorni per chiedere perché si sta chiudendo il carcere. Ciò non è avvenuto. Il risultato sarà che Savona avrà un primato unico: sarà l’unico capoluogo di provincia italiano a non avere un carcere”.

“Fino al 31 dicembre scorso – spiega Enzo Coletto del Sappe – il carcere ospitava 56 detenuti: di questi, 30 sono stati trasferiti a Marassi e gli altri a Sanremo. Ne restano solo 8, che tra oggi e domani andranno via. Attendiamo una risposta da parte del Comune e della Regione, dalle istituzioni che hanno il potere e il desiderio di fare qualcosa per la città, per i cittadini e per la sicurezza, elemento che in quest’ultimo periodo è molto mancato a Savona”.

Secondo Lorenzo, a fronte della chiusura del Sant’Agostino ben poco di chiaro si è detto a proposito della realizzazione di un’altra casa circondariale che ne compensasse la soppressione. Eppure ieri l’assessore ai servizi sociali di Savona Isabella Sorgini aveva rassicurato: la provincia di Savona avrà un nuovo carcere, e sorgerà in Valbormida:“Il ministro Orlando – ha detto ieri in consiglio comunale – ci ha garantito che ci sono i fondi per costruire un nuovo carcere, e che sono già disponibili e spendibili nel 2016“.

Il carcere però non sorgerà nel sito di Passeggi, da anni indicato come possibile nuova location, bensì in Valbormida: “Costruire a Passeggi sarebbe troppo costoso, soprattutto per via delle opere viarie necessarie”, ha spiegato Sorgini.

Savona, la protesta del Sappe contro la chiusura del carcere

Lorenzo non condivide l’ottimismo di Sorgini: “Qua stiamo rasentando il ridicolo. Io sono abituato a parlare quando ho contezza di quel che dico. L’assessore Sorgini ieri ha parlato senza sapere quello che stava dicendo, forse perché è abituata in questo modo. Gli amministratori hanno idea di quello che stanno dicendo? Sanno che significa la parola ‘sicurezza’ o parlano di carcere solo perché lo collegano alla figura del detenuto? Isabella Sorgini ha detto che i fondi per la costruzione del carcere in località Passeggi non bastano. Ha parlato senza sapere che tipo di progetto c’è, senza sapere quali sono e quanti sono i soldi stanziati dal ministero e ha puntato sull’edificazione del nuovo carcere in Valbormida. Ci chiediamo con chi abbia stabilito questo. Lei da sola? Non credo”.

“L’assessore deve incontrare l’amministrazione, deve capire quanti sono i soldi, qual è il progetto. Non si può gestire un territorio, non si può gestire un Comune senza sapere quello che accade. Secondo me Isabella Sorgini e quelli che non conoscono il concetto di sicurezza non devono nemmeno sedere su quelle poltrone che occupano. Sarebbe ora che chi parla senza progetti se ne stia a casa. Farebbe cosa gradita, specialmente alla sicurezza”.

Savona, la protesta del Sappe contro la chiusura del carcere

In piazza con la polizia penitenziaria c’erano anche alcuni rappresentanti di centro-destra, il consigliere comunale Alessandro Parino, ma anche il capogruppo di Forza Italia in Regione Angelo Vaccarezza che a proposito della soppressione del Sant’Agostino osserva: “E’ l’ennesimo scandalo del centro-sinistra. Dopo aver tentato invano di chiudere la prefettura, ora il Governo cancella una struttura che pur non al massimo della sua operatività è comunque un importante punto di riferimento di questa provincia. La chiusura di una struttura di detenzione tout court non è pensabile se non è supportata da un progetto sostitutivo adeguato. Quindi finanziamenti pronti, piani di lavoro, autorizzazioni, ma soprattutto un luogo certo dove possa nascere. Questa è la risposta che vogliamo da chi invece di risolvere un problema lo moltiplica. Savona ha dei primati: è l’unico porto con due miliardi di investimenti a cui hanno tolto l’autorità portuale e ora è l’unico capoluogo di provincia (che naturalmente ha un tribunale) a cui hanno chiuso il carcere. Questa è la programmazione del Pd”.

Ma la cosa peggiore è un’altra: “Un altro progetto c’era. Sono stati spesi 800 mila euro a Passeggi. Di questo progetto non si sa più niente: non si sa quanto costi in effetti realizzarlo, non si sa quanti soldi in effetti verranno stanziati per fare un altro carcere al posto di Sant’Agostino ma si sa che il Comune di Savona dice che non bastano. Faceva prima a dire che loro il carcere non lo vogliono, piuttosto che dire che non bastano senza avere un dato. E poi entro giugno bisognerebbe spendere questi teorici 25 milioni di euro per realizzare un carcere in Valbormida. Il sindaco di Cairo dice che si farà all’interno della scuola penitenziaria, ma è sbagliato: la scuola non va bene, deve rimanere ed è inadeguata per avere un carcere. Quindi quello che non è stato fatto in 12 anni noi dobbiamo credere succederà in cinque mesi? Non succederà mai”.

Savona - vaccarezza visita carcere

Per Vaccarezza la situazione è chira: “Semplicemente si è chiuso il carcere di Savona, non si avrà un’alternativa al carcere di Savona e quando polizia e carabinieri dovranno portare qualcuno in galera, se partiranno da Alassio, dalla Valbormida o da Urbe dovranno fare quattro volte i chilometri che facevano prima. Una pattuglia starà fuori un turno intero per andare a portare una persona in carcere sguarnendo il territorio, quindi la provincia sarà meno sicura. Avremo un carcere lontano: chi dovrà lavorarci farà molti chilometri per raggiungerlo e dove chi è detenuto vedrà la famiglia una volta di meno perché i parenti dovranno fare troppa strada per arrivarci”.

“Abbiamo tolto un servizio in cambio di nulla. Anzi, in cambio di una cosa: minore sicurezza. Perché meno forze dell’ordine sul territorio vogliono dire meno sicurezza. Questo è il risultato finale. Però ci viene detto dove non sarà ma ci viene promesso che sarà in Valbormida. E’ una promessa a cui non possiamo credere, a cui non crediamo e speriamo che prima o poi smettano di crederci anche i savonesi. Savona ha bisogno e merita di rinascere. Anche attraverso il potenziamento della sicurezza. Sicuri. Una volta per tutte”.

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