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Savona 2016, Di Tullio: “Se perdo le primarie tolgo il disturbo e torno a lavorare”

Il vicesindaco tenta la carta dell'ultimatum e chiarisce: "I 45 firmatari non sono miei sostenitori, ma sono fiero di loro"

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Savona. 45 firme per chiedere che il candidato sindaco del Pd non sia scelto dalla segreteria ma attraverso le primarie aperte. Sono arrivate nella convulsa giornata di ieri, mentre ci si preparava alla prima “uscita pubblica” di Cristina Battaglia, proprio la persona scelta in teoria da Fulvio Briano e dal Pd provinciale per tentare di “bypassare” la consultazione.

L’idea di un candidato calato dall’alto, però, non è piaciuta a molti all’interno del partito, tanto che ieri appunto è scattata una raccolta firme per chiedere le primarie. Quarantacinque quelle raccolte, più della metà dell’assemblea comunale del Pd: a trarre maggior vantaggio da questa mossa, ovviamente, il vicesindaco uscente Livio Di Tullio, che da tempo ha messo in campo la propria candidatura e ora “non ci sta” a farsi da parte a favore della “genovese” Battaglia.

Da tempo il vicesindaco punta la sua campagna proprio sul contatto con la gente (ieri era uno dei pochi assenti all’incontro con la Battaglia perché, ha fatto sapere, era “a parlare coi cittadini”). E forse proprio per questo Di Tullio invoca da tempo le primarie, per poter giocare le sue carte e tentare di dimostrare ai vertici del partito che la sua popolarità, a Savona, è ancora forte. Ma i 45 firmatari, chiarisce, non sono “suoi sostenitori” bensì “45 cittadini savonesi che non tollerano l’idea che il candidato sindaco di Savona possa essere deciso tra pochi, tra Savona e Genova, senza il coinvolgimento della città e di tutti i cittadini che vorranno risconoscersi in lui o in lei, esattamente come prevedono le regole e lo spirito del PD. Non sono miei ‘fedeli’, ma lasciatemi essere fiero di loro”.

Se i continui appelli di Di Tullio, o le firme di ieri, riusciranno o meno a convincere il Pd provinciale a ricorrere alle primarie è ancora un punto interrogativo. Il vicesindaco, però, va dritto per la sua strada: “Per quanto mi riguarda nei prossimi giorni cercherò le firme necessarie a presentare la mia candidatura alle primarie“. E se ieri Battaglia, a chi le chiedeva se rimarrà in campo anche in caso non si ala candidato sindaco, rispondeva di dover valutare, Di Tullio invece ha le idee molto chiare: “Se perderò le primarie darò una mano a chi le vincerà prima di togliere il disturbo e tornare al mio posto di lavoro“.

O candidato sindaco, o tornerà a fare il dipendente del patronato Cgil: questo l’ultimatum di Di Tullio. Chissà se basterà per convincere il partito a puntare su di lui, o se al contrario si sceglierà di svoltare totalmente perdendo una figura che, nel bene e nel male, è stata la più forte a livello mediatico e decisionale nella giunta Berruti degli ultimi anni.

Commenti

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  1. Scritto da hadrianus

    Bella battuta – Ma prima che lavoro faceva questo ” politico ” ?

  2. Scritto da SalvaB

    Ma al patronato Cgil non hanno già abbastanza problemi?

  3. Scritto da mario58

    SPERIAMO!!!!! Dispiace solo chi se lo dovrà assumere!!!