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Rapina a casa dell’avvocato Roseo: due condanne, assolto il giovane accusato di essere il basista foto

Il pm aveva chiesto tre condanne, ma il Collegio ha assolto Anselmo Graziano e condannato Andrea Chimenzo e Erjon Hoxhaj

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Savona. Condannati i presunti autori materiali della rapina, assolto il giovane accusato di essere il “basista”. E’ la sentenza del processo per la rapina a casa dell’avvocato savonese Emi Roseo avvenuta nel febbraio 2012.

Questa mattina il collegio del tribunale, dopo che il pm Daniela Pischetola aveva chiesto tre condanne (per una pena complessiva che superava i sedici anni di reclusione), ha deciso di condannare due dei tre imputati. Si tratta di Andrea Chimenzo al quale è stata inflitta una pena di otto anni di reclusione e 2500 euro di multa (7 anni e sei mesi per la rapina e sei mesi per l’accusa di lesioni verso il legale) e Erjon Hoxhaj, di nazionalità albanese, condannato a quattro anni e dieci mesi di reclusione (per la rapina e per le lesioni verso la figlia dell’avvocato Roseo). I giudici hanno invece assolto dall’accusa di rapina (“per non aver commesso il fatto”) Anselmo Graziano (figlio della donna delle pulizie che aveva accesso all’alloggio dell’avvocato), che era accusato di essere stato il basista del gruppo. Il giovane è stato invece condannato a 30 euro di multa per un episodio di minacce nei confronti del figlio dell’avvocato Roseo avvenuto nell’aprile del 2012 all’interno del locale (un episodio che era emerso nel corso delle indagini, ma che non era connesso alla rapina).

Chimenzo e Hoxhaj sono anche stati condannati al pagamento di un risarcimento danni in solido di 34 mila euro (il primo anche di ulteriori 1000 euro per le lesioni) a favore dell’avvocato Roseo, che si era costituito parte civile con l’assistenza della collega Simona Poggi.

Secondo la ricostruzione della Procura, la professionista savonese e la figlia allora quattordicenne per quasi venti minuti erano state tenute in ostaggio dai rapinatori nella casa di via Famagosta. I banditi si erano poi fatti aprire la cassaforte ed avevano rubato tutto il contenuto. Secondo quanto ipotizzato dagli inquirenti il colpo sarebbe stato organizzato da Andrea Chimenzo che l’avrebbe messo a segno con l’aiuto dei due albanesi: Erjon Hoxhaj, che sarebbe entrato con lui nell’appartamento, e Dimitraq Kalemai (giudicato separatamente perché irreperibile), che invece sarebbe rimasto in strada, a fare da palo.

Graziano invece sarebbe stato il basista del gruppo che, secondo la squadra mobile, avrebbe dato informazioni preziose (ad esempio sulla presunta presenza di soldi e preziosi nella cassaforte e sulle abitudini di Emi Roseo e dei suoi familiari) all’amico Chimenzo.

Quel giorno, i rapinatori avevano aspettato che l’avvocato tornasse a casa dalla passeggiata che tutte le mattine faceva con il cane, poi intorno alle 7,45 era scattato l’assalto. Secondo l’accusa Hoxhaj aveva tenuto ferma sul letto la figlia del legale, mentre Chimenzo, armato di un coltello, si occupava della professionista e di svuotare la cassaforte.

Ad incastrare i presunti autori della rapina, oltre agli accertamenti della polizia, erano state anche le telecamere della zona, in particolare quelle della sede de “La Destra”, che li avevano filmati mentre si aggiravano davanti al palazzo di via Famagosta dove abita l’avvocato.

Immagini che secondo i difensori, gli avvocati Marco Ballabio, Vito Anobile (oggi sostituito dal collega Alfonso Ferrara), invece non erano decisive perché, come stabilito in una perizia antropometrica, “la qualità del video è troppo bassa per consentire di ottenere dei riscontri utili ad identificare i soggetti ripresi”.

L’avvocato Rocco Varaglioti, difensore di Graziano, che nella sua arringa aveva sottolineato con decisione come gli elementi contro il suo assistito fossero “deboli”, ha commentato così la sentenza: “Sono molto soddisfatto dell’esito del processo. Ritengo che gli indizi a carico del mio assistito fossero davvero insussistenti e quindi non possiamo che accogliere positivamente questo proscioglimento”.

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